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Quando Salvini era a favore delle droghe leggere

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Solo gli stupidi non cambiano mai idea, e senza dubbio Matteo Salvini stupido non è. Anche perché dopo aver fiutato il vento elettorale ha deciso di iniziare la solita inutile battaglia: quella contro i negozi che vendono la cannabis light. Inutile perché danneggia imprenditori onesti (che magari hanno hanno pure un fido bancario sul groppone) e perché la cannabis light è legale. Il ministro dell’Interno però sa che la battaglia contro “la droga” paga sempre. Soprattutto perché quella contro i negozi di cannabis legale è facile, veloce, di sicuro impatto.

La grande confusione che sta facendo Salvini sulle droghe leggere

Infatti a meno di 24 ore dall’annuncio fatto ieri in conferenza stampa il Questore di Macerata ha fatto chiudere tre negozi che vendevano cannabis legale. Non “cosiddetta legale” come scrive il ministro su Facebook ma proprio legale. Perché in base alla legge 242 del 2016 è legale coltivarla e – secondo la IV sezione della Corte di Cassazione – è lecito pure venderla. Ancora più interessante: il Questore di Macerata avrebbe agito ancora prima che il Viminale emanasse la direttiva perché Salvini ha scritto solo poche ore fa che «oggi stesso manderò una direttiva con questa indicazione».

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Salvini poi è passato all’attacco con la tipica tattica di confondere i piani del discorso. Il bersaglio è il senatore M5S Matteo Mantero che ha presentato un Ddl per la liberalizzazione della marijuana. Un conto è la normativa che regola la produzione e la vendita di Cannabis Light un contro invece è la proposta di legge di liberalizzazione sulle droghe leggere. Light e leggere in questo caso non hanno il medesimo significato.

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Come non ha alcun senso paragonare la battaglia contro i negozi di cannabis light ai clan mafiosi o alle organizzazioni criminali che vendono droga. Il ministro però sa che su certi argomenti fare di tutta l’erba un fascio e alzare il classico polverone della misinformazione aiuta a volare nei sondaggi. In fondo chi è che non è contro “la droga”? E poco importa se alla fine le colossali operazioni salviniane come quella dei controlli a tappeto nelle scuole sono stati un fallimento clamoroso (e costoso).

Quando Salvini era statalista e a favore della liberalizzazione delle droghe leggere

Ma Salvini, dicevamo, non è stupido. E per questo ha cambiato idea. Raccontano le cronache che nel lontano 1998 il giovane esponente della Lega Nord Matteo Salvini disse durante un’intervista al Sole delle Alpi: «Noi ci rapportiamo alle tematiche classiche della sinistra, dalla forte presenza statale alla liberalizzazione delle droghe leggere». Ancora qualche anno fa (nel 2014) Salvini ormai già leader della Lega se ne uscì con un interlocutorio «parliamone» che in studio a Omnibus era stato interpretato come un’apertura alla liberalizzazione delle droghe leggere. In realtà Salvini parlava molto più probabilmente della riapertura delle case chiuse, un tema sul quale è tornato anche di recente perché «fino a prova contraria il sesso fatto in maniera intelligente non fa male, le droghe sì».

E non è certo l’unica cosa su cui Salvini ha cambiato idea da quando era giovane. Ieri sera a Otto e Mezzo (ma l’aveva ripetuto già in altre occasioni) Salvini ha detto che i centri sociali sono un pericoloso covo di violenti e che andrebbero rasi al suolo come i campi Rom. Nel 1994 però, si legge nel libro “Il Militante” di Alessandro Madron e Alessandro Franzi, quando Salvini fece il suo primo intervento in consiglio comunale a Milano lo fece per difendere il Leoncavallo: «i centri sociali ci si trova per discutere, confrontarsi, bere una birra e divertirsi i violenti sono pochi, i più non prenderebbero mai in mano un sasso o una spranga». Come si cambia quando si sa qual è il tuo elettorato e sai sceglierti il “nemico” giusto.

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