Opinioni

Perché zio Giletti vuole tanto bene a papà Salvini

Il Fatto Quotidiano torna oggi sullo strabordare di Matteo Salvini in tv certificato dall’AGCOM, che ha censito cento ore di presenze del leader della Lega sulle televisioni italiane, superiori a quelle del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. E lo fa dando la parola a Lucia Annunziata, che sfotte “zio” Massimo Giletti per la confidenza con Mirta, la figlia del Capitano spesso esibita sui social network a scopo di propaganda politica.

Io forse conduco la più impopolare delle trasmissioni tv, visto che quest’anno non abbiamo avuto né Salvini né gli altri leader. Il leader della Lega si porta dietrola considerazione di uno che fa ascolti. In realtà mi sembra una illusione e anzi, credo che da questo punto di vista Salvini, come i suoi colleghi, soffra di grande usura dovuta al suo protagonismo, dunque non sono questi ospiti a far crescere lo share. C’è poi una quota di giornalisti talmente appassionata a Salvini da diventarne talvolta zii della figlia (il riferimento è a una battuta in studio di Massimo Giletti, ndr), in un momento in cui le tv private puntano molto sull’informazione politica e Mediaset mi sembra tornata “in ballo”.

Purtroppo mi sembra improbabile che qualcuno, tantomeno l’Agcom, possa intervenire sullo squilibrio delle presenze dei leader, neanche in Rai. Torniamo sempre lì: aspettiamo una riforma del servizio pubblico per togliere di mezzo i partiti e invece l’unica riforma che si è vista in questi anni è quella renziana, che ha aumentato i poteri del governo.

salvini giletti draghi

E questa passione nei confronti di Salvini è certificata dallo stesso Giletti, sempre sul Fatto:

In tv certi soggetti sono seguiti anche da chi non li ama. E con Salvini è così, ha una potenza comunicativa evidente. Lui e Renzi sono gli animali televisivi più forti,perché riescono a eludere le domande pericolose e hanno la capacità di sorridere, di usare l’ironia. Salvini poi ci mette quella “linguistica pancistica” per cui gli spettatori si immedesimano in lui. Quando scelgo gli ospiti rispondo solo al mio senso di responsabilità e, ovviamente, al criterio degli ascolti.

Posso assicurare che Cairo non mi ha mai imposto nulla e con questa libertà faccio il mio lavoro: se un politico funziona di più, ho più voglia di portarlo in studio anche per il tipo di interviste che facciamo, che hanno delle digressioni simpatiche e richiedono una certa disponibilità dell’intervistato. Dopodiché le critiche ci stanno. Mi hanno messo in croce per aver salutato la figlia di Salvini, ma era una semplice battuta: non credo che sarebbe successa la stessa cosa se avessi salutato la figlia della Meloni o di Zingaretti.

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