Economia

Perché non arrivano i soldi della Cassa Integrazione in deroga

Oltre 300 mila domande di cassa integrazione in deroga, ma finora ne sono state pagate solo una su 5. Intanto nel Decreto Rilancio potrebbe essere prolungata di 3 settimane anziché 9 per mancanza di copertura

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Sono oltre 300 mila le domande di cassa integrazione in deroga, ma finora ne sono state pagate solo una su cinque. Penalizzati i lavoratori di commercio e piccole aziende. Secondo le Regioni invece ne sono stati pagati solo il 9%. Dopo il decreto Cura Italia sono arrivate richieste da 9,1 milioni di lavoratori. Ma solo 6,2 milioni sono stati soddisfatti con la CIG. Oltre 3 milioni sono senza stipendio da due mesi. Tra questi i più penalizzati proprio quelli finiti nel ciclone della Cig in deroga: soldi dello Stato, ma meccanismo affidato alle Regioni.

Perché non arrivano i soldi della Cassa Integrazione in deroga

Spiega oggi Repubblica che capire dove si inceppa il cammino di una domanda per la Cig in deroga non è semplice. All’indomani del Cura Italia (17 marzo) ogni Regione ha fatto accordi quadro con le parti sociali: 21 documenti.

Da quel momento, via alle domande delle aziende alle Regioni, dopo aver informato i sindacati, senza bisogno di accordi: unica semplificazione di questa fase. Le Regioni poi hanno controllato, “decretato” le domande e spedite a Inps. Tutto liscio? No. Da una parte le imprese, specie quelle piccole, sono inciampate in una procedura inedita e mille domande: posso metterci un lavoratore in somministrazione? E uno a chiamata? Molte si sono scordate di allegare il modulo SR41, con i nomi e soprattutto l’Iban dei dipendenti per l’accredito dei soldi. E le Regioni? Altrettanto spaesate. Il Piemonte ha dovuto richiamare in servizio un pensionato che si ricordava come si fa.

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I dipendenti della Regione Sicilia hanno rivendicato 10 euro in più per ogni pratica. La Lombardia ha dovuto aggiornare – tra l’1 e il 15 aprile – il sistema informatico, ritardando l’immissione delle domande e innescando una dura querelle politica col governo, reo di non pagare in tempo. Ricevendo per contro critiche per una lentezza sospetta, esasperata per lamentarsi e così occultare le falle nella fase acuta dell’epidemia. Fatto sta che alle Regioni sono arrivate 472 mila domande per 1,3 milioni di lavoratori (dati raccolti da Uil). Ma Inps ne segnala solo 305 mila per 641 mila lavoratori. Di chi è la colpa? Chi è in ritardo nel lavorare le pratiche: l’Inps o le Regioni?

Il quotidiano spiega anche che su 6,1 milioni di lavoratori che hanno chiesto la Cig ordinaria o l’assegno ordinario 5,5 milioni hanno i soldi in tasca grazie all’anticipo delle loro aziende.

L’Inps ha pagato i 600 mila restanti, ma su 3 milioni di sua spettanza: il 20% appena. Inps contesta questa lettura: abbiamo pagato 600 mila su 1 milione, degli altri 2 milioni non conosciamo l’Iban. Insomma le domande sono sbagliate o incomplete del modulo SR41. Per la Cig in deroga i numeri poi sono impietosi come detto: 122 mila lavoratori pagati su 641 mila. Le Regioni dicono: 122 mila su 1,3 milioni. Inps ora prova a velocizzare: se l’Iban è errato, farà un bonifico domiciliato alle Poste e manderà un sms al lavoratore per avvertirlo. Prima di andare allo sportello – non il massimo in fase di distanziamento fisico – dovrà aspettare la lettera di Poste.

La CIG in deroga che non arriva e il prolungamento

Intanto nel decreto Rilancio secondo la Ragioneria dello Stato la cassa integrazione potrebbe essere prolungata di 3 settimane anziché 9 per mancanza di copertura. Fonti del ministero del Lavoro assicurano però che questa obiezione sarebbe già stata superata e l’aumento a 18 settimane (costo 14 miliardi) ci sarebbe. Francesco Manacorda affonda il coltello sul conflitto Regioni-INPS:

Le Regioni, che hanno voluto mantenere la competenza sulla Cassa in deroga, polemizzano con l’Inps che a loro dire non sarebbe abbastanza rapido. L’Inps – che non ha probabilmente avuto la forza di spiegare al governo che la strada scelta non era la migliore – rovescia la colpa sulle amministrazioni locali. Allo stesso modo governo e banchieri si rimpallano a vicenda la responsabilità dei soldi che non arrivano alle imprese. Nodi da dipanare.

Il passaggio che potrebbe risolvere alcuni di questi problemi – il cosiddetto decreto aprile – si avvia ormai a metà maggio, mentre le forze politiche non riescono a trovare una strada comune per aiutare di più e meglio le imprese e i loro lavoratori: i calcoli preelettorali si confondono con quelli economici. Non è un buon segno e soprattutto non è un lusso che ci possiamo permettere: l’Italia che cerca di uscire dalla pandemia dovrà fare di tutto per non precipitare in una crisi che affondi del tutto le imprese e i loro lavoratori.

quanto ci perdono i dipendenti con la cassa integrazione
Quanto ci perdono i dipendenti con la cassa integrazione (fonte: Fondazione Studi Consulenti del Lavoro)

Intanto ci sono testimonianze della situazione di chi è in attesa: «Il datore di lavoro, che ci ha pagato a fatica i pochi giorni di stipendio maturato a marzo, ha fatto la richiesta all’Inps per quella in deroga producendo, insieme a noi, tutta la documentazione necessaria. Ma al momento qui, e a casa delle altre colleghe, non si è visto neanche un euro. Il principale sta predisponendo le misure per la riapertura del negozio, però nessuno è in grado di assicurare se e quando succederà». Frizioni anche sul reddito di emergenza, con il Pd fermo su 2 mesi una tantum e i grillini tentati da una nuova misura strutturale e comunque attestati su 3 mesi. Il nodo delle settimane di proroga della cassa integrazione resta: i grillini ne volevano altre 9 (in totale 18), il Tesoro ha detto 12 in tutto, cioè solo altre 3 in attesa di ulteriori necessità.

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