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Perché la proposta di Luigi Di Maio non abolisce nessun vitalizio

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«Il Presidente dell’INPS Boeri ha ritrattato l’appoggio alla nostra proposta sul taglio delle pensioni ai parlamentari. Telefono rovente eh?»: Luigi Di Maio se la prende spesso con le presunte fake news che lo coinvolgono ma il suo rapporto con la realtà continua ad essere sempre più difficile. Ieri in un tweet e in un post sul blog di Beppe Grillo ha accusato il presidente dell’INPS Tito Boeri di aver ritrattato l’appoggio alla loro proposta sul taglio delle pensioni ai parlamentari e ha completamente inventato una presunta telefonata che avrebbe ricevuto da qualche misteriosa entità (i Poteri Forti?) che gli ha fatto cambiare idea.
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Perché la proposta di Di Maio non abolisce nessun vitalizio

In realtà tutto ciò è frutto dell’immaginazione di Di Maio e del difficile rapporto di comprensione del testo del MoVimento 5 Stelle. I grillini hanno parlato del fatto che Boeri sostenesse la validità della proposta del MoVimento 5 Stelle sulle pensioni ai parlamentari in base a uno spezzone di intervista del presidente dell’INPS a Piazzapulita. In quell’intervista in realtà Boeri dice: «Io penso che bisogna intervenire su questa questione dei vitalizi una volta per tutti indipendentemente dal fatto che ci sono le elezioni, è un problema che va affrontato». E poi: «Certamente è possibile intervenire sui regolamenti senza fare una legge». Di cosa sta parlando Boeri? Preliminarmente bisogna ricordare per la miliardesima volta che il vitalizio propriamente detto è stato abolito dal 2012 che ha introdotto il metodo di calcolo contributivo: oggi il diritto al trattamento pensionistico si matura al conseguimento di un duplice requisito, anagrafico e contributivo. Pertanto, il parlamentare ha diritto alla pensione dopo avere svolto il mandato parlamentare per almeno 4 anni e mezzo e una volta compiuti 65 anni di età. Inoltre il 15 settembre – data fatidica a partire dalla quale secondo il MoVimento “scattano i vitalizi” – i deputati e i senatori non matureranno una pensione anticipata ma il diritto ad incassare l’assegno pensionistico una volta compiuti i 65 anni di età.

E fin qui ci siamo. Perché Boeri avrebbe ritrattato, secondo Di Maio? La pietra dello scandalo è questa dichiarazione all’agenzia di stampa ANSA di ieri:

La proposta del Movimento 5 stelle sui vitalizi dei parlamentari “non interviene su quelli in essere e quindi i risparmi sono molto contenuti”: il presidente dell’Inps Tito Boeri commenta le affermazioni di esponenti del Movimento sulla sua posizione sulla proposta dicendo di averla vista “solo oggi”. Intervenendo solo sugli attuali parlamentari, quelli che devono ancora percepire il vitalizio – ha spiegato – ci si concentra solo su quella parte dei parlamentari che ha già subito delle riduzioni e non su coloro che da anni percepiscono vitalizi molto alti. Questo penso sia un limite molto forte”. Boeri sottolinea che la proposta “sembra scritta molto in fretta”.

Cosa sta dicendo Boeri? Il presidente dell’INPS sta spiegando che la proposta di Di Maio non abolisce nessun vitalizio perché non interviene su quelli che sono attualmente percepiti. Il che non solo è verissimo, ma è anche uno dei cavalli di battaglia dello stesso Boeri che da anni invece sollecita al parlamento – e su questo è osteggiato dalla maggioranza – una riforma di un diritto acquisito: per gli ex parlamentari sono in pagamento 2.600 vitalizi per una spesa di 193 milioni nel 2016, circa 150 milioni superiore rispetto ai contributi versati.

La proposta di Di Maio e quella di Boeri

Ora, a parte che Boeri nel video tratto da Presa diretta sta dicendo che è possibile intervenire attraverso il regolamento della Camera senza che ci sia bisogno di fare una legge, il che non solo è vero ma è anche la dimostrazione del fatto che anche quello che Boeri ha successivamente detto all’ANSA è vero: la proposta di Di Maio non abolisce i vitalizi oggi in essere perché per quelli ci vuole, invece, una legge. Secondo Boeri, infatti, se è possibile modificare gli assegni dei parlamentari attraverso il regolamento della Camera, diventerebbe più complicato se venissero equiparati ad altre pensioni e accumulati a quelli di altre gestioni previdenziali. Per farlo, servirebbe una norma di legge, oltre che una specifica gestione presso l’Inps o qualche cassa ad hoc dove accreditarli: nella loro proposta, i 5 Stelle non affrontano il nodo, ma lo rimandano ai questori delle Camere e a successivi decreti attuativi. Ma soprattutto l’INPS di Boeri nel 2015 in un rapporto intitolato “Non per cassa, ma per equità”, ha proposto di creare un Sostegno di inclusione attiva per gli ultracinquantacinquenni, finanziato attraverso i tagli ai vitalizi di 250mila pensionati d’oro. La proposta dell’INPS pubblicata sul suo sito prevede : un «reddito minimo garantito» di 500 euro (400 € nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultra 55enne. Piano, finalizzato al reinserimento lavorativo, finanziabile con gli 1,2 miliardi che deriverebbero dalla rimodulazione delle prestazioni assistenziali percepite al di sopra dei 65 anni di età da quel 10% di popolazione che percepisce redditi più elevati, circa 230 mila famiglie.

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La riforma delle pensioni – Modello Boeri (Corriere della Sera, 6 novembre 2011)

La proposta normativa consiste nell’istituire un reddito minimo garantito pari a euro 500 € (400€ nel 2016 e nel 2017) al mese per una famiglia con almeno un componente ultracinquantacinquenne. Il trasferimento,che prende il nome di Sostegno di Inclusione Attiva per gli ultracinquantacinquenni (SIA55), prende come riferimento la famiglia, intesa come nucleo che condivide la stessa abitazione. Nel caso in cui nel nucleofamiliare vi siano altri soggetti oltre all’ultra55enne, l’ammontare della prestazione è pari all’importo per unsingle (500€) moltiplicato per la scala di equivalenza OCSE Modificata, che tiene conto delle economie discala che si raggiungono condividendo la stessa abitazione. La famiglia di riferimento è il nucleo allargato così come definito ai fini ISEE (articolo 3, D.P.C.M. n. 159 2013). Questo significa che non solo l’ultra55enne, ma anche eventuali figli disoccupati beneficiano del trattamento.
Esempio

Consideriamo una famiglia con 2 soggetti adulti, di cui uno con più di 55 anni. Poiché il parametrodella scala Ocse Modificata per questa tipologia familiare è pari 1.5, tale famiglia avrebbe diritto a unreddito minimo pari a 500×1.5, ovvero 750€ al mese. Ora, se la somma dei redditi da lavoro mensilidi queste due persone fosse pari a 500€ al mese, il valore della prestazione ricevuta ammonterebbe a250€.

Il reddito familiare di riferimento misura il potenziale economico della famiglia nel suo complesso. Tale aggregato è pari all’ISE-reddito prima di tutte le deduzioni e detrazioni previste dalla normativa. Inoltre, per discriminare tra il tenore di vita delle famiglie affittuarie rispetto alle famiglie proprietarie di un immobile adibito a prima casa, il reddito familiare così ottenuto è maggiorato di un ammontare pari al valore della componente abitativa delle linee di povertà assoluta calcolate dall’Istat qualora la famiglia risulti titolare di un diritto reale sull’immobile adibito a casa di abitazione. La proposta è stata osteggiata prima e poi bocciata dal governo. Ma è anche evidente che Boeri non ha ricevuto nessuna telefonata perché sta semplicemente dicendo quello che ha sempre detto dal 2015. Ovvero: la proposta di Di Maio non abolisce nessun vitalizio.

Leggi sull’argomento: Le due proposte di legge identiche di Pd e M5S sui vitalizi dei parlamentari