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Perché Alex Zanardi è stato operato di nuovo al cervello

Siena, la scelta dopo la Tac. Il quadro neurologico resta difficile. “Se i medici sono intervenuti vuol dire che la battaglia continua”

alex zanardi

Fabio Tonacci su Repubblica oggi spiega perché Alex Zanardi è stato operato di nuovo al cervello ieri e perché questa, in un certo senso, può essere considerata una buona notizia:

Zanardi era stato operato alla testa subito dopo l’incidente, avvenuto il pomeriggio del 19 giugno lungo la statale che collega Pienza a San Quirico d’Orcia. La dinamica, ricostruita grazie anche a un filmato di un giornalista freelance al seguito della staffetta ciclistica Obiettivo Tricolore, pare chiara: Zanardi ha perso il controllo della sua handbike lungo una lieve discesa ed è caduto nell’altra corsia, dove stava arrivando un camion con rimorchio. L’impatto contro la fiancata dell’autocarro è stato violentissimo. Dopo dieci giorni dal primo intervento chirurgico, dunque, l’équipe medica  lo ha riportato sotto i ferri. L’operazione è durata due ore e mezzo.

«Era uno step ipotizzato dalla nostra equipe», ha spiegato sinteticamente il direttore sanitario Roberto Gusinu. Dal bollettino diramato dal Policlinico si capisce che la decisione è stata presa dopo una Tac di controllo e che non si è trattato di un intervento urgente. A quanto apprende Repubblica, lo scopo era ridurre la pressione intracranica e in sala operatoria non ci sono state complicazioni. «L’esame diagnostico — si legge nel bollettino — ha evidenziato un’evoluzione dello stato del paziente che ha reso necessario il ricorso a un secondo intervento. Resta intubato e sedato: le condizioni rimangono stabili dal punto di vista cardio-respiratorio e metabolico, gravi dal punto di vista neurologico».

alex zanardi corsa non autorizzata
La handbike di Zanardi e la dinamica dell’incidente (Corriere della Sera, 21 giugno 2020)

Come va presa, quindi, la seconda operazione di ieri? Lo abbiamo chiesto al professor Iaccarino, responsabilie della Sezione traumatologia cranica della Società italiana di neurochirurgica. «In questo momento non posso permettermi di essere ottimista, bisogna essere realisti. Il trauma cranico è un evento dinamico: dopo il primo impatto si possono verificare degli eventi successivi,  prevedibili e non, sia positivi sia negativi. È come quando uno cade dalle scale: sa che la mattina dopo avrà un livido ma non sa quanto grande e non sa se dovrà chiamare l’ortopedico.

Il bollettino di Zanardi dice che il corpo sta reggendo, ma le condizioni del cervello rimangono gravi. Ciò che non deve accadere per continuare a sperare, è che il cervello reagisca in maniera maligna. Se l’edema non si riassorbe, ci saranno altre battaglie impegnative da combattere»

Rita Formisano, direttore di Neuroriabilitazione della Fondazione Irccs Santa Lucia di Roma e presidente del Coma and disorders of consciousness panel della European Academy of Neurology, aveva spiegato qualche giorno fa al Messaggero quali possibilità di recupero ci sono per Alex Zanardi dopo l’incidente alla «Luino-Santa Maria di Leuca»:

Superata la fase critica, il recupero «dipende dal danno neurologico del paziente». Non è possibile, infatti, prevedere gli sviluppi dopo un trauma cranico grave. «Le evoluzioni – spiega Formisano – possono essere diverse a seconda della sede e dell’estensione della lesione e dalla precocità dell’intervento. Nel caso in cui ci sia una emorragia cerebrale, è importante intervenire subito. Poi tutto dipende dal monitoraggio della fase acuta. Per assicurare che ci sia un’adeguata ossigenazione cerebrale, in genere nel trauma cranico grave i pazienti vengono assistiti da un ventilatore  meccanico. E’ importante poi controllare e monitorare che la pressione intracranica non superi certi livelli».

Dopodiché, si può cominciare a capire come può evolvere la situazione, ma solo se è ormai superata la fase acuta. «Il paziente può gradualmente non avere più bisogno della ventilazione meccanica e del monitoraggio della pressione intracranica. Questo avviene se – rimarca Formisano – si supera la fase acuta senza che ci siano delle complicanze relative alla parte neurochirurgica oppure mediche come quelle infettive. Dipende da caso a caso, e a seconda della gravità del danno cerebrale».

Il percorso terapeutico prevede la riabilitazione neuromotoria, la rieducazione respiratoria, per un graduale affrancamento dalla cannula tracheostomica, il training deglutitorio per un recupero dell’alimentazione per bocca, una riabilitazione neuropsicologica, per la ripresa di funzioni cognitive e comportamentali, come il linguaggio, la memoria, l’attenzione e la vita di relazione.

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