Cultura e scienze

La buffonata di Panzironi in manette “per protesta” da Barbara D’Urso

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Adriano Panzironi è tornato ieri, per la quarta volta, a Live non è la D’Urso. Ci è tornato in manette per “protestare” contro il processo nei suoi confronti. In seguito all’esposto presentato dall’Ordine dei medici di Roma Panzironi è stato infatti rinviato a giudizio con l’accusa di abuso dell’esercizio della professione medica. Il reato (art 348 del codice penale) è stato modificato dalla legge 3 dell’11 gennaio 2018: «chiunque abusivamente esercita una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato e’ punito con la reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da euro 10.000 a euro 50.000». Visto che la pena massima è inferiore ai quattro anni di carcere anche qualora dovesse essere condannato Panzironi non andrà in prigione.

Perché Panzironi è andato in manette a Canale 5?

Della vicenda avevano già parlato i giornali e lo stesso Panzironi sulla sua pagina Facebook dove spiegava che l’accusa secondo lui è «una palese violazione del diritto costituzionale di un giornalista che ha il dovere, ripeto il dovere, di raccontare le verità scomode sulla dieta mediterranea e di denunciare come questa alimentazione sia responsabile di milioni di morti». I fatti contestati riguardano le trasmissioni televisive nelle quali il giornalista – attualmente sospeso dall’Ordine – pubblicizzava il suo “metodo” e reclamizzava gli integratori necessari per chi segue i dettami del Life 120. Come è noto infatti Panzironi sostiene di aver scoperto un sistema per vivere in salute fino a 120 anni grazie ad una dieta da lui inventata e all’utilizzo di integratori a base di spezie.

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Anche ieri dalla D’Urso Panzironi ha tentato di raccontare che la legge in base alla quale sarà processato è un attentato alla libertà di stampa che renderà impossibile per chiunque, soprattutto i giornalisti, di fare comunicazione e di «raccontare le verità che impediscono alla gente di vivere in salute». Il fondatore del Life 120 ha dichiarato ieri a Canale 5 che «il processo che inizierà a marzo è un processo nei confronti della libertà di stampa» e che per colpa della legge che ha modificato l’articolo 348 del codice penale «le persone al bar non potranno più parlare di alimentazione» e che i giornalisti non potranno più fare informazione sui temi di salute. Ma naturalmente una cosa è parlare al bar, un’altra è fare divulgazione medica e un’altra ancora è vendere dei prodotti facendo credere che abbiano una qualche proprietà terapeutica pur non essendo abilitati a svolgere alcuna professione medica. E il caso di Panzironi è proprio questo.

La saga di Panzironi da Barbara D’Urso

Non c’è alcun dubbio sul fatto che Panzironi non sia un medico, un farmacista, un dietologo o un biologo, ma sarà il giudice a valutare se abbia davvero esercitato abusivamente la professione medica. Già nel settembre del 2018 l’Agcom aveva esaminato le pratiche commerciali scorrette adottate da Panzironi durante le sue comparsate televisive perla diffusione di informazioni ingannevoli sugli integratori “Life 120” e la promozione occulta degli stessi integratori. Nel provvedimento sono citati tutti gli integratori utilizzati da Panzironi con i relativi effetti “promessi” e quelli reali. Il provvedimento dell’AgCom si è concluso con le sanzioni da parte dell’autorità garante sia nei confronti di Panzironi che delle emittenti che hanno trasmesso i suoi programmi.

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Panzironi, che ad esempio sostiene che l’AIDS “regredisce” grazie alla sua dieta, però sostiene di non esercitare alcuna professione medica perché quello che si limita a fare è “comunicare” le sue scoperte mentre non fa “il medico” perché non visita i pazienti. In poche parole lui è solo un venditore che però, e questo è il punto, lascia chiaramente intendere che grazie ai suoi prodotti si può guarire da tutta una serie di disturbi e di malattie, anche gravi. Ma a noi di quello che sostiene di fare Panzironi interessa poco, perché non dovrà convincere il pubblico di Barbara D’Urso ma un giudice. Ed è scontato che in caso di condanna il nostro si presenterà come “martire” e vittima della giustizia che vuole occultare le prove dei “crimini” della dieta mediterranea. Il timore però è un altro, che Panzironi da qui a marzo continui ad andare su Canale 5 per dettagliare la sua condizione di indagato, imputato, vittima del sistema. Perché a quanto pare dalla D’Urso di Panzironi non si butta via nulla, e il fatto che ieri si sia parlato di “salute” tra un servizio sulle due mogli di Pupo e quello sui “porno fratelli” e Rocco Siffredi è indicativo. E l’arco narrativo è evidente: nella prima puntata veniva presentato come il “molto applaudito e il molto contestato” Panzironi, ora si è passati alla spettacolarizzazione di un processo che ancora non c’è. Meglio di una telenovela, sarà all’altezza del Pratigate?. Con l’effetto collaterale di fare pubblicità a Panzironi.

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