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Omicidio di Chiara Ugolini: Emanuele Impellizzeri si toglie la vita il giorno dell’interrogatorio

Come lui anche Alexandro Riccio, che era accusato della morte della moglie Teodora Casasanta

Ragazze vittime di femminicidio chiara ugolini Teodora casasanta

Si sono tolti la vita a distanza di poche ore Emanuele Impellizzeri e Alexandro Riccio, gli uomini accodusati degli omicidi rispettivamente di Chiara Ugolini e Teodora Casasanta. La prima, una ragazza di 27 anni, la seconda, una donna di 39, a cui è stata tolta la vita con una violenza inaudita. Purtroppo, non senza precedenti. Chiara Ugolini, il più recente tra i due femminicidi, è stata aggredita all’interno della sua abitazione da quel vicino sinistro a cui lei non aveva mai dato corda. Impellizzeri secondo le accuse non aveva avuto scrupoli nell’organizzare l’agguato. Si era arrampicato dal balcone approfittando che la 27enne fosse sotto la doccia. Una volta raggiunta l’abitazione le ha tappato la bocca con uno straccio imbevuto di candeggina, prima di colpirla violentemente e gettarla dal balcone. Teodora Casasanta il carnefice suo e di suo figlio Ludovico, bambino di appena cinque anni, lo aveva in casa. Casasanta, 39enne operatrice socio sanitaria, era stata uccisa nel suo appartamento, quello che condivideva con il marito a cui aveva chiesto il divorzio. Secondo le indagini degli inquirenti fu questo evento a scatenare l’ira funesta dell’uomo. Dopo averli uccisi a coltellate, Riccio si era tagliato le vene dei polsi e si era gettato nel vuoto dal balcone di casa, sopravvivendo alla caduta.

Omicidio di Chiara Ugolini: Emanuele Impellizzeri si toglie la vita il giorno dell’interrogatorio

Entrambi gli uomini hanno deciso di suicidarsi attraverso la morte per impiccagione. Riccio è stato trovato senza vita la mattina di domenica, Impellizzeri invece alle 5:30 di lunedì. Torna prepotente il tema del controllo nelle carceri. Negli scorsi mesi, dopo le rivolte dovute all’assenza di dpi nelle case circondariali, furono rassegnate le dimissioni da parte del capo del Dap, Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Oggi però bisognerà tornare a discutere per garantire che chi commetta dei reati sconti la sua pena senza che ne si debba registrare la morte. Due, nelle stesse modalità, a poche di distanza l’una dall’altra sono numeri che in un paese civile fanno orrore. E’ un passo avanti necessario per il paese, garantire una vita dignitosa ai carcerati e permettere loro di scontare fino in fondo la pena è fondamentale anche perché si riconosca la giustizia a chi ancora piange delle vite innocenti.