Economia

La vera storia dell'occupazione ai massimi e della disoccupazione ai minimi

neXt quotidiano|

istat tasso occupazione disoccupazione giovanile aprile 2019- 3

Un tasso di occupazione al massimo storico: 59,2%. La disoccupazione al minimo dal 2012: 9,7%. Quella giovanile al livello più basso dal 2011: 28,1%. Ma davvero bisogna festeggiare per i dati dell’occupazione nell’Italia a crescita zero del governo gialloverde? Basta guardare meglio i dati forniti da Istat per capire che invece non c’è nulla da festeggiare. Spiega ad esempio Giorgio Pogliotti sul Sole 24 Ore che la diminuzione di 29mila disoccupati registrata a giugno è in gran parte attribuibile alla fascia d’età tra 15 e 24 anni (-28mila), seguita da quella 25-34 anni (-15mila) e dai 50 anni in su (mille in meno).

Ma chi ha perso lo status di disoccupato solo in parte è finito tra gli occupati, in molti sono andati a ingrossare le fila degli inattivi che sono fuori dal mercato del lavoro, spesso perché scoraggiati. Nella fascia d’età 15-24 anni tra maggio e giugno si contano 28mila inattivi in più e 10mila occupati in più.

Dai 50 anni in su è andata peggio: ci sono 35mila inattivi in più e 18mila occupati in meno. Mentre la fascia mediana tra 35 e 49 anni ha 5mila occupati in più e 23mila inattivi in meno. Quanto al tasso di inattività, resta fermo per il quinto mese consecutivo al 34,3%; tra maggio e giugno ci sono 14mila inattivi in meno.

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L’occupazione, la disoccupazione e le crisi aziendali (La Repubblica, 1 agosto 2019)

Per smontare ogni euforia poi basta un confronto con i numeri della zona euro: occupazione al 73%, disoccupazione al 7,5% (siamo terzultimi prima di Spagna e Grecia), quella giovanile al 15,4%. Infine, spiega oggi Repubblica, c’è la questione della CIG:

La cassa integrazione straordinaria — un sostegno erogato ai lavoratori di aziende sull’orlo del baratro — è raddoppiata a giugno sull’anno prima, al Sud esplosa del 436% (dati Inps). Nei primi sei mesi siamo già a +42% sul 2018. E chi riceve la cigs sta a casa ma formalmente è ancora dipendente. L’Istat dunque lo calcola come occupato. Come pure chi dichiara di aver lavorato almeno un’ora nell’ultima settimana.

Tra l’altro la storia dell’occupato che lavora un’ora a settimana era il cavallo di battaglia dei sovranisti negli anni dei governi di centrosinistra: se è occupato anche chi lavora un’ora a settimana ti credo che cresce l’occupazione, dicevano. Si tratta di una regola che vale per tutti i paesi dell’eurozona, ma oggi nessuno di quelli che ha la bandierina nel profilo protesta più.  «Mancano ancora un milione di posti», replica la Cgil. «E 550 milioni di ore lavorate sul 2007», aggiunge la Cisl.

C’è poi la questione della componente demografica, spiegata ieri da Mario Seminerio su Phastidio e su Twitter:

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Un’analisi confermata ieri anche da Francesco Seghezzi di Adapt:

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