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Ma se IMMUNI dice: «Le notifiche di esposizione al COVID-19 non sono più supportate nella tua zona» allora mi geolocalizza?

Quando molti attivano IMMUNI compare l’alert “Le notifiche di esposizione al COVID-19 non sono più supportate nella tua zona – iPhone non scambierà più identificativi casuali con altri dispositivi. Non potrai ricevere notifiche in caso di possibile esposizione al COVID-19”. Perché? E c’entra qualcosa la geolocalizzazione?

Sappiamo che IMMUNI non utilizza la geolocalizzazione così come non condivide i contatti della rubrica del telefono o quelli su Facebook, anche se qualche espertone pensa il contrario in base alla sua esperienza di giocatore di “A quale personaggio dei Simpson somigli?”. In molti però segnalano con sospetto un altro tipo di problema, ovvero che quando la attivano compare l’alert “Le notifiche di esposizione al COVID-19 non sono più supportate nella tua zona – iPhone non scambierà più identificativi casuali con altri dispositivi. Non potrai ricevere notifiche in caso di possibile esposizione al COVID-19″.

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Di più: c’è anche chi segnala un altro problema, avendo messo come provincia Pescara (ovvero in Abruzzo, una delle quattro regioni in cui è stata avviata la sperimentazione insieme a Puglia, Marche e Liguria) ma trovandosi in quel momento a Roma: anche qui l’app torna ad avvertire che non ci si trova in una zona supportata da IMMUNI. E allora a questo punto la domanda sorge spontanea: ma se Immuni sa dove mi trovo, allora questo significa che usa la geolocalizzazione?

La risposta è la stessa che valeva per il GPS da attivare su Android: ovvero, no. Il sistema operativo Android, abbiamo spiegato ieri, chiedeva di attivare il GPS  perché il sistema operativo di Google accorpa il GPS e il bluetooth nei servizi di localizzazione, proprio perché il bluetooth può essere usato ad esempio per la navigazione indoor, dove il GPS non prende. Anche se chiede l’autorizzazione ad usare questi servizi l’applicazione non ha accesso ai dati di posizione GPS, solo al bluetooth. La stessa risposta è valida per spiegare l’arcano delle notifiche di esposizione: anche se si segnala una provincia diversa, IMMUNI per funzionare deve utilizzare le API che a loro volta usano la geolocalizzazione. Per questo IMMUNI, anche se non la usa, richiede che sia in funzione la geolocalizzazione e per questo esce la notifica di esposizione, che dipende dalla geolocalizzazione di Google ed Apple e non dall’app.

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Come funzionerà l’app IMMUNI (La Repubblica, 26 maggio 2020)

 

Intanto l’applicazione  ha registrato tra i 100mila e i 500mila download sul Play Store, il negozio di applicazioni per dispositivi Android. Apple non rende noto il numero dei download, ma Immuni risulta al primo posto della classifica delle top app gratuite. Molti italiani hanno quindi deciso di scaricare la app, nonostante il fatto che al momento non sia funzionante. Immuni sarà infatti testata solo a partire dall’8 giugno e solo in 4 regioni italiane – Abruzzo, Liguria, marche e Puglia – prima di essere resa operativa su scala nazionale. Il volume dei download è peraltro uno dei fattori che determineranno l’efficacia dell’applicazione: maggiore è il numero, maggiore è la fetta di popolazione monitorata. Secondo fonti sanitarie pugliesi, almeno il 10% della popolazione dovrà scaricare l’app per poter avere dei risultati. Sebbene Immuni non sia ancora operativa, sono molti gli italiani che hanno già lasciato un primo feedback. Le recensioni sono più di 2mila sul negozio di applicazioni di Apple, e superano le 3.500 su quello per dispositivi Android. I pareri ovviamente non entrano nel merito del funzionamento della app, ma spaziano da chi ha avuto qualche difficoltà nell’istallazione a chi ne apprezza l’interfaccia e a chi, infine, sostiene Immuni come strumento per combattere il Covid-19 ed esorta gli altri utenti a scaricarla.

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