Fact checking

Nightmare Before Christmas: Rozzano

Le migliori menti del giornalismo italico continuano ad indagare sul furto del Natale della scuola di Rozzano con una tenacia che non si vedeva dai tempi del Watergate. Chi ha rubato le nostre tradizioni? L’ISIS oppure il Dirigente Scolastico dell’istituto? Chi vuole impedire ai bambini (i bambini signora mia!1) di quella scuola elementare di festeggiare degnamente il Santo Natale? Poco importa che la vicenda sia stata chiarita non solo dal diretto interessato, il Preside Marco Parma ma anche da alcuni genitori che hanno spiegato come due mamme cattoliche che avevano intenzione di imporre l’insegnamento dei canti religiosi durante la mensa, non avendo ricevuto l’autorizzazione abbiano fatto scoppiare il caso.
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L’attacco dell’ISIS al Natale

Oggi Libero e il Giornale si sono rubati l’idea, quella di aprire parlando dell’ATTACCO AL NATALE. Attacco che sembra essere coordinato visto che in una scuola in Sardegna sarebbe stato vietato l’ingresso al Vescovo. Nella scuola di Sassari infatti metà degli studenti non è di religione cattolica, e quindi la visita del Vescovo (con prevedibile benedizione e ramanzina su quanto è bravo e buono Gesù) è stata giudicata inopportuna. La proposta della Dirigente scolastica era quella di fare in Chiesa l’incontro con il Vescovo, solo con gli alunni cattolici e i loro genitori. In fondo, se agli studenti non cattolici è consentito non prendere parte alle lezioni di religione perché dovrebbero partecipare all’incontro natalizio con il Vescovo? In fondo in Italia si insegna la religione cattolica a scuola e a farlo sono degli insegnanti che fino alla riforma del 2004 venivano nominati direttamente dal Vescovo in barba a qualsiasi graduatoria nazionale (oggi invece la curia diocesana si riserva di nominare direttamente solo gli insegnanti per coprire il 30% del monte ore). La cosa davvero divertente è che una volta entrati nel sistema dell’insegnamento, l’immissione in ruolo era relativamente più facile (avendo quindi un punteggio maggiore) e questi docenti potevano anche fare domanda di una cattedra per altri insegnamenti. Naturalmente lo stipendio di coloro che insegnano la religione cattolica è a carico dello Stato, ma questo non viene mai ricordato. Ma il problema, dicevamo, è l’attacco al Natale e alle tradizioni cattoliche del nostro Paese.
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Ecco quindi che ieri Ignazio La Russa è andato a portare il presepe a Rozzano. Presepe che gli è stato scippato da Salvini, il tutto mentre La Russa, questo immenso difensore delle tradizioni cattoliche, questo titano della religione cristiana, spiegava che il Bambino Gesù non c’era ancora perché andava messo il 6 novembre, cioè gennaio, cioè 25 dicembre.
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Con giornalisti così chi ha bisogno dei romanzi fantasy?

Ma voi direte, alla fine i titoli di Libero e del Giornale, Salvini, La Russa, la Gelmini che canta Tu scendi dalle stelle con lo sguardo da madonnina infilzata rapita dall’estasi natalizia quello è solo il campionario della destra. Quelli che difendono i simboli per partito preso. Fosse solo così, perché ieri il mitico Michele Serra ci deliziava con questa sottile analisi della difesa della tradizione e dei principi della convivenza fatta sostanzialmente su una non-notizia. Parafrasando Serra ci sarebbe da chiedersi come, quando una notizia è una cazzata, il giornalista che ne parla e fa la morale al Preside di Rozzano faccia ad avere rispetto dei suoi lettori e di sé stesso.
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E non è finita qui, perché un altro santino della sinistra salottiera ci ha voluto spiegare l’intrinseca viltà del gesto commesso da Marco Parma. Poco importa le cose non siano andate così, qualcuno ha rubato il Natale e Massimo Gramellini è qui per raddrizzare i torti con la sua armatura da cavaliere delle crociate: la religione è la nostra cultura, nessuno ce la può togliere. Molto bene, ma ricordiamoci che l’europa è figlia dell’Illuminismo , non solo dello Stato Pontificio e dell’Inquisizione. E non dimentichiamo che la cultura si insegna, non si impone e si fa mandare giù come se fosse olio di ricino.

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Buongiorno un cazzo

Il pezzo di Gramellini è, come sempre, un capolavoro del qualunquismo. Ho conosciuto bestemmiatori incalliti che si commuovevano sentendo i canti di Natale, oppure li ho visti parlare d’arte sacra. Chissà se Gramellini ha anche visto zingari felici. Poi ci spiega che rinunciare alle nostre tradizioni per compiacere lo straniero, un gesto che ci fa diventare vili e servili, non accoglienti.

Chi approda in Italia per migliorarsi la vita o per istinto di sopravvivenza può confessare la religione che gli garba, perché anche il liberalismo fa parte della nostra identità. Ma deve accettare senza troppi turbamenti il fatto di non essere precipitato sulla Luna, ma arrivato in una terra che ha alle spalle, e sulle spalle, millenni di memoria. Se le nostre usanze lo irritano, si faccia in modo di spiegargliele, trovando i punti di contatto con le sue. Ma se si rinuncia a farlo per compiacerlo, non si diventa più accoglienti. Soltanto più vili.

Chissà se Gramellini ha mai incontrato un giornalista che prima di scrivere un pezzo si fermasse a verificare se la storia che sta raccontando è vera o no. Perché noi di NeXt abbiamo una chicca per lui, il filmato di come, negli anni passati, veniva festeggiato il Santo Natale nella scuola di Rozzano.
https://www.youtube.com/watch?v=TzeN6y7kUU4