Fact checking

Morire dentro un cassone di pomodori ad agosto

Un immigrato sarebbe morto nelle campagne di Rignano Garganico (Foggia), “crollando all’interno di uno dei 57 cassoni di pomodori che aveva raccolto”. Lo denuncia all’ANSA il coordinatore del Dipartimento Immigrazione della Flai-Cgil Puglia, Yvan Sagnet, secondo il quale “il corpo dell’uomo potrebbe essere stato occultato dai caporali”.
 
MORIRE DENTRO UN CASSONI DI POMODORI AD AGOSTO
La vittima sarebbe originaria del Mali e avrebbe “circa trent’anni”. La sua morte, che sarebbe “avvenuta nei campi mentre raccoglieva pomodori”, risalirebbe a “due domeniche fa”. Il cadavere, spiega inoltre Sagnet, non si trova “negli obitori né di San Giovanni Rotondo né di Foggia. Quindi è molto probabile sia stato sepolto dai caporali nel ghetto oppure nascosto con qualche altro espediente”. Il ghetto di Rignano Garganico si trova nelle campagne del foggiano e si tratta di una specie di villaggio creato dai migranti che vivono in capanne auto-costruite, realizzate con materiali di fortuna come lamiere e cartoni. Le condizioni igieniche sono spesso precarie.

Rignano Garganico, il servizio di La7 sulla raccolta dei pomodori

LA LETTERA DEI MINISTRI SUL CAPORALATO
“La piaga del caporalato nel nostro Paese purtroppo è ancora aperta e queste settimane ci hanno consegnato fatti drammatici che nessuno può minimizzare. Morire di lavoro nei campi e lavorare a due euro l’ora è inaccettabile, così come lo sono gli atteggiamenti omertosi che avvolgono troppo spesso questi fatti”: con queste parole i ministri delle Politiche agricole e della Giustizia, Maurizio Martina e Andrea Orlando hanno confermato in una lettera a La Repubblica il loro impegno contro il caporalato, sottolineando come “la necessita’ di alzare il livello di consapevolezza e contrasto a questi fenomeni e’ un dovere immediato” per tutti noi. I ministri hanno proposto dunque di partire “da una strategia per il rafforzamento dei controlli ispettivi in campo, perchè nessuna norma può essere davvero utile se non si attiva una forte azione di controllo e presidio dei territori. Su questo siamo impegnati con i ministri Alfano e Poletti, gli organismi ispettivi e le forze dell’ordine. Il prossimo 27 agosto si terrà un vertice nazionale a partire da questa priorità a cui deve contribuire in modo significativo anche il nascente Ispettorato nazionale del lavoro e un modello organizzativo in grado di attivare rapidamente task force locali”. Accanto al rafforzamento dei controlli è necessario “assolutamente coinvolgere tutti gli attori delle filiere produttive maggiormente esposte a questo fenomeno” e “rafforzare le norme di contrasto al caporalato”. Per esempio, è la prosposta dei due ministri, con l’estensione “delle misure di prevenzione patrimoniale antimafia a chi si avvale di caporali, alla responsabilità dell’impresa che ne beneficia ‘a valle’ e all’avvio operativo di programmi specifici per sostenere e accompagnare il lavoratore che denuncia il proprio caporale”.