Politica

Migranti, il piano B senza la Turchia

E se l’accordo tra l’Unione Europea e la Turchia sui migranti dovesse saltare? Dopo le minacce di Erdogan sui visti a Bruxelles cominciano a ragionare intorno alla possibilità che alla fine l’accordo con i migranti su Ankara si spezzi e in questo caso il piano B prevede che sia la Grecia a diventare l’hub dei migranti. Il passo con cui l’Europa onora la sua parte degli impegni sta aumentando: i fondi stanziati per il supporto ai profughi in Turchia sono ormai più di 2,1 miliardi. Da Ankara, i dati erano, e restano, confortanti: se nel mese prima dell’accordo — siglato il 18 marzo — a prendere il mare erano stati in 1.740, a giugno quel numero era sceso a 47. Ma, ha detto due giorni fa il ministro per l’Immigrazione greco, Yannis Mouzalas, «se il flusso dovesse ripartire, non potremmo affrontarlo da soli. Abbiamo paura, ci stiamo preparando».

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Migranti, il piano B senza la Turchia (Corriere della Sera, 6 agosto 2016)

Scrive Davide Casati sul Corriere:

Se l’accordo non terrà, l’Europa dovrà reagire in fretta. Certo, in Grecia — sottolineano da Bruxelles — in questi mesi le capacità organizzative e infrastrutturali sono state potenziate. Ma se il flusso crescesse, andrebbe subito inviato un contingente ampio di funzionari (finora rimasto ben sotto il livello previsto: «per mancanza di richiesta», specifica la Commissione); ad Atene andrebbero garantiti fondi adeguati, distogliendoli da quelli promessi ad Ankara o assicurati con altre leve. Resterebbe il tema della lentezza della redistribuzione dei profughi: dei 120 mila giunti in Europa, solo 3.700 sono stati portati in Paesi diversi da quelli di arrivo. E le istituzioni Ue non hanno strumenti immediati per far rispettare le quote.