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La strategia di Giorgia Meloni: il no al fascismo e la condanna alle leggi razziali (rivolti alla stampa estera) | VIDEO

@neXt quotidiano|

Giorgia Meloni

Una sorta di curriculum vitae tradotto e raccontato in tre lingue differenti: francese, inglese e spagnolo. Non in italiano. Così Giorgia Meloni ha deciso di rivolgersi ai Paesi stranieri (sponda per arrivare ai “mercati”, alle istituzioni e agli organi internazionali), inviando questo video alla stampa estera per definire il posizionamento storico-politico di Fratelli d’Italia. E questa mossa strategica non è casuale e segna una svolta nella dialettica da parte della più seria candidata a ricoprire il ruolo di Presidentessa del Consiglio italiana dopo il voto del prossimo 25 settembre.

Meloni prova a rassicurare l’Europa, FdI non è il fascismo

Un filmato, quello poi condiviso sulla sua pagina Facebook, lungo oltre sei minuti. Lasso di tempo in cui Giorgia Meloni ha ripetuto le stese identiche cose, ma tradotte nelle suddette tre lingue diverse. Questa la traduzione in italiano della sue parole.

“Salve a tutti, sono Giorgia Meloni, ho 45 anni e sono la Presidente di Fratelli d’Italia, il partito politico dei conservatori italiani. Da giorni leggo articoli della stampa internazionale sulle prossime elezioni che daranno un nuovo governo all’Italia, nei quali vengo descritta come un pericolo per la democrazia, per la stabilità italiana, europea e internazionale. Ho letto che la vittoria di Fratelli d’Italia alle elezioni di settembre comporterebbe un disastro, che porterebbe a una svolta autoritaria, all’uscita dell’Italia dall’Euro e altre sciocchezze di questo genere. Niente di tutto ciò è vero ma so benissimo che questi articoli vengono ispirati dal potente circuito mediatico della sinistra, che qui in Italia è molto forte nelle redazioni dei giornali e in quelle dei programmi televisivi, ma è in netta minoranza tra il popolo italiano.
La Destra italiana ha consegnato il fascismo alla storia ormai da decenni, condannando senza ambiguità la privazione della democrazia e le infami leggi anti-ebraiche. E senza ambiguità è ovviamente anche la nostra condanna del nazismo e del comunismo, l’unica delle ideologie totalitarie del XX secolo che è ancora al potere in alcune nazioni, sopravvivendo ai suoi tragici fallimenti, che la sinistra fatica a condannare, forse anche perché dall’Unione Sovietica ha ricevuto per decenni generosi finanziamenti.
Alla stessa bussola di libertà orientiamo il nostro posizionamento sui fatti del mondo di oggi, nel quale contrastiamo con forza ogni deriva antidemocratica con parole di fermezza che non sempre ritroviamo nella sinistra italiana ed europea. Oggi questa sinistra è terrorizzata perché alle prossime elezioni gli italiani potrebbero scegliere il cambiamento rappresentato da Fratelli d’Italia. Ma non possiamo più permettere che l’immagine dei Conservatori italiani, baluardo di libertà e di difesa dei valori occidentali, possa continuare ad essere infangata da mistificatori che cercano ogni espediente per mantenere il potere.
Da anni ho l’onore di presiedere anche il partito dei conservatori europei, che condivide valori ed esperienze con i Tories britannici, con i Repubblicani statunitensi e il Likud israeliano. La nostra collocazione nel campo occidentale è chiara e cristallina, come abbiamo dimostrato ancora una volta condannando senza se e senza ma la brutale aggressione russa all’Ucraina e contribuendo, dall’opposizione, a rafforzare la posizione italiana in sede europea e internazionale.
La nostra idea di Europa è quella di un soggetto politico capace di rappresentare un vero valore aggiunto per i suoi cittadini, con meno burocrazia e più capacità di incidere sulle grandi materie. Cosa vogliamo per il futuro dell’Italia? Vogliamo che torni ad essere quella grande nazione, dinamica e innovativa, apprezzata in tutto il mondo, che ha contribuito a fare grande l’Europa. Siamo persone leali, oneste e determinate. E siamo pronti ad inaugurare una nuova stagione di stabilità, libertà e prosperità per l’Italia. Piaccia o meno alla sinistra”.

L’attenzione, ovviamente, va sui riferimenti alla condanna sua e di Fratelli d’Italia nei confronti di tutti i totalitarismi che hanno condizionato la storia del mondo (dall’Italia all’Europa, in modo particolare): il fascismo e il nazismo, comprese le leggi razziali e tutto ciò che è avvenuto prima e dopo il secondo conflitto mondiale.

Il senso di questa strategia

Una mossa non casuale e – per la prima volta in maniera concreta, netta e decisa -, arrivano parole di condanna. Ma il tutto non è rivolto agli elettori (poteva dire e ribadire le stesse cose, con la stessa veemenza, quando veniva sollecitata – anche dalla stampa – a condannare fatti come quelli di Civitavecchia o saluti romani vari degli esponenti del suo partito). Ma anche quando nel gennaio del 2008, quando era Ministra della Gioventù del governo Berlusconi, andò ad Acca Larentia sfilando tra gli esponenti dei movimenti neofascisti e tra i vessilli fascisti issati in quella zona della capitale.

Ma non lo fece e non lo ha mai fatto prima. Almeno fino a ora. Anzi, quando è stata sollecitata a prendere una posizione forte di condanna, ha sempre risposto spazientita. Oggi le cose, però, sono cambiate. E non di poco. Il prossimo 26 settembre, all’indomani del voto, lei potrebbe essere la candidata numero uno alla guida del governo di centrodestra in Italia. Il suo passato assai iracondo nei confronti delle istituzioni europee, ovviamente potrebbe scuotere i mercati. Scuotendo i mercati, si tolgono sicurezze agli investitori stranieri (sì, proprio quelli che i “sovranisti” utilizzano sempre come spauracchio, ma che nella realtà reale rappresentano anche l’indice di salute dell’autorevolezza e della riconoscibilità mondiale di un Paese). Togliendo sicurezze agli investitori, lo spread sale. Dunque, non appare casuale questa scelta di Giorgia Meloni: dire cose per rasserenare e rassicurare tutti (non solo l’Europa, ma anche gli Stati Uniti), ma parlando alla stampa estera e non ai cittadini italiani. Due livelli differenti di propaganda per chi, con altissima probabilità, a breve dovrà fare i conti con la netta distinzione tra la facilità di fare opposizione populista e il tenere le redini di un Paese. E dei suoi conti.

Cosa manca nel suo discorso

Come spiega Francesco Verderami su Il Corriere della Sera, Giorgia Meloni è stata abile – fino a questo momento – a utilizzare la strategia della sinistra, ovvero quella della delegittimazione della destra italiana. Lo ha fatto assurgendosi al ruolo di vittima di una presunta campagna d’odio contro di lei. Ma questo è quel che accade all’interno dei nostri confini, perché al di fuori dell’Italia le preoccupazioni sono ben altre e si basano sulle dichiarazioni del passato fatte dalla leader di Fratelli d’Italia. E poi c’è un dettaglio da non sottovalutare: nel suo video in tre lingue, la probabile prossima inquilina di Palazzo Chigi ha tralasciato un aspetto fondamentale, anche alla stampa estera. Come ha sottolineato Annalisa Cuzzocrea su La Repubblica:

“Quel che manca è naturalmente una risposta credibile a quello di cui il segretario Pd accusa Meloni quando dice che la sua è solo un’incipriata: i legami con il premier ungherese Viktor Orban, rimasto vicino a Vladimir Putin (da cui Fratelli d’Italia ha invece preso le distanze) e ideologo di quella “democrazia illiberale” alla quale lo stesso presidente russo si è ispirato. La fratellanza con il partito di estrema destra spagnolo Vox, definito da tutti i media iberici (saranno comunisti anche quelli?) “neofranchista”. Così come non c’è la sua idea di mondo, tutta Dio, Patria e Famiglia (naturale) declinata più volte e questa sì, nostalgica della destra che fu”.

Mancanze che, ovviamente, fanno i conti con eventi del passato più o meno recente. Alcuni anche recentissimi, come il famoso comizio in Spagna durante la convention del movimento dell’ultradestra Vox. Perché se Fratelli d’Italia è veramente distante da questo tipo di ideologie (basate sul franchismo o sul “filo-putinismo”, nel caso di Orban) dovrebbe tagliare quel cordone ombelicale concretamente. Perché, a volte, non basta la padronanza di quattro lingue.