Rassegna Stampa

La corsa al vaccino (per paura delle sanzioni ) dei medici che, prima del decreto, erano no vax

Dall’entrata in vigore del decreto sull’obbligo vaccinale (pena demansionamento o sospensione dello stipendio) molti operatori sanitari hanno fatto dietrofront

Medici no vax

Un decreto per convincerli. L’obbligo di immunizzazione nei confronti di medici, infermieri, farmacisti e professionisti del settore sanitario che operano negli studi privati, ha provocato un ripensamento in molti medici no vax. Lo dicono i numeri delle ultime settimane: in molte Regioni d’Italia, infatti, sono in tanti ad aver inoltrato la richiesta di immunizzazione dopo mesi di scetticismo e rifiuti. Il timore di un demansionamento e di una sospensione dello stipendio (nei casi più estremi) fino al 31 dicembre di quest’anno sembra aver scalfito le forti convinzioni che molti avevano fino a qualche giorno fa.

Medici no vax che ci ripensano: dopo il decreto, in molti hanno chiesto il vaccino

I dati che Sto arrivano dalle Regioni parlano chiaro e sono stati elencati dal quotidiano La Repubblica:

In Puglia il caso più eclatante è al Policlinico di Bari: una settimana fa gli operatori che non avevano aderito al Piano vaccinale erano 300, ora sono 70. Al Sant’Orsola di Bologna ancora 800 i medici e gli infermieri senza copertura, la maggior parte dei quali ha chiesto ora la sua dose. A Roma è un continuo squillare del telefono alla Asl Roma 4, racconta la direttrice della Prevenzione, Simona Ursino. Al San Martino di Genova sui 400 dipendenti non ancora vaccinati in 50 hanno detto sì nelle ultime ore.

C’è anche il caso Veneto, dove il 30% dei 12mila medici no vax (categoria in cui rientrano anche infermieri e operatori) ha inoltrato la propria richiesta di immunizzazione tra il sabato e la domenica di Pasqua. Percentuali simili anche nelle Marche – dove vive rigogliosa una forte comunità di anti-vaccinisti – e in molte altre Regioni italiane.

Insomma, il timore di essere demansionati e (in estrema ratio) vedere il proprio stipendio sospeso per otto mesi, come previsto dal decreto legge approvato in Consiglio dei Ministri a inizio aprile, ha scalfito tutte le ferme convinzioni.

(Foto IPP/Alfonso Cannavacciuolo)