Politica

Maurizio Mencarelli: il vicebrigadiere denunciato per il caso Occhionero

Maurizio Mencarelli, vicebrigadiere dei carabinieri in servizio a Tarquinia, è stato denunciato all’autorità giudiziaria per aver commissionato a un suo sottoposto una ricerca nel sistema di indagine della polizia (SDI) allo scopo di scoprire se ci fossero procedimenti penali a carico di Giulio Occhionero. Un caso speculare a quello di Maurizio Mazzella, che aveva avvertito gli indagati dell’inchiesta consentendo la distruzione di prove. Scrive il Corriere:

Oltre al poliziotto Maurizio Mazzella, incaricato di «spiare» il pubblico ministero Eugenio Albamonte, aveva assoldato il vicebrigadiere dei carabinieri Maurizio Mencarelli, in servizio a Tarquinia. E a lui aveva affidato il compito di «monitorare» l’evoluzione delle indagini, come risulta dalle verifiche effettuate sul suo conto dagli specialisti della polizia postale che lo hanno denunciato per accesso abusivo all’archivio delle forze dell’ordine. Temeva che i magistrati potessero scoprire il suo enorme archivio segreto costruito grazie alle intrusioni informatiche effettuate con un sofisticato sistema che gli ha consentito negli ultimi due anni di spiare personalità e istituzioni.
La scelta di affidarsi a esponenti delle forze dell’ordine per «spiare» l’indagine e il suo titolare, Occhionero l’aveva presa dopo essersi consultato con un affiliato come lui alla massoneria. Un uomo che ora rischia di finire nel registro degli indagati per favoreggiamento. L’elenco potrebbe presto allungarsi. Le prime verifiche dimostrano che la sua attività di dossieraggio aveva riguardato altri massoni ed era stato aiutato da chi, all’interno della loggia, poteva appoggiarlo nella scalata al vertice.

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Eye Pyramid: come funzionava la raccolta di informazioni

Il militare ha ammesso di aver fatto eseguire l’accesso su richiesta di un suo amico massone, che a sua volta potrebbe finire ora indagato. Sviluppi sono attesi anche per quanto riguarda la madre dei due arrestati, la docente della Sapienza, Marisa Ferrari. Al vaglio degli inquirenti c’è anche la sua posizione perché sospettata di aver tentato di ostacolare l’attività di indagine. In particolare ha negato di avere la disponibilità di un garage nel quale sono stati trovati, oltre a documenti ora al vaglio della polizia postale, anche computer di nuova generazione, e non datati come affermato dai fratelli Occhionero, i cui difensori hanno presentato istanza di scarcerazione al gip che dovrà esprimersi nei prossimi giorni. Intanto entra nel vivo l’attività istruttoria che punta a ricostruire la galassia economica e finanziaria dei due arrestati. Ufficialmente disoccupati, gli Occhionero conducevano una vita con uno standard alto. Da qui la decisione di avviare accertamenti contabili sui conti sia in Italia ed eventualmente all’estero. Obiettivo di chi indaga è ricostruire il flusso finanziario dei due arrestati e accertare la reale attività delle quattro società, riconducibili a Giulio Occhionero, e tutte domiciliate a Regent Street a Londra. Le società risultano inattive da circa tre anni e i due Occhionero si dichiarano disoccupati malgrado un alto tenore di vita. Chi indaga vuole comprendere a cosa servissero i centinaia di dati acquisiti illecitamente (depositati anche in un server negli Usa per i quali la Procura ha già avviato due rogatorie) alla luce di quanto dichiarato dall’ingegnere nucleare che, anche nell’ambito dell’interrogatorio di garanzia, ha affermato di essersi in passato occupato di mettere a punto software matematici che puntavano a monitorare l’evoluzione del mercato borsistico ed immobiliare. Per questo da oggi è partita l’attività di analisi dei pc e cellulari travati in possesso dei due arrestati anche se per conoscere le centinaia di migliaia di file ‘depositati’ nei server negli Stati Uniti bisognerà attendere il corso delle rogatorie per le quali ci vorranno alcune settimane. Infine è già all’attenzione dei magistrati di piazzale Clodio la denuncia presentata da Alfonso Papa, ex parlamentare del Pdl ed magistrato, recentemente condannato a Napoli a quattro anni e mezzo nell’ambito di un filone dell’inchiesta sulla P4. Papa lamenta di essere parte offesa in quanto oggetto della presunta attività di hackeraggio da parte dei due arrestati.

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