La macchina del funky

Matteo Renzi e il lavoro di cittadinanza

matteo renzi premier

Matteo Renzi è il protagonista di una lunga intervista pubblicata oggi sul Messaggero, nella quale spicca una controproposta rispetto al reddito di cittadinanza che è un cavallo di battaglia del MoVimento 5 Stelle: il cosiddetto lavoro di cittadinanza. Che cos’è?

Un rischio di deriva populista che si avverte anche in Europa e, soprattutto, in Italia dove il M5S sventola il reddito di cittadinanza come risposta all’assenza di lavoro. «Contesto la risposta grillina al problema. Garantire uno stipendio a tutti non risponde all’articolo 1 della nostra Costituzione che parla di lavoro non di stipendio. Il lavoro non è solo stipendio, ma anche dignità. I reddito di cittadinanza nega il primo articolo della nostra Costituzione». «Serve un lavoro di cittadinanza», propone il candidato alla segreteria del Pd ribaltando la questione. Inoltre «in questo tempo di forti cambiamenti dobbiamo rivoluzionare il nostro welfare che negli Usa non c’è come da noi in Europa».
«Niente rassegnazione» o «ripiegamenti su se stessi», ma sguardo in avanti. Quello che all’Italia è mancato negli ultimi decenni quando sono state più le imprese che hanno chiuso, o sono andate vie, che quelle nate. Eppure, è il ragionamento di Renzi, l’Italia è stata per secoli il luogo delle startup e «il futuro prima o poi torna».

matteo renzi lavoro di cittadinanza
Insomma, a prima vista Renzi contesta semplicemente la proposta dei 5 Stelle dicendo che è costituzionalmente scorretta; poi spiega, ma a quanto pare non sembra molto disposto a spiegare i dettagli della proposta:

Via quindi il tono corrucciato quando si parla di tecnologia e di innovazione. «Non voglio fare l’ottimista per forza, dico solo che ci sono grandi opportunità che si possono cogliere cambiando il concetto di lavoro come sinora lo abbiamo interpretato». La politica come strumento per chi «ha voglia di mettersi in gioco, di provarci». Non tutti saranno come Steve Jobs o Elon Musk, ma occorre ricreare in Italia le occasioni per i giovani che vogliono «coltivare dei sogni» «spostando il reddito dalla rendita all’innovazione» e quindi al lavoro. Perché «non credo ai profeti di una società senza lavoro, alla jobless society» tanto meno a coloro che si rassegnano proponendo una rendita, come il reddito di cittadinanza, «che dà ai giovani un messaggio sbagliato di ripiegamento su se stessi».

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