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La vittoria di Mario: il comitato etico dà il via libera al suo suicidio assistito

L’autotrasportatore di Pesaro, immobilizzato da oltre dieci anni dopo un incidente stradale, ora potrà decidere quando porre fine alla sua sofferenza

Suicidio Assistito

Abbiamo raccontato più volte la storia di Mario (nome di fantasia utilizzato, fin dall’inizio, per proteggere il suo diritto alla privacy). La storia autotrasportatore di Pesaro, immobilizzato in un letto da dieci anni dopo un tragico incidente stradale che lo ha reso tetraplegico, ha portato il nostro Paese ad affrontare – per l’ennesima volta, visto che la politica ancora non ha fatto assolutamente nulla per trasformare in legge la sentenza della Consulta sul caso di dj Fabo e il suo suicidio assistito – un tema etico figlio di molte polemiche ideologiche. Ma ora, con la decisione del Comitato etico della Regione Marche (CERM) l’uomo ha ottenuto quel via libera che attendeva da tantissimo anno. La libertà di porre fine alla sua sofferenza.

Suicidio assistito, ora Mario potrà scegliere quando morire

La battaglia di Mario è stata sostenuta dall’associazione Luca Coscioni che, a più riprese, ha tentato anche di coinvolgere la politica e risvegliare la coscienza dei parlamentari e dei vari governi sul tema del suicidio assistito. Adesso, dopo lunghi mesi di valutazione, anche il Comitato etico ha sciolto le riserve. Questa la reazione di Mario alla notizia del via libera ottenuto.

“Adesso mi sento più leggero, mi sono svuotato di tutta la tensione accumulata in questi anni”.

Perché l’ex autotrasportatore di Pesaro è consapevole di aver portato avanti una battaglia di libertà non solo per se stesso, ma per tutti e lo ha ribadito a più riprese, scrivendo anche una lettera al Ministro della Salute Roberto Speranza.. Perché poteva scegliere la strada più facile, quella della Svizzera, dove il suicidio assistito è legale. E invece ha scelto di rimanere in Italia per far valere le sue ragioni e spingere – questa è la sua speranza e quella di tantissimi altri connazionali – a una riflessione politica sulla libertà di scelta.

Perché la sentenza della Consulta sul caso dj Fabo è stato il primo scalino che la classe politica ha deciso di non affrontare. Lo sottolinea anche Marco Cappato, tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni, al quotidiano La Stampa:

“Nessun malato ha potuto finora beneficiarne, perché il servizio sanitario si nasconde dietro l’assenza di una legge che definisca la procedura”.

E così, infatti, è stato anche per Mario che ha dovuto attendere per mesi la decisione del Comitato etico. Lunghe settimane in cui è stato sottoposto a decine di visite da parte dei medici che, alla fine, hanno inviato i risultato di questi rilevamenti sanitari al CERM che, prolungando di almeno due mesi la propria discussione interna, alla fine ha ravvisato tutti quei criteri necessari per dare il via libera al suicidio assistito.

Le quattro condizioni che hanno portato al via libera

Perché, secondo il parere della Corte Costituzionale, il comitato etico deve valutare la sussistenza di quattro caratteristiche (quasi empiriche) prima di assicurare la legittimità della richiesta di suicidio assistito:

1) è tenuto in vita da trattamento di sostegno vitali;
2) è affetto da una patologia irreversibile;
3) la sua patologia è fonte di sofferenze intollerabili;
4) lui è pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli.

Quattro criteri riscontrati nel corpo sofferente di Mario che da dieci anni vive e sopravvive solo con il supporto medico (può muovere solamente il mignolo della mano destra dopo quell’incidente stradale), non potrà mai migliorare le sue condizioni di salute, soffre per via del suo stato. Ma è completamente capace di indicare le sue volontà e ora potrà decidere quando porre fine alla sua sofferenza, diventata sempre maggiore nel corso degli anni.

(Foto IPP/Fabio Cimaglia)