Cultura e scienze

Marco Travaglio e l'intervista ad Alfredo Romeo

marco travaglio

Alfredo Romeo parla anche di Marco Travaglio e del Fatto Quotidiano nelle tante intercettazioni agli atti dell’inchiesta Consip: secondo il pensiero dell’imprenditore napoletano il quotidiano non sarà aggressivo nei suoi confronti in caso di acquisto dell’Unità a causa di un episodio accaduto nel maggio 2015: all’epoca il quotidiano parlò di Romeo citando le sue condanne in primo e in secondo grado ma non l’assoluzione in Cassazione. Secondo la ricostruzione di Romeo – piuttosto fantasiosa visto che sostiene che una querela per diffamazione avrebbe fatto chiudere il giornale – Travaglio, dopo l’intervista riparatrice che pubblicò sul Fatto (presente sul sito di Romeo), si sarebbe astenuto dall’attaccarlo. Racconta oggi Il Giornale:

Il quadro è quello disegnato da conversazioni tra l’imprenditore napoletano arrestato per corruzione e Carlo Russo, imprenditore fiorentino amico di famiglia dei Renzi, intercettate dai carabinieri nel settembre2016. Russo spiegava a Romeo che Matteo Renzi era «indiavolato» con gli azionisti della società editrice dell’Unità, per la situazione della testata e gli suggeriva di salvare il giornale con un’operazione di «un paio di milioni», soprattutto per ingraziarsi l’allora premier e avere un’occasione di contatto in più con il padre Tiziano, che in passato si è occupato anche di distribuzione ed editoria. «Riguardo alla molto probabile pubblicazione della notizia che il Romeo abbia acquisito L’Unità, – si legge nel riassunto che gli investigatori fanno del colloquio – quest’ultimo racconta un episodio che gli è occorso tempo addietro con il noto giornalista Marco Travaglio.
In sintesi il Romeo racconta che il Travaglio gli fece diversi attacchi mediatici e che poi, a seguito della smentita delle informazioni che aveva in possesso il giornalista, per evitare beghe giudiziarie che avrebbero portato alla chiusura del suo giornale, accettò di fare un’intervista al Romeo che, a detta di quest’ultimo, lo fece uscire a testa alta, quindi il Romeo ritiene che proprio per tale motivo Travaglio si asterrà dal fare attacchi se dovesse divenire pubblica la notizia dell’acquisto dell’Unità, tant’è che afferma: “Da allora non ha più toccato l’argomento Romeo”».

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L’intervista di Marco Travaglio ad Alfredo Romeo pubblicata sul sito dell’imprenditore napoletano

Oggi Il Fatto Quotidiano, dando conto del testo dell’intercettazione, replica nel merito:

ALFREDO ROMEO si vantava di poter controllare Il Fatto Quotidiano, dopo l’intervista fattagli dal direttore Marco Travaglio il 16 maggio 2015, concessa dopo un’inesattezza pubblicata su di lui in un articolo del nostro giornale, che aveva citato la sua condanna in I e II grado, senza ricordare l’assoluzione in Cassazione.
Il pover’uomo si illudeva: dopo avergli dato doverosamente la parola per ricostruire correttamente il suo vecchio processo, il Fatto non si occupò più di lui perché non c’erano notizie fresche. Poi, il 23 dicembre scorso, fu proprio il Fatto a rivelare l’inchiesta Consip su Romeo, la Consip & C.

In ogni caso nell’intervista del 16 maggio 2015 due domande, con le relative risposte, tornano improvvisamente d’attualità: quella sulla corruzione e quella su Matteo Renzi:

Ritiene che in Italia si faccia abbastanza contro la corruzione, o avrebbe soluzioni da suggerire al governo e al Parlamento?
Mi faccia fare l’avvocato. Ho parlato di competenza dei magistrati e di burocrazia: nessuna impresa ha interesse a gravarsi di costi impropri e di rischi penali. Le imprese vorrebbero misurarsi solo sulla qualità dei loro prodotti e servizi. Perché è lì che si può fare sviluppo e avere margini. Ma tra maglie della burocrazia, incertezza delle regole e variabili interpretative, la corruzione diventa un rischio fisiologico. E paradossalmente solo chi ha una grande forza economica può difendersene. I piccoli sono stritolati da un sistema dove il confine tra concussione e corruzione è troppo labile. Un suggerimento lo do: porre un’attenzione normativa al tema della concussione, che è fisiologica ovunque ci sia un rapporto dominante di una parte a sfavore dell’altra, come appunto nei rapporti con la PA. Il cui potere è tutto nella rete degli “atti dovuti” a cui essa sottopone le controparti.
Lei ha sostenuto Renzi anche finanziariamente. È soddisfatto della sua linea sulla giustizia? Che pensa dei suoi frequenti scontri con la magistratura? E della sua decisione di candidare condannati decaduti come De Luca in Campania o indagati come la Paita in Liguria?
Renzi fa bene ad andare per la sua strada, che è quella dell’esercizio del potere esecutivo. Il principio di non colpevolezza previsto dalla Costituzione comporta che tutti (compresi De Luca e Paita) possono esercitare i propri diritti di elettorato attivo e passivo fino all’eventuale condanna definitiva. Ciò detto, il nostro -notavano 40 anni fa giuristi di sinistra come Barcellona e Cotturri – è un Diritto borghese del primo 800: dunque per pochi, nel cui ambito i nostri giuristi pretendono, ancora oggi, di ricondurre società e situazioni totalmente differenti, e che andrebbe totalmente ripensato alla luce della natura e della velocità della società contemporanea. Un disegno epocale che richiederebbe un sapere nuovo. Al presidente Renzi suggerirei di lanciare questa sfida, per lasciare un segno nella storia d’Italia.

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