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Perché Salvini dovrebbe preoccuparsi se Stephan Baillet scrive «Uccidi più anti-bianchi possibile»

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Ci sono molte somiglianze tra Brenton Tarrant, l’attentatore di Cristchurch e Stephan Balliet, l’attentatore della sinagoga di Halle. Entrambi hanno deciso di filmare le proprie gesta e di trasmetterle in streaming. Entrambi hanno pubblicato una sorta di “manifesto”. Entrambi si ispirano in maniera chiara ad un’ideologia che definire neonazista è riduttivo. Né Tarrant (che ha attaccato una moschea e un centro culturale islamico) né Balliet ce l’hanno in modo particolare con gli ebrei. Loro fanno parte della sempre più folta schiera di quei sovranisti bianchi che escono da forum e imageboard per passare all’azione e uccidere: sono i suprematisti bianchi.

La lunga scia di sangue del suprematismo bianco

Tarrant e Balliet non sono certo gli unici. Nel luglio del 2011, quando Abu Bakr al-Baghdadi non era ancora il capo dell’ISIS, Anders Breivik uccise 77 persone in due distinti attacchi terroristici. Le vittime? Principalmente suoi concittadini, ragazzi norvegesi. Oltre alla scia di sangue innocente Breivik lasciò un manifesto di 1518 pagine dal titolo 2083 – A European Declaration of Independence in cui si descriveva come una cavaliere templare che avrebbe dovuto liberare l’Europa dagli invasori assieme ai suoi compagni d’arme.  Nel suo manifesto Tarrant attinge a piene mani dalle visioni di Breivik. Niente di originale in entrambi i casi, è materiale che circola da anni. E l’aspetto interessante (o inquietante) è che certe parole d’ordine non sono più appannaggio dei gruppi di “svitati” o “lupi solitari”, come vengono chiamati generalmente i terroristi bianchi.

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Non tutti lasciano scritto qualcosa. Come il caso di Luca Traini, il nostro suprematista bianco. Altri invece scrivono per rendere evidente il rimando a chi li ha preceduti e chi prima di loro è entrato in azione. È il caso del manifesto attribuito al killer di El Paso dal titolo The Inconvenient Truth About Me che nella prima riga dice appunto di appoggiare l’attentatore di Christchurch e il suo manifesto. A sua volta Tarrant nel suo La Grande Sostituzione aveva dichiarato di essersi ispirato a Breivik, Traini ma anche a «Dylan Roof [l’attentatore di Charleston], Anton Lundin Pettersson [il killer di Trollhattan], Darren Osbourne [l’attentatore di Finsbury Park]». Come si vede di questi cosiddetti “lupi solitari” ce ne sono parecchi in circolazione. La mancanza di un’organizzazione articolata non deve trarre in inganno, vengono tutti fuori dalla stessa covata.

Il “manifesto” di Stephan Balliet

Nel caso di Stephan Balliet il cosiddetto manifesto che ha lasciato dietro di sé è piuttosto scarno. Consta sostanzialmente di una serie di fotografie nelle quali descrive le armi che intende usare e come. E di una pagina dove spiega il suo “piano”, quello di colpire la sinagoga della sua città. Al solito il testo è ricco di riferimenti alla cultura gamer, a quella dei chan, ai meme. Ed è zeppo di epiteti razzisti. In particolare però c’è un passaggio interessante nell’ultimo paragrafo. Quello dove l’attentatore spiega perché ha scelto proprio una sinagoga.

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«I originally planned to storm a mosque or an antifa “culture” center, which are way less defended, but even killing 100 golems won’t make a difference, when on a single day more than that are shipped to Europe». Così scrive per spiegare che sì, aveva valutato la possibilità di colpire una moschea o un centro di cultura “antifa” ma non avrebbe fatto alcuna differenza perché ogni giorno centinaia di musulmani vengono mandati (spediti) in Europa. L’unico modo per vincere questa battaglia è «tagliare la testa dello ZOG [presumibilmente un riferimento allo Zionist Occupation Government] ovvero gli ebrei [kike è un termine dispregiativo]». Torna qui la retorica della grande invasione: gli immigrati vengono mandati in Europa, non scelgono volontariamente di farlo. A gestire l’invasione sono ovviamente gli ebrei, come ai bei tempi del nazismo. E non è un caso che pure nel linguaggio politico comune non ci si faccia alcuno scrupolo a parlare di invasione e a puntare il dito contro l’ebreo di turno: George Soros, il finanziatore delle ONG e di tutti i buonismi.

«Uccidi quanti più anti-Bianchi possibile»

Baillet quindi, stando a quanto scrive, non è solamente un antisemita. I suoi obiettivi lo spiegano chiaramente. Il primo è una dimostrazione pratica delle capacità delle armi non convenzionali (gran parte del suo “arsenale” è composto da armamenti modificati riadattati, siamo in Europa dove l’accesso a certe armi è più difficile rispetto agli USA). Per inciso questo obiettivo è fallito perché Baillet, che evidentemente era poco preparato, non è riuscito a far funzionare il suo armamento. Il secondo obiettivo è «aumentare il morale degli altri bianchi oppressi» tramite la condivisione del video dell’attacco. Ecco di nuovo la retorica del suprematista bianco che si sente vittima di razzismo a casa propria e prova a dipingersi come una minoranza oppressa.

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È un rovesciamento della realtà che è uno dei topoi letterari della produzione dell’alt-right. Non sono loro i violenti, la loro è solo una reazione perché siamo stati invasi, perché vogliono imporci leggi e tradizioni che non ci appartengono e così via. L’ultimo obiettivo è «uccidere quanti più anti-Bianchi possibile, preferibilmente ebrei». Gli ebrei sono sì un obiettivo ma più in quanto “anti bianchi” e non sono certo gli unici a far parte della categoria.

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Gli anti bianchi sono a vario titolo quelli elencati nella lista degli “achievements” (come in un videogame) come ad esempio musulmani, traditori, comunisti, cristiani e così via. Ci sono i Bianchi e ci sono i collaborazionisti insomma. Ed è evidente che questa ideologia non è frutto della mente di un pazzo (o di molti pazzi visti i numerosi episodi). Sono i germogli di semi che sono stati piantati molto tempo fa su forum come Storm Front. Piano piano certe parole chiave si sono fatte strada anche nel linguaggio politico. Non quello delle formazioni di estrema destra ma di partiti perfettamente inseriti e legittimati nell’ambito costituzionale. Chi ha indagato sulla storia di Gianluca Savoini ad esempio ha scoperto quanto il pensiero neonazista e “nero” abbia impregnato la Lega Nord e la redazione del quotidiano La Padania. Non c’è nemmeno più bisogno di andare a caccia dell’ebreo (certo, se sei George Soros si fa un’eccezione) perché si può tranquillamente parlare di sostituzione etnica o sostituzione di popolo. E quelle poche righe del “manifesto” dell’attentatore di Halle dimostrano che anche lui è uno che crede a queste teorie.

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E proprio perché queste persone non sono dei “pazzi” e utilizzano lo stesso linguaggio e gli stessi concetti (appena ripuliti o depurati) nei quali pescano partiti come la Lega o Fratelli d’Italia che è importante una presa di posizione decisa da parte dei leader della destra italiana. Perché quel linguaggio dove i “buonisti”, i “radical chic”, i volontari delle ONG o di Emergency, quelli con “la maglietta rossa” vengono presentati come nemici della Nazione. Non perché siano responsabili di quanto è accaduto in Nuova Zelanda, in Norvegia o in  Germania. Non perché siano i mandanti morali (come si  usava dire) di questi attacchi: sarebbe come quando loro chiedono ai musulmani di scusarsi per gli attacchi terroristici. Ma perché scelgono di ignorare l’esistenza dei terroristi bianchi, magari dicendoci che sono dei “deficienti” che in ogni caso il terrorismo islamico ha fatto più morti.

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