Politica

Mafia Capitale e il sistema PD spazzato via

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Il Messaggero di oggi traccia un bilancio su Mafia Capitale a due anni dalle notizie sull’indagine che ha cambiato irreversibilmente la politica romana. e mentre alcuni imputati come Ozzimo e Odevaine hanno ottenuto pene lievi grazie ai riti abbreviati e in aula è battaglia tra accusa e difesa sul vincolo associativo, quel che resta, racconta Ernesto Menicucci, è il tracollo della politica romana tradizionale: l’inchiesta giudiziaria non ha risparmiato Alemanno e molti esponenti del centrodestra, ma è sul Partito Democratico capitolino che si sono visti gli effetti maggiori:

Molti di quei protagonisti o sono spariti dalla vita pubblica (vedi Lionello Cosentino, che era segretario romano del Pd),o sono ancora nelle maglie della giustizia oppure ancora sono usciti da questi due anni talmente ammaccati da essere difficilmente riproponibili. Una nomenklatura piddina che va da Mirko Coratti, un tempo potentissimo presidente dell’Assemblea Capitolina, passa per Francesco D’Ausilio, primo capogruppo di quella consiliatura, e arriva all’assessore Daniele Ozzimo e Pierpaolo Pedetti, fino al minisindaco di Ostia Andrea Tassone, intorno al quale il commissario dem Matteo Orfini voleva costruire la “giunta della legalità”poco prima che lo stesso Tassone venisse arrestato nella seconda ondata di Mafia Capitale.

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Mafia Capitale: il sistema PD spazzato via (Il Messaggero, 30 novembre 2016)

Non che non ci fossero, e ben chiari, i segnali della decadenza già prima del 2 dicembre 2014: dall’ultimo Veltroni i Dem vivono una Crisi Capitale fatta di correntismo, beghe interne, mancanza di un leader territoriale riconosciuto.

La risposta, nel 2013, fu l’esperimento del sindaco proto-grillino (Marino, appunto) e poi, esplosa Mafia Capitale, quella di cercare di arginare il fenomeno tagliando qua e là qualche ramo, senza però “bonificare” in profondità la pianta. Nei sei mesi del 2015 che passano tra la prima e la seconda ondata, il vero tempo perso dalla politica cittadina, il Pd prima ha blandito l’ex sindaco, poi l’ha difeso a spada tratta, infine lo ha “ucciso” (politicamente, chiaro).
Tutti i tentativi di rimettersi davvero in carreggiata, però, sono naufragati. Il commissariamento Orfini ha“sfaldato”ancora di più il partito, in una lotta infinita tra bande contrapposte. Il Marino-ter, la giunta varata a luglio del 2015, è durato lo spazio di un mattino e anche l’esperienza commissariale affidata a Francesco Paolo Tronca, il prefetto venuto dal Nord, non ha dato i risultati sperati, anche se era stata annunciata come l’avvento – parole renziane – di un vero “Dream Team”. Così, dopo Tronca, è arrivata la Raggi

Insomma, dopo Marino gli errori politici del PD hanno portato al disastro attuale. Quanti anni ci vorranno per ricostruire?