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E il M5S non chiede più i centomila euro a chi esce dal gruppo

gelsomina silvia vono

Luigi Di Maio rilascia oggi un’intervista a Luca De Carolis sul Fatto Quotidiano e annuncia (o meglio, dice senza dire come suo costume) un cambio di strategia piuttosto netto sulla questione dei voltagabbana, ovvero di chi lascia il gruppo del MoVimento 5 Stelle per accasarsi da altre parti. Tutto parte da una domanda sul taglio dei parlamentari:

Martedì si vota il taglio dei parlamentari: teme imboscate? “Mi aspetto che venga votato a grande maggioranza e in modo trasversale, anche dai parlamentari di opposizione. Il 90% degli italiani vuole il taglio”. Potrebbe marcare visita qualche grillino: si parla di altri parlamentari in uscita.

Ma il capo M5S ha un’altra idea: “Non ho segnali di altre uscite, ma voglio dire che certi comportamenti non sono tollerabili. Sabato ho sentito in conference call gli avvocati del M5S, e abbiamo deciso di chiedere a chi è uscito i soldi delle restituzioni non effettuate e quelle per gli anni che passeranno in un’altra forza politica. Per esempio anche a Silvia Vono (la senatrice passata con Renzi, ndr), che non restituiva da ottobre. Questi parlamentari hanno firmato un contratto e devono rispettarlo”.

di maio decreto immigrazione - 2

Di Maio quindi sceglie di non chiedere più la “multa” da 100mila euro che a molti sembrava incostituzionale ma che invece a guardar bene era proprio incostituzionale, come è stato anche costretto ad ammettere chi, come il senatore e nientemeno che professore di diritto Ugo Grassi, durante la campagna elettorale 2018 diceva che forse no perché c’era il Sudafrica da considerare (Sudafrica, Sudafrica, quante volte ti ho visto sulla cartina geografica e ti ho sottovalutato…). L’avvocato Lorenzo Borré spiega a neXt Quotidiano che gli avvocati M5S “probabilmente si fanno forti di un parere delle agenzie delle entrate che definisce le restituzioni un’obbligazione giuridica (e non un’obbligazione naturale), ma la Corte d’Appello di Napoli invece ritiene le restituzioni di parte dello stipendio un’obbligazione naturale”.

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