Politica

Il M5S diviso tra quarantini e sessantini

Tra i delusi c’è certamente Alessandro Di Battista, punto di riferimento di qualche “quarantino”. In un’altra riunione, quelle del martedì in cui Di Maio riunisce ministri, sottosegretari e i due capigruppo, Di Battista – raccontano – va su tutte le furie

alessandro di battista chi l'ha visto

Il MoVimento 5 Stelle si divide tra quarantini e sessantini. Ovvero tra il 60% che ha detto no al processo a Salvini per la Diciotti e il 40% che ha detto sì. La definizione è di Ilario Lombardo, che sulla Stampa oggi racconta quando è nata:

È un lunedì di un mese fa, quando alla Camera si ritrovano per la riunione settimanale un pugno di parlamentari e membri della comunicazione. Ci sono i capigruppo d’aula, di commissione, il tesoriere. Qualcuno lamenta che durante l’assemblea per discutere del voto salva-Salvini, Paola Taverna abbia definito i dissidenti «una piccola pletora di miserabili». Francesco Silvestri, vicecapogruppo a Montecitorio, cerca di difendere la ruvida collega: «Sono molti di più i quarantini che attaccano e criticano i sessantini» dice Silvestri.

Sono definizioni ormai di uso comune nel M5S e stanno a indicare quelli del 40 per cento che, su Rousseau, si è espresso contro il leghista, e quelli del 60 per cento che invece lo ha graziato. Tra i delusi c’è certamente Alessandro Di Battista, punto di riferimento di qualche “quarantino”. In un’altra riunione, quelle del martedì in cui Di Maio riunisce ministri, sottosegretari e i due capigruppo, Di Battista – raccontano – va su tutte le furie. Siamo a marzo. Argomento: gli F35. Per l’ex deputato cedere agli Stati Uniti «è un errore». L’ennesimo dietrofront dopo Tap, Ilva, Muos… «Dobbiamo tornare a fare il Movimento – è la sua accusa – Dobbiamo mantenere quello che abbiamo promesso».

Qualche giorno dopo, Di Battista riappare e in video manda un messaggio inequivocabile: «Dobbiamo avere più coraggio in politica estera».

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