Cultura e scienze

M49 è vivo: il grande ritorno dell’orso Papillon

L’altro giorno ha sfondato la porta di una malga (come se fosse di carta), ma si è dovuto accontentare di un po’ di zucchero e di una confezione di uva sultanina. In una baita della zona, dove è entrato con una zampata, ha trovato invece una bottiglia d’olio e in mancanza di meglio si è scolato pure quella

orso m49

Papillon, l’orso M49, è in fuga tra Trentino e Alto Adige dallo scorso luglio. Era stato catturato dalla provincia di Trento ma è riuscito a scappare dal recinto con una dinamica che ancora non si è capita. E oggi, dopo un letargo cortissimo, è tornato a scorrazzare alla ricerca di cibo attraverso boschi, sentieri e pascoli deserti come non sono stati mai. Repubblica spiega oggi che dietro di lui, seguendo le sue tracce sulla neve (perché in alta quota i versanti sono ancora innevati) ci sono le squadre di forestali che lo inseguono per eseguire l’ordinanza di cattura o abbattimento emessa già l’estate scorsa, quando l’orso fu protagonista di un’incredibile evasione dal recinto che la Provincia autonoma di Trento ha costruito a pochi chilometri dal capoluogo per gli orsi “problematici”. Era il 15 luglio del 2019 e da quel giorno l’orso — capace di superare indenne una recinzione elettrica alta 4 metri e mezzo — venne chiamato Papillon.

orso m49 fuga
La fuga dell’orso M49 (Corriere del Trentino, 16 luglio 2019)

M49 sta dimostrando una grandissima abilità non solo nelle evasioni ma anche nelle intrusioni:

L’altro giorno ha sfondato la porta di una malga (come se fosse di carta), ma si è dovuto accontentare di un po’ di zucchero e di una confezione di uva sultanina. Tutto quello che c’era in dispensa vista la chiusura stagionale, ha raccontato il titolare della struttura, Aldo Paoli. Un po’ poco per un animale di 140 chili, affamatissimo dopo la pausa invernale. In una baita della zona, dove è entrato con una zampata, ha trovato invece una bottiglia d’olio e in mancanza di meglio si è scolato pure quella.

I sindaci dell’altopiano di Piné (siamo a una ventina di chilometri da Trento) hanno subito lanciato l’allarme alla popolazione: «Oltre a stare in casa per evitare contagi, tenete al chiuso anche gli animali e non lasciate all’aperto avanzi di cibo che potrebbero attirare l’animale. Se trovate tracce al suolo chiamate subito i forestali».

Nelle scorse stagioni fu protagonista, da solo, del 90 per cento dei danni provocati ad allevatori e apicoltori del Trentino. E adesso è libero: per lui niente quarantena da Coronavirus. Che invidia!

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