Opinioni

Luigi Di Maio non vuole più il confronto tv con Renzi

Luigi Di Maio su Facebook ha pubblicato poco fa un lungo post in cui ha fatto il punto sulle elezioni in Sicilia e ad Ostia. La parte più interessante del post però è quella in cui parla del confronto tv con Matteo Renzi, che era stato programmato a DiMartedì da Giovanni Floris il 7 novembre. Di Maio infatti sembra non voler più fare il confronto, visto che – sostiene – il candidato premier del Partito Democratico non è più il segretario del PD:

Il Pd è politicamente defunto. A quello che leggo oggi sui giornali in interviste di esponenti Pd, non sappiamo neanche se Renzi sarà il candidato premier del centro sinistra. Anzi, secondo le ultime indiscrezioni riportate dai media, a breve ci sarà una direzione del Pd dove il suo ruolo sarà messo in discussione. Il nostro competitor non è più Renzi o il Pd. Combattiamo contro l’indifferenza che genera l’astensione.
Avevo chiesto il confronto con Renzi qualche giorno fa, quando lui era il candidato premier di quella parte politica. Il terremoto del voto in Sicilia ha completamente cambiato questa prospettiva. Mi confronterò con la persona che sarà indicata come candidato premier da quel partito o quella coalizione.

luigi di maio matteo renzi
È bene chiarire che sebbene ci siano piani dei maggiorenti PD per un altro candidato premier, nulla di ufficiale è finora pervenuto ed è difficile che lo sia nei prossimi giorni visto che l’apertura ufficiale della campagna elettorale è ancora lontana. Nella sfida lanciata da Di Maio a Renzi (e accettata dal segretario PD) non si faceva poi cenno al fatto che fosse il candidato premier.
luigi di maio matteo renzi
Insomma, quella di Di Maio, se confermata in modo meno sibillino, sarebbe una ritirata strategica. A quanto apprende l’Adnkronos, il Movimento 5 Stelle non intende lasciare la ‘sedia vuota’ domani sera a Di Martedì, la trasmissione di La7 condotta da Giovanni Floris. Secondo quanto trapela dalla comunicazione pentastellata, sarà Alessandro Di Battista probabilmente a prendere il posto di Di Maio. Ma il duello con Renzi sarà alternato, non diretto: stando alle ultime indiscrezioni, infatti, Renzi e Di Battista risponderanno in due momenti distinti alle domande del conduttore. Ovviamente in questo modo non sarebbe un confronto, ma due interviste distinte.
EDIT: Matteo Renzi sfotte Di Maio per la rinuncia:
matteo renzi luigi di maio 1

Luigi Di Maio mi ha sfidato a un confronto televisivo.
Ha scelto la data, dopo il 5 novembre.
Ha scelto la rete TV, La7.
Ha scelto il conduttore, Floris.
Ha fatto tutto lui.
Io ho semplicemente accettato perché Di Maio è il leader del Movimento 5 stelle che in tutti i sondaggi se la batte con il Pd per il primo posto nel proporzionale. E siccome due milioni di italiani mi hanno chiesto sei mesi fa di guidare il Pd, ho pensato fosse un gesto di rispetto accettare un confronto pubblico e trasparente davanti agli italiani. Mi sembra un modo giusto e onesto di far politica.
Oggi Di Maio scappa.
Da giorni sapevamo che stavano litigando al loro interno dopo i precipitosi tweet dell’onorevole campano. Che avevano paura.
Ma non credevamo che arrivassero al punto di fuggire così.
Mi spiace. Da padre prima che da politico. Di Maio potrebbe essere il nuovo presidente del consiglio, se vinceranno loro. Mi spiace per i miei figli pensare che gli italiani rischino di essere guidati da un leader che è senza coraggio. Che ha paura di confrontarsi. Che inventa scuse ridicole.
Chi è il leader del Pd lo decidono le primarie, cioè la democrazia interna. Non lo decidono le correnti, non lo decide il software di un’azienda privata, non lo decide Di Maio. Lo decide un popolo meraviglioso che viene ogni giorno insultato sul web da profili falsi e odiatori veri.
La loro fuga nasce dalla paura, tutto qui.
Avevo preso l’impegno con Giovanni Floris di partecipare a questa trasmissione. Io ci sarò, lo stesso.
E risponderemo su tutto, dalla Sicilia alle tasse, dai vaccini alle banche, dall’economia alla politica estera.
So di giocare in trasferta.
Ma un leader che vuole governare l’Italia deve far fronte a enormi sfide: terrorismo internazionale, sicurezza globale, disoccupazione, lotta alla corruzione.
Se un leader che vuole governare l’Italia con queste sfide ha paura di uno studio televisivo, semplicemente non è un leader.