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L'imbarazzante intervento di Luigi Di Maio su Maria Elena Boschi a Otto e Mezzo

maria elena boschi di maio

Luigi Di Maio si è presentato ieri a Otto e Mezzo per raccontare i motivi della mozione di sfiducia presentata dal MoVimento 5 Stelle nei confronti della ministra Maria Elena Boschi. L’intervento del vicepresidente grillino della Camera è particolarmente significativo perché inanella una serie di “inesattezze” che andiamo a discutere e una proposta sulla governance delle banche fallite invece interessante.

Di Maio e la mozione contro la Boschi a Otto e… di next-quotidiano
Cominciamo dall’inizio. Dopo la prima domanda di Lilli Gruber Di Maio esordisce così:

“C’è un conflitto di interessi enorme che si è verificato nell’ultimo anno perché il governo con dentro la ministra Boschi ha fatto tre decreti che intervengono sulla banca della famiglia Boschi. Uno dei primi atti ha fatto schizzare le azioni della banca… Il padre era vicepresidente ed era nel CdA, il fratello era manager, la cognata ci lavorava e lei deteneva delle azioni. È una banca di riferimento… forse non solo della famiglia Boschi perché sarebbe interessante andare a vedere se quelli che hanno ricevuto fidi sono gli stessi che hanno finanziato campagne elettorali del PD e di Matteo Renzi”

Nell’ordine:
1. Banca Etruria non è di proprietà della famiglia Boschi
2. Riguardo le azioni di Banca Etruria, questo grafico dimostra che i movimenti “sospetti” sui titoli hanno investito in maniera assolutamente marginale Banca Etruria rispetto agli altri istituti nel periodo precedente al decreto del governo.

banche popolari plusvalenze
Le plusvalenze sulle banche popolari (Repubblica, 13 febbraio 2015)

3. Mentre il grosso del movimento dei titoli è arrivato dopo l’annuncio del decreto del governo, come è assolutamente normale che sia
maria elena boschi banca popolare etruria 1
L’andamento del titolo Banca Etruria nei giorni “caldi” (da Phastidio.net)

4. Invece l’argomento su fidi e finanziatori del Partito Democratico è facilmente verificabile da parte dell’onorevole Di Maio, che quindi potrebbe appunto leggere prima di accusare.
Paolo Mieli fa notare che era meglio controllare prima e fare la mozione di sfiducia al presidente del Consiglio, se ci sono gli argomenti. Poi chiede a Di Maio quante azioni ha la Boschi della banca. La risposta è questa:

Di Maio: Sono 1557 azioni
Mieli: Da?
Di Maio: Il valore lo stanno…
Mieli: Più o meno quanto?
Di Maio: Non conosco il valore preciso della singola azione anche perché…
Gruber: Ma parliamo di cosa? Cinquantamila euro? Cinquemila? Cinquecentomila?
Di Maio: Sì, sì, sì, ovviamente lo vedremo nelle ultime ore…

È incredibile che Di Maio ricordi il numero delle azioni in capo a Maria Elena Boschi ma non ne ricordi il valore, visto che è evidenziato nella stessa dichiarazione della ministra in cui è fissato il numero di azioni in possesso. Il valore era di 1100 euro. Diciamo “era” perché dopo il decreto del governo gli azionisti di Banca Etruria (e delle altre tre banche) hanno perso tutto. Di Maio sta accusando di conflitto d’interesse una che ha perso le sue azioni, e in un’altra parte della trasmissione dirà anche che le azioni della banca sono cresciute del 65%. Quello che omette di segnalare è che si poteva fare una plusvalenza (della mostruosa cifra di un migliaio di euro prima delle tasse) se si fosse venduto ai massimi, ma la Boschi ha acquistato le azioni a 0,70 euro mentre il punto massimo di quotazione è stato di 0,64 euro. Se le avesse vendute ci avrebbe comunque perso anche nel punto di massimo valore toccato. Poi Di Maio parla del decreto legislativo ancora da approvare:

“Il terzo decreto legislativo scuda il padre del ministro Boschi da eventuali azioni di responsabilità degli azionisti e degli obbligazionisti truffati perché in quella norma c’è scritto che adesso per promuovere le azioni di responsabilità coloro che sono stati in questo momento truffati devono chiedere il parere a Banca d’Italia. Ora, noi sappiamo che la prima in conflitto d’interessi in questo paese è Banca d’Italia perché in Banca d’Italia ci sono le banche… […] Noi abbiamo sempre detto che la Banca d’Italia è in conflitto d’interessi perché, a differenza della banca ad esempio inglese, è partecipata dalle banche. Ora, lei mi deve dire: se queste persone che hanno perso tutto devono fare un’azione di responsabilità devono chiedere a banchieri se fare un’azione di responsabilità. E questi sono decreti che intervengono su una banca che non solo è della famiglia Boschi…”

1. La Banca d’Italia ha promosso a partire dalla fine del 2012 una serie di azioni contro Banca Etruria che hanno portato all’azzeramento del CdA, al commissariamento dell’istituto e a una serie di multe nei confronti dei suoi componenti, tra cui – sorpresa sorpresa! – il padre di Maria Elena Boschi. Il tutto mentre la politica – tutta, compresi i 5 Stelle – non c’era e se c’era dormiva. Le azioni di Banca d’Italia hanno portato oggi alla risoluzione di Banca Etruria e al passaggio ad altra proprietà. Sulle obbligazioni subordinate invece la vigilanza spettava alla Consob.
2. Le banche sono proprietarie delle azioni di Banca d’Italia che però è un istituto di diritto pubblico e la nomina del governatore spetta, per statuto, al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio (articolo 18 dello Statuto):

1. La nomina del Governatore, il rinnovo del suo mandato e la revoca nei casi previsti dall’articolo 14.2 dello statuto del SEBC, sono disposti con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri, previa deliberazione del Consiglio dei ministri, sentito il parere del Consiglio superiore.

3. In più, i vertici delle banche sono perseguibili a livello penale:

Stiamo parlando di responsabilità degli amministratori nei confronti della società, non verso i creditori sociali o verso i soci o terzi, questi trattati rispettivamente dagli articoli 2394 e 2395. L’azione viene, come ben possiamo constatare, presa su iniziativa della società, ma è doveroso ricordare che le banche in cui lavoravano gli ex dirigenti tecnicamente non ci sono perché sono state create 4 nuove banche ed una “bad bank”, e non essendo possibile un’assemblea che promuove e delibera vi sono al suo posto i commissari speciali, il comitato di sorveglianza e la Banca d’Italia. (Bufale.net, David Puente)

4. Non si capisce perché Banca d’Italia, che ha commissariato Banca Etruria, dovrebbe poi negare le azioni di responsabilità che sono conseguenza delle sue azioni, secondo Di Maio.
Infine Di Maio spiega cosa avrebbe fatto il MoVimento 5 Stelle per salvare le banche:

“Per aiutare una banca ci sono tre strade. Una si chiama Bail In: se la banca fallisce se la prendono con i risparmiatori. Un’altra è il Fondo Interbancario, cioè le banche mettono i soldi e se una banca fallisce la aiutano le banche. Terza è il Bail Out: i soldi ce li mettono i cittadini. Ma allora lo Stato deve avere la governance della banca. Se lo Stato interviene in una banca allora lo stato deve avere la governance della banca. In ogni caso qui lo Stato con Cassa Depositi e Prestiti garantisce se le cose vanno male. Poi c’è il credito d’imposta: dando alle banche la parte buona di queste banche ci sono delle tasse dei cittadini in credito d’imposta che si spendono. Noi avremmo fatto intervenire il Fondo Interbancario che avrebbe salvato le banche con i soldi delle banche, l’Unione Europea ci ha detto di no ma questo è stato fatto per le banche tedesche. Qui ci sono due concetti: o le banche salvano le banche fallite o lo Stato governa la banca. Invece così si azzerano i risparmi e si danneggiano le persone”

1. Tutta questa chiacchiera nulla c’entra con il ministro Boschi.
2. Il credito d’imposta è un credito di cui è titolare un contribuente nei confronti dello Stato. Nella fattispecie, le tre banche che hanno ricostituito le quattro popolari risolte godranno di un credito d’imposta per gli anni a venire. Piaccia o non piaccia questo meccanismo – a noi no – che ci perdano gli altri cittadini è quantomeno dubbio.
3. Il Fondo Interbancario che Di Maio voleva far intervenire si chiama “Fondo Interbancario per la Tutela dei Depositi” e, come dice il nome stesso, serve a tutelare i depositi dei risparmiatori fino a 100mila euro come da normativa del Bail In; Di Maio voleva utilizzarlo per tutti i creditori delle quattro banche.  Lo avrebbe prosciugato. E in caso di necessità nel 2016 chi avrebbe pagato? In più, questa non era la proposta dei 5 Stelle come dice il confuso presidente della Camera: era invece la proposta di Bankitalia e del governo che l’UE ha bocciato.
4. Infine, la proposta dei 5 Stelle che prevede che lo Stato salvi le banche diventandone azionista è quanto è accaduto quando Mario Monti ha salvato il Monte dei Paschi di Siena. La differenza, però, e qui bisogna ammettere che la frase di Di Maio è invece interessante, è che lo Stato quando salva la banca possa scegliere la governance: Di Maio sta proponendo di (ri)nazionalizzare le banche in difficoltà. Il che non è del tutto privo di senso ed è di certo preferibile all’opzione “Salvo la banca con i soldi dei cittadini e poi me la gestisco io” che è stata perseguita dai governi italiani.
A parte questo, l’intervento, interrotto spesso da Mieli e Gruber costretti a correggere le “inesattezze” del vicepresidente della Camera dimostra che le responsabilità del governo in questa storia sono tantissime – ne abbiamo parlato qui. Ma le fregnacce e la propaganda dell’opposizione, che sfrutta il bersaglio grosso Boschi invece di entrare nel merito dell’accaduto, peggiorano di molto la situazione. Che in Italia, come sempre, è grave ma non seria.

Leggi sull’argomento: La mozione del MoVimento 5 Stelle su Maria Elena Boschi (non ha molto senso)