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L'Italia che cade in pezzi

La scuola Pessina di Ostuni come la punta dell’iceberg. Il soffitto caduto nell’istituto riaperto da pochi mesi dopo due milioni di euro spesi nei restauri è solo l’ultimo degli incidenti causati da incuria o cialtroneria nei lavori e nei collaudi che i piani del governo per la #scuolabella non hanno finora evitato. E oggi solo raccontare o contare gli ultimi somiglia a una rassegna di disastri annunciati, nelle quali le tragedie sfiorate e quelle accadute non insegnano nulla.
 
L’ITALIA CHE CADE IN PEZZI
Sono decine gli incidenti scolastici legati alla cattiva manutenzione o allo stato delle strutture. A febbraio il distacco dell’intonaco in una scuola di Pescara causò il ferimento di tre studenti. A gennaio in un asilo lombardo il cedimento diparti di un soffitto ha ferito una bambina. L’8 gennaio del 2014 a Lecce uno studente ha perso la vita a causa del cedimento di una grata. A febbraio del 2014 crolla l’intonaco di un soffitto in una scuola elementare di Palermo: rimangono feriti tre bambini di quarta. E, tornando ancora più indietro nel tempo, nel 2008 nel liceo Darwin di Torino la vittima fu uno studente di 17 anni, dopo il cedimento di un controsoffitto: 17 i feriti. Resta uno dei casi più gravi.

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La foto pubblicata dal Corriere sul crollo del soffitto alla scuola Pessina di Ostuni

Alla scuola Pessina nessun morto, ma il giorno dopo scatta la caccia ai responsabili. Antonio Massari riepiloga la storia dell’appalto dei lavori di cui abbiamo parlato ieri:

Questa storia inizia nel 2009,quando l’appalto viene assegnato: sindaco era Giuseppe Tanzarella ,centrosinistra. La “Pessina” risale al Ventennio e non v’è dubbio che avesse bisogno di una ristrutturazione e una messa in sicurezza. Nel 2009 – si legge negli atti – viene “approvato il progetto esecutivo”, predisposto dall’ingegner Salvatore Molentino e dall’architetta Stefania Farina per un “importo di 1,36milioni di euro”. Una cifra che appare già abbastanza bassa,considerata la mole di lavoro necessaria, ma non basta: la gara verrà pure vinta al ribasso. La base d’asta non è neanche pari alla cifra stabilita poiché, negli atti, si scopre che venne fissata a 963mila euro. Il ribasso è davvero considerevole: “I lavori – si legge nella delibera – vengono affidati in via provvisoria alla ditta Brocca Palmiro da Lecce con ribasso del 25%”.
Tradotto in cifre: la ditta Brocca s’impegna a chiudere il lavoro per appena 750mila euro. Due anni dopo, però, l’azienda spiega al Comune che, nel frattempo, sisono verificati dei problemi.Non si tratta di eventi imprevisti.I problemi riguardano infatti“l’utilizzo della discarica comunale”e la necessità di individuare “un recapito finale autorizzato a ricevere il materiale delle demolizioni”. E ancora: il fatto che “l’edificio non è stato consegnato libero da tutti gli arredi” e s’è dovuto “procedere allo smontaggio di diversi scaffali”; la “sostituzione del solaio di copertura avvenuta durante la stagione invernale 2010-2011 caratterizzata da diverse giornate di pioggia che hanno rallentato i lavori”; solo durante “la demolizione si è potuto prendere conoscenza della costituzione di tutte le murature di separazione delle aule e dei limitati appoggi delle travi portanti le stesse”.

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Dal sito del Comune di Ostuni

Nel giugno 2012 direttore dei lavori diventa l’ingegner Roberto Melpignano, e intanto la cifra iniziale di 1,3 milioni di euro poi scesa a 700mila comincia a lievitare:

“Complessivamente- spiegava l’assessore e vicesindaco Antonio Blasi, nella primavera 2014, a Ostuni notizie – la somma ammonta a circa 2 milioni e 30mila euro”. La sua sembra una risposta indiretta al consigliere d’opposizione Christian Continelli (Fdi) che da anni chiedeva pubblicamente di conoscere l’andamento dell’appalto: “Mai avuto risposta”, dice oggi che, insieme a tre consiglieri di “Noi Ora”(Camassa, Saponaro e Cavallo), chiede una commissione d’inchiesta comunale. C’è di più. Nel maggio 2013 vengono affidati a cottimo lavori per 112mila euro e il documento viene glossato così: “Si precisa che il programma dei pagamenti non è stato esplicitato e, pertanto, si attesta che non è compatibile coi relativi stanziamenti di bilancio e con le regole della finanza pubblica”.
La sigla sembra essere quella del direttore dei lavori Melpignano. A cottimo, però, viene affidato per 40mila euro a trattativa diretta, alla Messapica Intonaci, il compito della “rifinitura a stucco liscio lavabile”. Segno che l’intonaco crollato non è stato affidato a loro. L’IMPRESSIONE, quindi, è che sia rimasto in carico alla Palmiro Brocca di Lecce, l’azienda che s’era aggiudicata l’appalto col 25% di ribasso. Ma la ditta Brocca smentisce a ilfattoquodiano.it di aver posato l’intonaco sul soffitto. Ma allora chi l’ha fatto? E – soprattutto – chi ha controllato i  lavori? Il micro appalto per l’in tonaco è stato affidato con trattativa diretta a qualche altra ditta proprio perché, sin dal 2013, mancavano i soldi?
 

LA METÀ DEGLI ISTITUTI A RISCHIO
E il caso Ostuni non è isolato. Trentasei sono gli incidenti accaduti nel solo 2014, metà degli istituti è a rischio nonostante rattoppi e rammendi. Ricorda Corrado Zunino su Repubblica:

Le aule italiane continuano a crollare, vengono giù soprattutto i soffitti instabili inseriti come sono su solai fradici e ammalorati. Ci sono 40 milioni del ministero solo per questa voce: “Soffitti e solai”. Sono pochi, come il resto. Il sottosegretario Faraone nell’ultimo briefing al ministero ha parlato di 3,9 miliardi nella disponibilità del piano scuole “belle-sicure-nuove”, ma dopo faticose ricostruzioni — tra governo,unità di missione e Miur ognuno ha un suo sito con un suo punto di vista sulle cifre — si comprende che nei primi dieci mesi del 2014 di miliardi se ne è speso uno: 1.044 milioni, per la precisione. Uno su quattro, fin qui. L’accelerazione dell’ultimo governo non è travolgente se è vero che il governo Berlusconi — fonte Maria Stella Gelmini — tra il 2008 e il 2009 finanziò risistemazioni scolastiche per 1,620 miliardi e Maria Chiara Carrozza sotto Letta (che durò trecento giorni in tutto) sbloccò 450 milioni. All’inizio del suo governo Matteo Renzi parlava di 10 miliardi da trovare in tre anni, ma l’Europa dei burocrati lo gelò — come ha rivelato il sottosegretario Roberto Reggi, poi sostituito — sulla possibilità di recuperarli in deroga al Patto di stabilità. Ancora nel 2009 la Protezione civile diceva che per rifare gli edifici scolastici d’Italia servivano tredici miliardi.

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La scuola a pezzi (Repubblica, 14 aprile 2015)

Mentre il Corriere fa il punto sull’attualità:

Per le #scuolesicure, ci sono messa in sicurezza e a norma degli edifici, oltre ad opere di manutenzione straordinaria: 550 i milioni di euro (Decreto del fare e Delibera Cipe) per 2.328 scuole. Fondi che arrivano anche da normative passate e ora sbloccati. Ci sono poi le#scuolenuove: realizzate dal nulla perché quelle presenti sono troppo cadenti per essere ristrutturate. Previsto il via dei lavori per 1.600 costruzioni in 454 Comuni con un importo medio, per ciascun cantiere, di 500mila euro. In più, il ddl Buona Scuola prevede altri 40 milioni per il 2015 per indagini diagnostiche dei solai proprio per prevenire crolli. Ci vorrebbe però, una visione d’insieme, anche nel fare i singoli lavori. Lo spiega Laura Galimberti, coordinatrice della Struttura di Missione per il coordinamento degli interventi di edilizia scolastica di Palazzo Chigi: «Ad Ostuni ci sono state opere di efficientamento energetico intervenendo su impianti e serramenti: è grave però che non si sia proceduto ad una verifica globale dell’edificio prima di riavviare la didattica». Bisogna, aggiunge, «superare la logica degli interventi spezzatino senza una visione d’insieme sulla struttura».

«Basta accuse, stiamo mantenendo gli impegni presi», dice Stefania Giannini oggi in un’intervista alla Stampa. Andrea Macrì, vittima del crollo del liceo di Rivoli sei anni fa insieme a Vito Scafidi, deceduto, chiosa: «Vito è morto e io sono paraplegico ma dopo sei anni nulla è cambiato».
Foto copertina da qui