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Le risposte che Linda Meleo dovrebbe dare

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La strategia del “Che ora è? Venerdì” (ovvero quella di dare una risposta che nulla c’entra a una domanda precisa), dopo aver colpito irrimediabilmente l’assessorato all’ambiente, ha fatto un’altra vittima a Roma: Linda Meleo, che si occupa dei trasporti. La Meleo su Twitter ha la chiara intenzione di vincere il premio per la risposta più sagace.

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Il tweet di Linda Meleo

È però un vero peccato che la Meleo da qualche giorno stia sprecando l’occasione per fornire all’opinione pubblica un necessario chiarimento su quanto accaduto tra lei e l’ATAC in questi giorni. L’assessora è stata infatti accusata da Marco Rettighieri, direttore generale di ATAC, di aver interferito nella gestione aziendale in una lettera divenuta pubblica grazie all’azione del senatore Stefano Esposito, che era stato uno dei grandi sponsor della nomina dello stesso Rettighieri nell’azienda dei trasporti romana, effettuata dal prefetto Francesco Paolo Tronca mentre era commissario della città. Nello specifico, Rettighieri ha accusato la Meleo di essersi “interessata” allo spostamento ad altro incarico di Federico Chiovelli, responsabile della Roma-Viterbo e, incidentalmente, attivista del MoVimento 5 Stelle in zona e cugino di un’assessora municipale M5S. Se la Meleo si sente in diritto di intervenire nei confronti di una tematica che le interessa dal punto di vista politico, come lo spostamento ad altro incarico di un dipendente di una controllata di ATAC (e attivista M5S, come del resto anche in famiglia), non si capisce però perché non si senta in dovere di raccontare i fatti, nominare gli interessati.

Le accuse di Rettighieri a Linda Meleo

Anche perché nel frattempo Rettighieri e l’amministratore unico – che non si è ancora formalmente dimesso – Armando Brandolese hanno fornito in una conferenza stampa  la loro versione dei fatti:  «La goccia che ha fatto traboccare il vaso è l’ingerenza, che non ci aspettavamo, da parte di alcuni esponenti della Giunta nelle scelte dell’azienda. Perché una volta fissate le linee guida ci deve essere anche una autonomia. Noi abbiamo fatto il nostro dovere in una situazione che non era facile. Le mie dimissioni sono motivate puntualmente – ha sottolineato Rettighieri -. Una delle ragioni che mi ha spinto a lasciare nasce da un’intromissione che non mi ha fatto piacere; da una lettera ufficiale che l’assessore Meleo ha indirizzato a Brandolese e me in cui si intromette in affari di una società, anche se partecipata. È una palese violazione delle regole del buonsenso ed è la goccia che ha fatto traboccare il vaso». Ora, spiace rovinare il candore dell’evidentemente duro e puro Marco Rettighieri: che i politici non si impiccino nelle società partecipate sarà anche una norma di buonsenso, ma da che mondo e mondo i politici si impicciano degli affari nelle società partecipate, e se sono assessori hanno di solito anche qualche ragione istituzionale per farlo. È però curioso, a proposito di candore, che la Meleo lo abbia fatto via lettera. Rettighieri infatti stasera ha consegnato ai giornalisti una copia della lettera dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo, considerata la “goccia che ha fatto traboccare il vaso” verso le dimissioni. “Al fine di armonizzare il nostro lavoro – si legge nella missiva – vi chiedo in caso di cambiamenti da apportare alla macrostruttura aziendale, che il provvedimento predisposto dal competente ufficio, prima che sia reso definitivo, mi venga sottoposto affinché possa valutare e vistare la modifica apportata”. Evidente che la Meleo deve rispondere a qualche domanda: si è interessata alla decisione che riguardava l’attivista 5 Stelle di Viterbo? Perché lo ha fatto? Tutti gli attivisti 5 Stelle che lavorano in ATAC si rivolgono a lei in caso di sanzioni, demansionamenti, spostamenti? Nella lettera Rettighieri ha accusato duramente l’assessora:

Un ulteriore elemento di “disappunto” è anche la richiesta di poter agire su operazioni di personale Atac, come occorso ieri al telefono. Lo spostamento di alcune persone all’interno di un’Azienda di qualsivoglia natura, partecipata o meno, non può essere influenzato in alcun modo da ingerenze esterne. Questo per una serie di motivi, tra i quali spicca il fatto che non si ha una conoscenza della situazione o, ancora peggio, si ha una conoscenza parziale dei fatti accaduti. Tra le altre cose, visto che ho parlato direttamente con la persona interessata allo spostamento a cui ho dato motivazioni sufficienti, non vedo l’opportunità di esprimere riserve su questa azione, come da Lei sostenuto molto sui generis. Molti, tra cui alcune organizzazioni sindacali, vedono tutto questo come un commissariamento di Atac e mio.

Ma l’attacco più duro è arrivato in conferenza stampa. Perché Rettighieri ha anche spiegato che l’azienda si è trovata in difficoltà con il piano industriale a causa di una decisione dell’assessorato (e quindi della sindaca Virginia Raggi): «La motivazione che mi ha convinto a dimettermi è stata il fatto che noi da tempo siamo in difficoltà finanziarie evidenti. È stato negoziato un contratto di finanziamento con banche basato su un piano industriale elaborato con fatica e che guarda fino al 2019. Uno dei pilastri era previsione dismissione di alcuni immobili non strumentali che avrebbe portato una serie di benefici per 95 milioni. Ma la nuova amministrazione ci ha detto che era del tutto contraria. E questo ci ha messo in crisi perché il piano non era sostenibile».

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La terza parte della lettera di Rettighieri alla Meleo con la storia

Le presunte ingerenze di Linda Meleo in ATAC

La vicenda è stata riepilogata qualche tempo fa da Affari Italiani: entro settembre il pool di banche che ha dato l’ok al piano di ristrutturazione del debito aziendale avrebbe presentato il conto dei 200 milioni di euro che ATAC si era impegnata a ricavare dalla vendita di alcune rimesse come quella di San Paolo, Portonaccio e Trastevere, il cui elenco si può leggere qui oltre ad alcuni uffici e sottostazioni elettrica. I soldi servono per coprire le necessità dell’azienda che sta rientrando da un debito monstre.

Come tutte le vicende del Comune di Roma e delle aziende ex municipalizzate, la storia parte da lontano, precisamente dal 2011 quando il Consiglio Comunale (delibera 39 che fissava persino le volumetrie aggiuntive) ha dato il via libera all’approvazione del “Piano generale di riconversione degli immobili non funzionali al trasporto pubblico”. Di fatto, un’alienazione del patrimonio per fare cassa, attraverso l’impegno del Comune di dare il disco verde all’approvazione di una variante al Piano regolatore che prevedeva il cambio di destinazione d’uso. Vai depositi e uffici e spazio alla riconversione urbana dei privati pur di salvare l’azienda.
Per Atac la vendita, dunque, è un atto obbligato, a meno che il Comune non proceda ad una nuova ricapitalizzazione di fronte alle inevitabili pressioni delle banche che hanno riaperto i cordoni del credito proprio perché al progetto di valorizzazione manca solo un normale iter amministrativo. Il valore patrimoniale è iscritto in bilancio per circa 100 milioni alla voce “cespiti”, mentre l’ipotetico valore commerciale è già nel previsionale.
E su tutto pende il “fondamentalismo urbanistico” del neo assessore Berdini che dovrà decidere: o accelerare l’iter, oppure scatenare una guerra interna in Giunta e costringere il Bilancio a trovare i fondi per sostenere Atac. La terza ipotesi, sempre in caso di mancata vendita e che Atac avvii una procedura fallimentare. Insomma, per Virginia raggi si preparano problemi seri. C’è tempo sino alla fine di agosto, poi le banche busseranno alla porta di Atac.

L’assessora Meleo, magari insieme al collega Paolo Berdini dell’urbanistica,  dovrebbe rispondere anche a questa domanda: è vero che la Giunta ha deciso di bocciare parte del piano industriale? Come pensava di trovare le risorse necessarie per l’azienda dei trasporti romani? Perché la Giunta ha deciso di fermare la vendita di immobili? Sia chiaro che non si tratta di un interrogatorio: sono domande politiche che necessitano di risposte politiche, ben più importanti di quelle che riguardano Federico Chiovelli. Ci si attendono però risposte precise e circostanziate, e non slogan su Twitter.

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Enrico Stefàno con Linda Meleo

Rettighieri e i soldi di ATAC

Già, su Twitter. Dove la Meleo ha scritto che «Rettighieri con Tronca non disse nulla quando gli tolsero 58 mln per manutenzione metro. Ora che noi diamo 18 mln lui si dimette. Curioso». Ma quello che dice non c’entra nulla con quanto sta succedendo. Rettighieri poteva infatti anche mettersi in diagonale per evitare che Tronca gli togliesse “58 mln per manutenzione metro”, ma Tronca aveva i pieni poteri per toglierglieli. Lo ha detto con una frase ironica la sindaca Raggi («Sono spariti 58 milioni e non sappiamo perché») e lo ha spiegato con chiarezza il consigliere regionale Enrico Stefàno ad Agorà “i 18 milioni di euro, (parte dello stanziamento complessivo di 58 milioni disposto dalla delibera 44/2015), erano già previsti all’interno del piano triennale di investimenti di Roma Capitale. Il prefetto Tronca all’ultimo, prima del nostro arrivo, li ha tolti dalla manutenzione, adesso noi ci stiamo cercando di recuperarli”. Ma senza illusioni, aveva spiegato in tv: “Conosciamo i bilanci, non sarà un lavoro immediato reperire questi soldi”. Il Tempo ha scritto qualche tempo fa che quei soldi sono stati sacrificati da Tronca per tenere a galla Roma Metropolitane, a causa della grave situazione economica in cui versava e versa tuttora l’azienda. Nel frattempo l’ATAC ha provato a chiederli alle banche, che hanno risposto picche. Così come hanno detto di no all’ipotesi di ridiscussione del debito della municipalizzata chiesta dall’assessore al bilancio Marcello Minenna. In più, sui diciotto milioni che il Comune avrebbe dato ad ATAC, è arrivata una risposta puntuale da parte di Rettighieri nella lettera che ha indirizzato all’assessora:

I fondi, ad oggi, non sono ancora disponibili poiché nessun bonifico è stato effettuato da Roma Capitale verso ATAC. Ricordo che nessun appalto può essere iniziato senza avere assolto a tutta la procedura tecnico-amministrativa. Il parere legale, poi, sul tipo di finanziamento pone alcuni dubbi. Se infatti la prima parte della DD d RC parla di un finanziamento in conto capitale, nella seconda pagina si fa esplicito riferimento nell’ultimo capoverso ad un possibile ristoro di questi fondi a richiesta di RC (Roma Capitale, ndr) stessa.

A questo ha controreplicato Marcello Minenna, che però oggi si è dimesso:

La delibera di giunta, approvata poco prima di Ferragosto, è stata resa esecutiva con una determina dirigenziale della Ragioneria Generale del Campidoglio il 17 agosto.
Da quella data le somme sono entrate nella disponibilità effettiva di Atac: le risorse sono quindi state erogate nei tempi utili e funzionali all’avvio dei lavori di manutenzione della metro.
Quella del consiglio comunale sarà solo una ratifica del provvedimento.
“Interpretare” i 18 milioni come un prestito è veramente fantasioso: i romani si aspettano di più, siamo dunque al lavoro per un rapporto con le banche più in linea con ciò che merita ATAC.

Non rimane quindi che mostrare il bonifico, come chiesto da Rettighieri che ha mostrato pubblicamente anche il documento in questione notando che esiste la clausola di ristoro delle somme (ovvero: esiste la possibilità o l’obbligo che ATAC debba restituire questi soldi al Comune). È quindi piuttosto semplificatorio che la Meleo voglia liquidare tutta la storia con due battute su Twitter. Da chi ricopre un incarico politico come un assessorato in una città come Roma ci si aspetta una replica puntuale e precisa. Dopo le dimissioni a catena di oggi (Raineri, Minenna, Solidoro, Rettighieri, mentre Brandolese rimane formalmente in carica per garantire la continuità aziendale) le battute lasciamole fare ai comici. È tempo di risposte serie.
EDIT ore 21,10: Pochi minuti fa su Facebook la Meleo ha pubblicato questo status:

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Lo status di Linda Meleo su Facebook

Corredato da questa lettera:
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La lettera che Linda Meleo ha pubblicato e che l’assessora aveva inviato al DG ATAC

Come è agevole notare, la risposta non spiega nulla in relazione all’interessamento nei confronti di Federico Chiovelli, incidentalmente attivista del MoVimento 5 Stelle in zona e cugino di un’assessora municipale M5S. Il merito di una delle questioni sollevate dalla vicenda ATAC rimane questo.

Leggi sull’argomento: Dietro le dimissioni di Carla Raineri