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La lettera di Corona a Giletti: "Sono uno psicopatico in un ospedale psichiatrico" | VIDEO

neXt quotidiano|

“Massimo devi sapere (si rivolge al conduttore Corona) quando mi sono tagliato il braccio non ho provato dolore, neanche quando ho rotto il vetro dell’ambulanza. Le braccia insanguinate, non avevo dolore e paura. Non mi interessava il rischio della morte”. Fabrizio Corona ha inviato una serie di messaggi a Massimo Giletti per raccontare il suo stato di salute, fisico e mentale, dopo il ricovero in ospedale. Quel folle gesto, trasmesso in diretta Instagram, è solo l’ultimo delirio dell’ex fotografo dei vip. Così, con la lettera Corona a Giletti, si racconta l’essenza di un personaggio vittima di se stesso, senza freni inibitori anche contro se stesso.

Lettera Corona a Giletti, il testo

“Dite che sto male. Voglio che sappiano quello che mi è successo. Ho chiesto di andare in bagno a fumare: mi hanno dato un accendino. Sono controllato a vista. Mi sono seduto sul wc a dorso nudo: ho visto la ferita sul mio braccio che mi sono provocato pugnalandomi con una biro – ha raccontato Fabrizio Corona nella serie di messaggi inviati a Non è L’Arena -.  A quel punto scatta qualcosa nel mio cervello. Sono da solo. Mi avvicino la bocca alla ferita, riesco ad afferrare i punti della ferita. Riesco a romperli. Schizza il sangue ovunque. Assaporo uno strano sapore, mi piace. Sono convinto che nella ferita ci siano i pezzi di vetro del finestrino dell’ambulanza che ho rotto”.

I dettagli splatter e la salute mentale compromessa

La lettera prosegue con altri dettagli splatter, alla pari di quello che aveva trasmesso su Instagram la scorsa settimana: “Cinque infermieri entrano in bagno, vedono che sto mangiando il mio braccio. Mi rendo conto che sono uno psicopatico nel reparto di Psichiatria. Da qui non posso uscire, c’è una grande finestra dove entra luce. Durante il giorno bevo solo acqua e caffè d’orzo. Mi sono rasato i capelli, e quando mi taglio i capelli vuol dire guerra. Massimo devi sapere che quando mi sono maciullato il braccio non ho sentito nulla. Sono pronto a morire per i miei diritti”. Infine un pensiero anche per la madre e per suo figlio Carlos.

(foto: da Non è L’Arena, LA7)