Politica

Letta chiede al PD di non cambiare il simbolo (e il nome)

neXt quotidiano|

enrico letta dimissioni

Le riflessioni erano già iniziate all’indomani dell’esito delle elezioni Politiche. Enrico Letta aveva già comunicato la sua intenzione di non ricandidarsi alla segreteria del Partito Democratico e di essere pronto a convocare il Congresso per l’inizio del 2023. E oggi, in occasione della Direzione del PD, lo stesso segretario “dimissionario” ha parlato degli errori commessi, del futuro della sinistra e di come non si debba cambiare la propria identità per sfuggire alla sconfitta. Quindi niente cambio di nome o di logo, come invece paventato da qualcuno nei giorni scorsi.

Letta chiede al PD di non cambiare il simbolo (e il nome)

Enrico Letta ha analizzato il risultato elettorale, sottolineando come l’unico partito ad aver realmente vinto domenica 25 settembre sia stato Fratelli d’Italia. Perché non è solo il PD ad aver ottenuto un risultato scarso. Ma la soluzione per fermare l’emorragia di consensi non è un cambio di nome:

“Discuteremo di tutto nel percorso costituente ma amo questo simbolo, sono perché il simbolo rimanga così com’è perché racconta il servizio fatto all’Italia”.

La sua analisi del passato e quel che dovrebbe accadere nel prossimo futuro proseguono nell’evidenziare ciò che il PD dovrebbe cambiare. Non nella natura, ma nei fatti:

“Siamo stati gli unici a costruire un progetto elettorale in alternativa alla destra. Non è stato vincente ma gli elettori ci hanno chiesto di costruire questa alternativa. È un mandato per il futuro”.

E c’è stato spazio anche per la rappresentanza al femminile all’interno del Partito Democratico:

“Rispetto alle scelte che avremo davanti in Parlamento non è possibile tornare indietro rispetto alla necessità di avere capi gruppi parlamentari di rappresentanza femminile, rispetto alla necessità di mandare un messaggio con un governo per la prima volta guidato da una donna. Sulle donne il fallimento della nostra rappresentanza è chiaro e evidente, rispetto al quale non ho molto da aggiungere. Questo rappresenta il senso di un partito che non ha compiuto il salto in avanti necessario”.

L’eterno “giorno dopo”, dunque, è iniziato. In attesa del Congresso e della scelta della nuova Segretaria.