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Lello Liguori: l'impresario che accusa Grillo di aver preso pagamenti in nero

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Le accuse di Lello Liguori, storico impresario della riviera ligure, a Beppe Grillo non sono una novità: l’ex patron de “Il Covo di Nord Est” ha parlato di pagamenti in nero per gli spettacoli dell’allora comico in tantissime occasioni, prima al Secolo XIX e l’ultima con il Giornale alla vigilia delle elezioni europee un anno fa. Nell’occasione qualche giorno dopo lo stesso Liguori disse di essere stato aggredito da un militante del MoVimento 5 Stelle per quello che aveva detto. Ora Liguori torna alla carica, stavolta con un’intervista a Giacomo Amadori su Libero: «Lo detesto perché va in giro a fare il politico, a sputtanare tutti quanti,ma quando veniva da me, carte alla mano, si faceva dare 70 milioni: dieci in assegno e 60 in nero», ha detto nella stessa intervista al quotidiano genovese .Dichiarazioni che sono state riprese con enfasi dai media solo nel 2014 e Grillo, fuori tempo massimo,ha minacciato querele.

Signor Liguori, ma il leader del Movimento 5 stelle, alla fine, l’ha denunciata per davvero?
«No, mai, anche perché ho documenti e testimoni. Nei giorni scorsi sono stato contattato dai difensori di Luca Barbareschi. Grillo lo ha querelato perché in televisione ha fatto una dichiarazione sui pagamenti in nero. Sono dovuto andare dal comandante dei carabinieri a confermare che Grillo con me ha evaso più di 300 milioni di lire. È venuto almeno 20 volte nei miei locali.
Inizialmente prendeva 70 milioni di cachet: 10 in assegno e 60 in nero. Questo lo ha fatto quattro volte al Covoe una volta allo Studio 54 di Milano, che era mio. Poi ha lavorato altre volte a 20-30 milioni. Comunque sempre con la stessa prassi. Quando è venuto a Milano io avevo con me una persona testimone del pagamento: è andato lui alla cassa a prendere i soldi».
E i documenti?
«Ci sono le mie dichiarazioni alla Siae in cui dicevo quante persone c’erano nel locale. Quello è un documento».

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Beppe Grillo però aveva già risposto all’epoca della prima intervista rilasciata al Giornale da Liguori, e l’annuncio di querela non arrivò dal comico ma dai suoi manager Vincenzo ed Aldo Marangoni:

“Abbiamo letto le gravi affermazioni del sig. Liguori riportate su Il Giornale di oggi. Avendo seguito in prima persona tutta la carriera artistica di Beppe Grillo, siamo certi che i fatti riferiti dal sig. Liguori sono privi di ogni fondamento. Ci riserviamo ogni azione legale a tutela della reputazione nostra e di Beppe Grillo.” Vincenzo e Aldo Marangoni

Nell’articolo di Grillo si dice anche che Liguori è stato «coinvolto, con inquietante continuità, in inchieste giudiziarie per droga e crimininalità organizzata».