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Legge elettorale: chi vince con il Rosatellum bis

ettore rosato

Il PD ci riprova depositando in contemporanea alla Camera e al Senato il Rosatellum bis (dal nome del capogruppo Pd a Montecitorio). E avvertendo i possibili alleati (Forza Italia, Lega e Ap) che il testo depositato ieri è l’ultima spiaggia per cambiare la legge elettorale. Il Rosatellum bis è un Mattarellum in versione rovesciata visto che a fare la parte del leone sarà la quota di proporzionale (64%) contro il 36% di collegi uninominali. La quota di sbarramento per entrare in Parlamento sarà al 3% a livello nazionale (per accontentare gli alfaniani) e del 10% per le coalizioni.

Legge elettorale: chi vince con il Rosatellum Bis

Una quota che di fatto potrebbe tagliare le gambe sul nascere a Campo progressista e a Mdp che difficilmente potranno raggiungere la cifra doppia senza un’alleanza con il Pd. In compenso, per presentarsi in alleanza le liste non dovranno avere necessariamente programmi in comune. E sulla carta potrebbero nascere strane alleanze. Forza Italia potrebbe presentarsi con la Lega al Nord e con Alfano al Sud. Ci sarà un’unica scheda e non viene concesso il voto disgiunto. C’è la quota di genere (60-40) e la possibilità di un massimo di tre pluricandidature nei listini proporzionali, ma anche la possibilità per un candidato di presentarsi sia nei collegi uninominali che in quelli plurinominali. Infine, non c’è l’indicazione del capo della coalizione – ovvero del candidato premier – né l’obbligo per la coalizione di presentare un programma comune.

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La scheda elettorale del Rosatellum bis

Così com’è, il Rosatellum bis si configura come un trappolone meraviglioso: la struttura della legge porta a un’inevitabile torsione maggioritaria. Sulla scheda, a ogni candidato uninominale sul collegio (la parte maggioritaria), è associata una lista o una coalizione di liste (la parte proporzionale) e non è permesso il voto disgiunto. Tale meccanismo costringe inevitabilmente le forze politiche a coalizzarsi: senza alleanze pre-elettorali le formazioni minori non avrebbero alcuna possibilità di eleggere il proprio candidato nella modalità maggioritaria.

Rosatellum bis: un trappolone meraviglioso

Dino Martirano sul Corriere della Sera di oggi prova a immaginare chi potrebbe vincere con il Rosatellum bis. Con 231 collegi uninominali e 399 proporzionali e partendo dagli attuali rapporti di forza misurati dalla media dei sondaggi (Pd 27,8%, Ap 2,4%, per un totale del centrosinistra del 30,2%; M5S 27,7%; FI 13,4%,Lega 14,8%,FdI 4,7% per un totale del centrodestra del 32,9%), le simulazioni portano a un sistema tripolare praticamente ingessato che non produce vincitori. I calcoli — elaborati da Youtrend per l’Agenzia Agi — dicono che il centrodestra sarebbe in testa (227-247 seggi) senza raggiungere la maggioranza. Avanti rispetto al centrosinistra (184-204 seggi) e lasciando la terza posizione ai grillini (257-277) che pagherebbero la corsa in solitario. In questo schema Articolo Uno avrebbe 14 seggi.

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Chi vince con il Rosatellum bis (Corriere della Sera, 22 settembre 2017)

Se uno dei tre poli dovesse fare il «boom», toccando quota 35%, il problema della governabilità del Paese — in assenza di grandi coalizioni e/o alleanze post elettorali — rimarrebbe senza soluzione. Con il 35% dei voti i tre poli otterrebbero, rispettivamente, un risultato diverso ma inutile per governare da soli: il centrodestra avrebbe 253-273 seggi, il centrosinistra 266-286, il M5S 257-277. Dunque, solo con un bottino elettorale che tende verso il 40% si otterrà la maggioranza in Parlamento. Sotto quella soglia, pur rimanendo sopra il 35%, tutto dipenderà dalla bravura dei partiti nel conquistare il maggior numero possibile dei 231 collegi uninominali.

Infine c’è la questione delle liste civetta. I partiti che rimangono sotto la soglia del 3% sono fuori, ma la presenza di liste che superano la soglia dell’1% può favorire la coalizione visto che i voti si ripartiscono tra i partiti della coalizione che ce l’hanno fatta. Animalisti, casalinghe e pensionati ma persino l’ultradestra potrebbe essere decisiva per la vittoria in caso di accordo. Una legge elettorale che favorisce le coalizioni: indovinate chi sfavorisce?