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«La legge elettorale è uno schiaffo ai cittadini»

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Anche per Marco Travaglio la legge elettorale somiglia più a un Merdinellum che al sistema tedesco e il direttore del Fatto attacca oggi Beppe Grillo per aver accettato il compromesso degli altri partiti allo scopo di portare a casa la legge per andare a votare subito. E il Fatto si trova oggi a fare il paio con Repubblica, che invece affida a Massimo Giannini la stroncatura del tedeschellum che ha portato ieri Grillo a cazziare chi dissentiva.

La legge elettorale è uno schiaffo ai cittadini

La proposta di legge elettorale prevede che metà dei candidati sia scelta in collegi uninominali e metà con il proporzionale. Per la Camera, l’Italia è divisa in 303 collegi (escluso autonomie ed estero ) e in 27 circoscrizioni, dove i partiti presentano listini bloccati da 3 nomi. Tutti i seggi sono assegnati con metodo proporzionale: i partiti ottengono deputati in base ai voti presi a livello nazionale. Questo dato è poi ripartito a livello di circoscrizione per scegliere gli eletti. L’ordine, in ogni circoscrizione, è: prima il candidato del collegio se (eventualmente) supera il 50%, poi il capolista del listino bloccato, poi i vincitori dei collegi se non supera il 50%, poi gli altri candidati del listino. Il testo presentato dal PD Emanuele Fiano prevede già uno schema che disegna i 303 collegi uninominali. Uno dei punti di criticità è la questione dei capilista del proporzionale che saranno eletti prima degli eventuali vincitori dei collegi uninominali. Giannini oggi va all’attacco della legge elettorale dalla prima pagina del quotidiano di Mario Calabresi definendola senza mezzi termini “uno schiaffo ai cittadini”:

BISOGNA dirlo con forza, senza tanti giri di parole. La nuova formula elettorale che Renzi, Berlusconi e Grillo stanno per propinare agli italiani è una “porcata” quasi peggiore di quella che Calderoli e i suoi compagni di merende concepirono nel 2005 in una baita del Cadore. Se questa “legge truffa” passa, dopo l’estate torniamo alla Prima Repubblica. Addio alternanza, addio riformismo, addio sinistra.
Cade un principio fondamentale della buona democrazia: gli elettori non potranno mai più decidere gli eletti. Il prossimo Parlamento sarà quasi interamente composto da “nominati”. Peggio del Porcellum (che ne prevedeva il 50 per cento) e dell’Italicum (che ne contemplava il 70 per cento). Avremo quasi tutti capilista bloccati, scelti dalle segreterie di partito. Uno schiaffo ai cittadini, che verranno definitivamente espropriati del diritto di scegliere i propri rappresentanti.

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La scheda elettorale (da Repubblica, 1 giugno 2017)

Per questo, spiega Giannini, con il “Tedescum” gli italiani non sceglieranno più né deputati né senatori. Lo faranno i capi partito. Mentre in Germania chi vince nel collegio uninominale, votato dagli elettori, va in Parlamento, in Italia l’assegnazione dei seggi partirà dai capilista del proporzionale: “quelli entreranno in Parlamento in ogni caso, anche se passeranno l’estate alle Maldive o sulle Dolomiti, perché sono stati selezionati prima del voto dalle segreterie”.

Tedeschellum o Merdinellum?

Giannini aggiunge che la legge è anche forse incostituzionale, visto che i capilista bloccati la Consulta li aveva già censurati nel Porcellum, «nella parte in cui non è consentito all’elettore di esprimere una preferenza». Travaglio invece indica tre criticità di fondo:

1)In Germania, per la Camera elettiva (Bundestag), gli elettori hanno due schede e danno due voti, che possono essere disgiunti: uno al candidato uninominale di collegio, uno al listino bloccato proporzionale di circoscrizione (che può essere anche di un altropartito). Qui invece avremmo una sola scheda per ogni ramo del Parlamento e non sceglieremmo alcun candidato: dovremmo barrare il simbolo di un partito e così implicitamente votare il candidato del nostro collegio (indicato a sinistra della scheda) e il listino bloccato dello stesso partito (a destra).
2) In Germania, una volta calcolati quanti deputati porta al Bundestag ciascuna lista sopra il 5% in base ai voti ottenuti nel proporzionale, vengono anzitutto eletti i candidati uninominali: quelli scelti direttamente dagli elettori, che sono poi gli unici sicuri di essere eletti. Poi, se avanzano posti, entrano quelli del listino bloccato, dal numero 1 in giù fino a esaurimento. Qui invece si parte dal primo del listino, che diventa un capolista bloccato e nominato in automatico dal capo, infatti è l’unico sicuro di essere eletto. Invece quello davvero scelto dai cittadini all’uninominale non è affatto certo di entrare in Parlamento: deve mettersi in fila. E, se nella sua circoscrizione il suo partito ha diritto a un solo parlamentare, il vero eletto viene certamente escluso perché il seggio se l’è già fregato il nominato.
3)In Germania ogni candidato può presentarsi al massimo in un collegio uninominale e in un listino proporzionale. Qui invece, oltreché in un collegio uninominale, può infilarsi pure in tre listini proporzionali, con altrettanti paracadute per garantirsi l’elezione qui, o lì o là.

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Come sarà la nuova scheda elettorale con il sistema tedesco (La Stampa, 1 giugno 2017)

E il direttore del Fatto spiega che la legge è la negazione di quanto ha sempre predicato il M5S contro il“Parlamento dei nominati” e dipinge una via d’uscita per migliorare la legge:  “Doppia scheda con possibile voto disgiunto per ogni Camera; divieto di multicandidature; assegnazione dei seggi a partire dagli eletti nell ’uninominale, anziché ai nominati nel proporzionale. Il massimo sarebbe rendere più democratico il modello tedesco prevedendo la preferenza nei listini proporzionali, così che siano i cittadini, scegliendo un candidato fra i tanti, a decidere chi saranno gli eletti negli altri posti disponibili di ogni circoscrizione. Gli emendamenti grillini in effetti riguarderanno le multicandidature oltre al premio di maggioranza. E, maligna oggi Ugo Magri sulla Stampa, il PD è pronto a far passare l’addio alle multicandidature per far contenti i 5 Stelle. E correre tutti al voto felici. I partiti, ovviamente. I cittadini, meno.