Politica

Le sedie che volano nel M5S che vuole la testa di Di Maio

m5s di maio

Nel MoVimento 5 Stelle i nervi sono tesissimi per la vicenda ILVA. E la riunione al MISE di ieri lo dimostra, come racconta oggi il Messaggero in un articolo a firma di Simone Canettieri: i presenti sono il ministro per i Rapporti con il parlamento Federico D’Incà; il viceministro dello Sviluppo economico Stefano Buffagni; il sottosegretario a Palazzo Chigi con delega alla Programmazione economica Mario Turco, che tra l’altro è tarantino. Sono stati convocati anche tutti i senatori (e i deputati) pugliesi. Attenzione: sono gli stessi che minacciarono di non votare la fiducia al governo se fosse rimasta l’immunità parlamentare per ArcelorMittal nel dl crisi. Alla fine vinsero loro, come si sa. Barbara Lezzi non c’è di persona, ma interviene due volte in videochiamata.

«Allora, ora basta: se il gruppo si spacca sull’Ilva, ne prendo atto politicamente e si ritorna al voto. Io non vado avanti così. E non mi faccio mancare di rispetto in questo modo. E poi, tu, ma come ti permetti: su questo dossier, quando ero ministro dello Sviluppo economico, ho dato il massimo». Metà mattinata, via Veneto, primo piano del Mise, salone degli Arazzi: Luigi Di Maio nel bel mezzo della riunione sul futuro dell’acciaieria di Taranto perde le staffe.

«Era paonazzo, mai visto così: una furia», raccontano i presenti a Il Messaggero. Il leader del M5S si scaglia contro il deputato tarantino Gianpaolo Cassese. Il quale gli ha appena ribadito che non voterà un decreto con dentro lo scudo penale e che il Movimento non ha avuto una linea coerente. Di Maio perde il controllo e abbandona il tavolo. Nella foga una sedia vola in aria e cade a terra. Chi c’è rimane di stucco. Sguardi attoniti.

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Il bello è che nonostante le sedie in aria lo stato maggiore del MoVimento 5 Stelle non ha ottenuto nulla. Il governo rischia di non avere i voti per riproporre lo scudo penale per ILVA nonostante i richiami. E allora ecco l’ideona di cercare i voti dell’opposizione per farla passare. Con un dettaglio: dopo una prova di debolezza del genere all’esecutivo non resterebbe che il ritorno a casa.

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