Opinioni

Gli insulti a Laura Castelli per la storia dei ristoratori e quella volta che lei mise alla gogna una barista

Nei giorni scorsi abbiamo raccontato la strumentalizzazione di cui è stata oggetto Laura Castelli da parte de Il Tempo per una frase mai pronunciata sui ristoratori che devono cambiare mestiere. Ieri la viceministra dell’Economia ha pubblicato su Facebook un florilegio degli insulti che le sono stati rivolti dopo che la storia ha cominciato a circolare ed è stata ripresa, tra gli altri, anche da Matteo Salvini e Giorgia Meloni.

Da ieri ricevo questo genere di insulti, che lascio giudicare a voi. Un attacco, senza precedenti, alimentato da una campagna di disinformazione montata ad arte da quella parte di opposizione che racconta di voler collaborare, ma preferisce falsificare le mie parole, piuttosto che favorire un dibattito positivo di confronto economico e politico su un tema estremamente importante come quello del sostegno alle imprese che si vogliono innovare, cosa di cui ho realmente parlato.

laura castelli insulti

Questo becero modo di interpretare la politica fa molto più male al Paese, generando tensioni sociali, di quanto faccia male a me e alle persone che mi stanno accanto. Dispiace, però, vedere che per qualche like, o per qualche click in più, ci sia invece chi è disposto a tutto questo.

Ora, dopo la scontata condanna dell’episodio vorremmo ricordare alla viceministra che “questo becero modo di interpretare la politica” non le è del tutto estraneo. La Castelli infatti è stata rinviata a giudizio per diffamazione perché con un post su Facebook ha scatenato una serie di illazioni e insulti molto simili a quelli che oggi sta ricevendo nei confronti della barista di un bar di Torino, Lidia Lorena Roscaneanu, nei confronti della quale insinuò che avesse “legami” con Piero Fassino.

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Il post di Laura Castelli su Lorena Roscaneanu (Foto da: Nuova Società)

Riassumiamo velocemente la vicenda: nel maggio 2016 l’onorevole Castelli pubblica su Facebook uno status con tre fotografie in cui si racconta di un’indagine della Guardia di Finanza sull’appalto del bar del tribunale assegnato dal Comune di Torino, proprietario dei locali, ad una società veronese, la Service Companies SRL. Una storia succosa per la lotta politica perché coinvolge l’allora sindaco. Ma la Castelli fa qualcosa in più rispetto alla – normale – propaganda politica: pubblica anche le foto del santino elettorale di Lidia Roscaneanu e una foto tagliata (dall’altra parte c’era un’altra candidata) in cui sono ritratti Roscaneanu e proprio Fassino. Non contenta, nello status Castelli scrive: «Che legami ci sono tra i due? (Fassino e Roscaneanu, ndr) Fassino da (sic!) un appalto per il bar del tribunale di Torino a un’azienda fallita 3 volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. LA PROCURA INDAGA. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quanto meno inopportuno. Che ne dite?». Insulti come “Sei la badante di Fassino”, “sei l’amante di Fassino” fino a raggiungere espliciti e offensivi riferimenti sessuali. Castelli da parte sua nell’unica dichiarazione pubblica che ritenne di rilasciare sulla vicenda disse due cose interessanti: “Non ho mai insultato nessuno e, come sempre, ho provveduto a cancellare i commenti che contenevano insulti”. “Non ho accusato nessuno, ma riportato dei fatti – sostenne la parlamentare pentastellata -. Ho fatto il mio lavoro, denunciando un appalto irregolare, quello relativo al bar interno del Palazzo di Giustizia, sul quale per altro mi risulta ci sia una indagine aperta. Spiace che quel post sia stato cancellato da Facebook, ma ribadisco di non avere insultato nessuno e sono sicura di non avere commesso reati”. La giudice dell’indagine preliminare Paola Boemio scrisse all’epoca:

«Questa notizia (quella dell’indagine sul bar, ndr), di sicuro interesse pubblico e sostanzialmente espressa in maniera continente, fa solo da cornice a quanto, a ben vedere, è la reale portata del post e che integra a pieno titolo il reato contestato: non la critica all’opportunità politica della scelta di un determinato candidato consigliere, ma l’allusione, neppure troppo velata, all’esistenza di un legame intimo tra la Roscaneanu e Fassino».

«Il post, che esordisce con un eloquente ‘che legami ci sono tra i due?’ ed è accompagnato da una foto, manipolata ad arte, che ritrae i due protagonisti affiancati, abbracciati e sorridenti, è maliziosamente volto a sostenere l’esistenza di un rapporto sentimentale tra i due, violando pienamente tutti e tre i canoni della veridicità, dell’interesse pubblico e della continenza e spostando illecitamente quella che vuole sembrare una mera ed innocua critica politica sul piano personale, in maniera gratuita e senza che ciò nulla aggiunga di utile alla valutazione di inopportunità politica nella scelta dell’aspirante consigliere comunale», fece sapere la GIP. E aggiunse che sono proprio le allusioni di Castelli ad aver scatenato gli insulti degli astanti nei confronti di Roscaneanu. Ora, un giudice deciderà se Castelli è colpevole o no di diffamazione. Nel frattempo si sappia che la viceministra all’Economia dal 2016 ad oggi non ha ancora, purtroppo, trovato il tempo per scusarsi con la ragazza all’epoca insultata con gli stessi insulti che oggi rivolgono a lei.

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