La macchina del funky

La rissa tra Virginia Raggi e la Federugby

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Virginia Raggi litiga con la Federugby. Che probabilmente si è ricordata delle parole del vicesindaco Daniele Frongia sui Mondiali di rugby. Andrea Managò sul Fatto Quotidiano racconta oggi di uno scambio di lettere per nulla idilliaco tra la Giunta e la Federazione in occasione dell’amichevole di lusso con gli All Blacks in programma sabato allo Stadio Olimpico:

Queste le tappe del carteggio, visionato dal Fatto Quotidiano. Il 20 ottobre Virginia Raggi scrive al presidente della Federugby, Alfredo Gavazzi: “Sarebbe un onore poter ricevere lei e la squadra italiana di rugby in Campidoglio in vista del tanto atteso match del 12 novembre con gli All Blacks”. Nulla di insolito, negli ultimi anni il Campidoglio è divenuto ormai tappa fissa per i rugbisti azzurri prima dell’avvio del Sei Nazioni. Passano quattro giorni e il presidente Gavazzi risponde con una missiva di ben altro tenore.
Prima sottolinea che “la visita della nazionale della Nuova Zelanda è un privilegio” per Roma,poi avanza la richiesta di un finanziamento: “Carissima sindaca – scrive Gavazzi – le chiediamo di essere al nostro fianco per la migliore realizzazione dell’evento e più in particolare: un contributo di euro 50 mila per attività di coinvolgimento della città e dei cittadini, disponibilità di spazi pubblicitari, collaborazione alla promozione”. Ovvero: soldi, affissioni agevolate sui cartelloni comunali (bus, tram e metro) e sostegno nella comunicazione. Nessun accenno invece all’incontro in Campidoglio proposto dalla sindaca.
La replica non si fa attendere. Il 26 ottobre la Raggi scrive a Gavazzi che Campidoglio e Fir si erano impegnate a promuovere l’evento “attraverso i canali di comunicazione” e che non era stata ancora convocata la conferenza dei servizi per “mancanza di atto propulsivo da parte della Federazione”. La richiesta di finanziamento invece viene giudicata “fuori luogo nei tempi e nella sostanza”. Anche perché,conclude Raggi: “Appare irrituale che a fronte di un invito venga inoltrata, di contro, una formale richiesta di contributo di 50 mila euro”.

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Alla storia manca però l’antefatto. Il 29 settembre scorso Daniele Frongia, vicesindaco di Roma, nell’illustrare oggi il no del Comune alle Olimpiadi di Roma nel 2024 decise di attaccare i giornali che avrebbero, a suo dire, collegato il no al Mondiale di rugby ieri ufficializzato dalla FIR alla decisione della Giunta Raggi. «È falso – spiegò Frongia – è stato il governo a dire di no al Mondiale di rugby. Ho visto stamattina giornali e telegiornali, vergognosi servizi sul ritiro della candidatura dei mondiali di rugby 2023. Questa è una vergogna, hanno effettivamente ritirato la candidatura 2023 dei mondiali di rugby, candidatura che noi invece avremmo fortemente sostenuto, è stata ritirata perché è mancato l’impegno e il sostegno del governo Renzi. Questo è il motivo del ritiro della candidatura». All’epoca Frongia disse anche altre cose imbarazzanti:

“Invitiamo tutta la cittadinanza a partecipare ai grandi eventi di rugby il Sei Nazioni 2017 e gli All Black a Roma che abbiamo portato noi, questi sono i fatti”. Lo ha detto il vicesindaco e assessore allo Sport, Daniele Frongia, intervenuto in aula Giulio Cesare dove e’ in corso la seduta straordinaria dell’Assemblea Capitolina per la candidatura di Roma alle Olimpiadi 2024.

Il Sei Nazioni di rugby esiste a Roma da 16 anni mentre l’arrivo degli All Black è stato deciso lo scorso anno. All’epoca comunque Alfredo Gavazzi, presidente della Federazione Italiana Rugby, lo spiegò bene:

«La decisione di rinunciare è stata presa a seguito delle consultazioni degli ultimi giorni con presidenza del Consiglio dei Ministri e Coni. Da sempre strettamente collegata a quella di Roma 2024, la candidatura alla Rugby World Cup 2023 non ha più le condizioni per proseguire». Era una candidatura forte quella italiana: ce la saremmo giocata – alla fine – con l’Irlanda perché le altre concorrenti, Francia e Sud Africa, hanno già ospitato i mondiali e il rugby mondiale cerca nuove frontiere. La candidatura italiana contava su 11 città e 12 stadi: Roma (Olimpico e Flaminio), Torino, Bologna, Udine, Palermo, Genova, Milano, Napoli, Bari, Firenze e Padova. Se sostituite Padova con Verona sono gli stessi stadi che avrebbero ospitato il torneo olimpico di calcio se Roma avesse ottenuto i Giochi del 2024. Alcuni di questi stadi richiedono interventi di ristrutturazione (pensiamo solo al desolato Flaminio che va rifatto da capo) che senza le olimpiadi resterebbero privi di finanziamenti. E la sinergia Olimpiadi-Mondiali di rugby per sfruttare al massimo gli impianti è la stessa già applicata a Londra e Tokio. (Il Messaggero, 29 settembre 2016)

In pratica, come spiegarono tutti i giornali che secondo Frongia non dicevano quello che voleva lui (mannaggia la libertà di stampa, mannaggia), senza i soldi per rifare gli stadi che sarebbero arrivati dalle Olimpiadi non si potevano ristrutturare gli impianti, e quindi è arrivato il no.

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