Opinioni

Chi è la dirigente a cui Ghizzoni affidò (?) il dossier Banca Etruria

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Nelle more della vicenda di Banca Etruria e dell’offerta di Maria Elena Boschi a Federico Ghizzoni di Unicredit, raccontata da Ferruccio De Bortoli nel suo libro e per la quale l’allora ministra ha minacciato querele, si inserisce oggi un articolo di Stefano Feltri e Carlo Tecce sul Fatto. Nel pezzo si racconta che a valutare il dossier Banca Etruria fu Marina Natale, vice direttore generale di Unicredit:

Il banchiere non risponde alla Boschi con un diniego secco, come pure avrebbe potuto, considerate le esigenze di rafforzamento patrimoniale di Unicredit che,già nel 2015, impedivamo ogni operazione “di sistema”, come in Italia vengono definite quelle mosse da ragioni più politiche che finanziarie. Il manager prende tempo e sottopone il dossier a Marina Natale, una delle figure apicali della banca: entrata nell’allora Credito Italiano alla fine degli anni Ottanta, la dirigente lombarda ha scalato posizioni arrivando a ricoprire una delle posizioni più alte durante la gestione di Alessandro Profumo, che la promosse capo della finanza. Era vicinissima a Profumo, poi con Ghizzoni è diventata vice direttore generale, responsabile per le strategie e nel settembre 2016 ha lasciato Unicredit dopo una riorganizzazione dal nuovo ad Jean Pierre Mustier. Oggi Natale siede nel cda di Mediobanca, partecipata di Unicredit, e guida da pochi giorni la potente Fiera di Milano.

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Il libro di Ferruccio De Bortoli

È LEI A PRENDERE in mano il dossier sul possibile intervento a favore di quella che già nel febbraio 2015 era una banca decotta, cioè Etruria. L’istruttoria si chiude nell’unico modo sensato: con Ghizzoni che respinge le indicazioni della Boschi, forte delle analisi della Natale. Bankitalia poi ha commissariato Etruria, a novembre 2015 il governo Renzi ne ha imposto la “risoluzione”con un decreto i cui contenuti erano stati elaborati da Bankitalia.Il prezzo troppo basso fissato per i crediti a rischio di Etruria e delle altre banche “salva te”, con le sofferenze valutate 22 euro ogni 100 prestati, ha innescato un sisma nel settore bancario che ha contribuito a rendere più urgente l’aumento di capitale di Unicredit da 13 miliardi, completato nel febbraio del 2017. E il cerchio si chiude.

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