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L'Italia supporta l'Ucraina con le armi e tratta per inviare almeno 250 soldati in Bulgaria

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Dopo essersi accordati con l’Ungheria per rafforzare il fronte Sud-Est europeo con l’invio di 250 uomini, Mario Draghi sta valutando di spedire truppe anche in Bulgaria. Questo intende il presidente del Consiglio quando rispondendo a Volodymyr Zelensky, intervenuto in un discorso alla Camera davanti al Parlamento in seduta comune, parla di un’Italia “disposta a fare di più”. Se l’obiettivo è avere l’Ucraina “nell’Unione europea”, come sostenuto dal capo dell’esecutivo, è importante che il Paese resti integro, e – allo stato attuale delle cose – Palazzo Chigi ritiene che per ottenerlo la strada da intraprendere sia quella del supporto militare. “Oggi l’Ucraina non difende solo se stessa – dice Draghi – ma la nostra pace, libertà e sicurezza. Davanti all’inciviltà non ci giriamo dall’altra parte”. L’Italia – riporta Repubblica – ha ricevuto una “richiesta informale” di nuova assistenza da Kyiv, e procederà sicuramente con altre spedizioni, come sancito dal decreto che aveva disposto la prima fornitura: per adesso armi anticarro e antiaeree, ma non è escluso che da Washington possa arrivare, nel corso della riunione convocata da Biden con gli alleati del G7, la richiesta di uno sforzo “sul fronte dell’artiglieria pesante”.

L’Italia supporta l’Ucraina con le armi e tratta per inviare almeno 250 soldati in Bulgaria

Sull’invio di un ulteriore contingente in Bulgaria, sono in corso consultazioni con il governo di Sofia, rese più semplici da una decisione del primo ministro Kiril Petkov Petkov che ha di recente sostituito la leadership del ministero della a causa delle resistenze dell’uscente al rafforzamento in patria dell’azione di deterrenza della Nato. La proposta italiana vede l’utilizzo di 250 uomini, o di 500 nel caso in cui la guida del battaglione venisse assunta direttamente dal nostro Paese. Uno sforzo che si può leggere come una dimostrazione interna e internazionale della capacità del governo di superare gli ostacoli mostrati dalle reticenze di Giuseppe Conte e dall’ostilità esplicita di Matteo Salvini all’invio di armi. Oltre che una “carta” da giocare con gli alleati viste le difficoltà strategiche a spingere ulteriormente sulle sanzioni sul gas russo data la dipendenza del nostro Paese dalle risorse provenienti da Mosca.