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Come gli iscritti al M5S sono finiti improvvisamente fuori dal M5S

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Ieri il Capo Politico del MoVimento 5 Stelle Luigi Di Maio  aprendo le porte di Rousseau agli attivisti dei gilet jaunes francesi è diventato il primo esportatore di democrazia diretta. Ma probabilmente il leader del M5S dovrebbe preoccuparsi degli iscritti nostrani. Il sistema operativo del partito è finanziato dalle donazioni degli attivisti e soprattutto dai 300 euro al mese che ogni parlamentare eletto con i pentastellati è tenuto a versare nelle casse dell’associazione presieduta da Davide Casaleggio per tutta la durata della legislatura.

Come non funziona la democrazia diretta di Casaleggio e Di Maio

Nonostante i tentativi di presentare Rousseau come il portale della democrazia diretta i dati dimostrano come tra gli iscritti la partecipazione sia piuttosto bassa. Nelle consultazioni online sul portale a votare è sempre una sparuta minoranza. Ad esempio a fine maggio in occasione del voto sul contratto di governo con la Lega sui circa 136mila iscritti certificati  votarono solo 44.796 persone. Una cifra pari al 27% del totale. Un altro notevole esempio di questa democrazia dimezzata è l’elezione di Luigi Di Maio a Capo Politico. Nell’agosto 2017 gli iscritti a Rousseau erano 140mila, di questi solo 37.442 parteciparono alle primarie pentastellate.

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Nel 2017 Casaleggio aveva detto che l’obiettivo era quello di arrivare ad un milione di iscritti entro la fine del 2018. Siamo ad inizio del 2019 e Rousseau e il MoVimento 5 Stelle potrebbero avere un altro problema: quello di trovarsi senza iscritti. Non perché gli attivisti hanno abbandonato il M5S (anche se attualmente gli iscritti sono poco più di 100 mila, il 30% in meno) ma per colpa delle regole stesse del MoVimento 5 Stelle.

Beppe mi sono ristretti gli iscritti

Non è la prima volta che il partito della democrazia diretta si trova a dover fare i conti con i problemi causati dalle regole che si è dato (o meglio che qualcuno ha dato a tutti, visto che non si sa bene come siano state decise). Ad esempio quando fu il momento di eleggere i Probiviri (Nunzia Catalfo, Riccardo Fraccaro e Jacopo Berti) l’Assemblea degli iscritti non venne consultata. Le regole prevedono che siano gli iscritti ad eleggere i componenti del Collegio dei Probiviri ma alla fine è successo che ha deciso tutto Beppe Grillo che ha nominato i tre “saggi”. A proposito del Garante, anche l’Elevato avrebbe dovuto essere eletto dall’Assemblea così come il Capo Politico (e a differenza di Casaleggio, il cui ruolo si tramanda per via dinastica) ma non c’è stata alcuna votazione per la nomina (per quanto scontata) di Beppe Grillo a Garante. L’articolo 8 dello Statuto stabilisce infatti che «il Garante è eletto mediante consultazione in Rete, all’interno di una rosa di candidati non inferiore a 3, che il Comitato di Garanzia propone avuto riguardo a figure che si siano distinte per il determinante contributo alla storia ed all’azione politica del MoVimento 5 Stelle».

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La democrazia non ha bisogno solo di partecipazione, ha bisogno anche che le regole vengano fatte rispettare. O che almeno non vengano scritte a caso. Qualche iscritto infatti si è accorto che l’articolo 3 dello Statuto prevede che «l’iscrizione è gratuita ed ha durata annuale; in caso di mancato rinnovo dell’iscrizione cessa la qualità di iscritto». Questo significa che al momento ci sono migliaia di iscritti che pur essendo attivisti pentastellati si trovano fuori dal partito perché nessuno ha detto loro (o ricordato) di rinnovare l’iscrizione. A pochi mesi dalle Europee e soprattutto dalle cliccarie per la scelta dei candidati del M5S questo potrebbe presentare un problema. L’articolo 6 dello Statuto sancisce infatti che «l’Assemblea è formata da tutti gli iscritti con iscrizione in corso di validità al momento della sua convocazione». Alcuni iscritti – ma a questo punto è più corretto chiamarli ex-iscritti – si sono accorti di non essere più parte del M5S e al tempo stesso non sanno come rinnovare l’iscrizione. Perché nel magico mondo della democrazia diretta in Rete “qualcuno” si è dimenticato di spiegarlo, o forse anche solo di pensare ad una campagna di rinnovo e di tesseramento. Una di quelle cose che i vecchi partiti (e i sindacati, e qualsiasi associazione come ad esempio l’Arci) fa ogni anno. Ma quelli del MoVimento 5 Stelle sono diversi, loro fanno i casini e manco si accorgono. Poi magari si trovano senza iscritti e danno la colpa ad un hacker che se li è rubati.

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