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Insulti razzisti alla velocista azzurra Zaynab Dosso: "Mi hanno chiamato putta*a straniera e nessuno ha reagito"

Asia Buconi|

zaynab dosso

Dopo la denuncia di Paola Egonu al termine della finale mondiale di pallavolo femminile per il terzo posto contro gli Stati Uniti, un’altra atleta azzurra finisce vittima di insulti razzisti. E, in questo caso, ad alimentare la gravità di quanto accaduto è pure l’indifferenza, che del razzismo è spesso compagna privilegiata. A denunciare il fatto è stata la velocista Zaynab Dosso, bronzo nella 4×100 agli ultimi Europei e record italiano nei 60 metri. La 23enne, nata in Costa d’Avorio e residente a Roma, ha raccontato sul proprio profilo Instagram la dinamica degli avvenimenti.

Il racconto di Zaynab Dosso: “Mi hanno chiamato putta*a straniera e nessuno ha reagito. Il Governo dia un segnale forte contro il razzismo”

L’atleta azzurra stava festeggiando in un bar con alcuni amici nella zona Nord della Capitale, dove da poco ha acquistato una nuova casa, quando all’improvviso le si è avvicinata una signora per chiedere l’elemosina. Di fronte al rifiuto di Zaynab Dosso e di chi era con lei, la donna l’ha aggredita verbalmente. La 23enne ha raccontato: “Mi ha detto prima sibilando e poi ad alta voce: ‘Putta*a straniera, tornatene nel tuo Paese’, mentre chi era intorno a me o è rimasto in silenzio oppure si è messo a ridere. Non mi sento tutelata. Ora come ora ho paura ad uscire, non perché penso che qualcuno possa farmi un gesto discriminatorio, ma per l’indifferenza della gente”.

L’unica a reagire dopo gli insulti discriminatori indirizzati a Dosso è stata l’amica e collega Johanelis Herrera, che “si è messa a piangere per l’incazzatu*a”. Per il resto, solo indifferenza o, al massimo, qualche sorrisetto divertito. A testimonianza di come il razzismo in Italia non sia affatto un problema superato. Da qui, l’appello della giovane azzurra alle Istituzioni: “Sarebbe bello che chi ha vinto le elezioni desse un segnale forte contro il razzismo. Se i beceri oggi si sentono più forti, si credono liberi di alzare la voce e restare impuniti, serve che chi starà al Governo dica forte e chiaro: non è così”. Anche se in Italia, purtroppo, non sembra il momento storico più adatto a prese di posizione di questo tipo.