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La storia dell'inchiesta sulle nomine di Virginia Raggi

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«Questa vicenda sta assumendo toni ridicoli. La magistratura lavorerà, sono atti dovuti ed è follia pensare che non siamo disponibili a collaborare con l’autorità giudiziaria. Ma è simpatico che tutto sia partito dall’ex capo di gabinetto che fu nominata con una procedura diversa rispetto a quella che io avevo individuato, dunque con una forzatura a cui sono stata indotta»: Virginia Raggi si lascia sfuggire solo questa affermazione significativa nel florilegio di frasi fatte con cui ha risposto alle domande sull’acquisizione di documenti di ieri in Campidoglio effettuata dalla sezione di polizia giudiziaria di piazzale Clodio diretta da Maurizia Quattrone.

Quella notte di fine agosto…

Il bersaglio, chiarissimo, è Carla Romana Raineri, l’ex capo di gabinetto che ha dato le dimissioni in quella notte tra 31 agosto e 1 settembre dopo un litigio con la sindaca. Che tra le due non corra più buon sangue lo si capisce dallo «sguardo pieno d’odio» che la magistrata ha creduto di vedere e ha descritto nel memoriale che ha consegnato alla procura di Roma e che è alla base, insieme all’esposto di Fratelli d’Italia, dell’indagine che non ha ancora nessun iscritto nel registro degli indagati ma per la quale già si ipotizza il reato di abuso d’ufficio. L’antefatto accade poco prima di Ferragosto. Completata la Giunta, Virginia Raggi effettua le prime nomine dello staff e scoppiano subito le polemiche: alcune provocate dalla stessa Raineri, che in un’intervista al Messaggero si difende attaccando da chi fa notare che il suo stipendio, 193mila euro, è più alto di quelli dei capi di gabinetto che l’hanno preceduta all’epoca di Marino e Alemanno: «Siete matti? Io ci perdo a venire a lavorare a Roma. Ma secondo lei a tre anni dalla pensione mi trasferisco a Roma per rimetterci? Così i contributi si abbassano. Se uno vuole prendere un capo di gabinetto che costa meno può prendere mio figlio: guadagna 1.500 euro al mese». Altre critiche invece si concentrano sul curioso destino di Salvatore Romeo, dipendente del comune e attivista grillino, che diventa caposegreteria per la discreta cifra di 120mila euro l’anno, ovvero il triplo dei 40mila che prendeva nel suo vecchio ruolo.

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I compensi dello staff di Virginia Raggi e della giunta (Il Messaggero, 13 agosto 2016)

A fare saltare equilibri già fragili è stato quello che a Roma hanno ribattezzato «il blitz di ferragosto». La delibera con cui è stato reso noto il compenso della Raineri, mentre veniva mascherato sotto una dicitura vaga («inquadrato come dirigente di terza fascia») quello del 5 stelle Salvatore Romeo. Un blitz che è stato fatto mentre la direttrice dell’Ufficio Risorse umane del Campidoglio era in ferie. Laura Benente è arrivata a Roma a marzo 2015 con un distacco da Torino e presto avrà un ruolo apicale in questa storia. Si parla già di ritirare alcune delle delibere – come poi avverrà per Romeo –  mentre al di fuori le polemiche si concentrano su altri nomi, come quello dell’ex collega di Frongia all’Istat Eric Sanna assunto nello staff del vicesindaco. La sindaca, fanno sapere dal Campidoglio, ha in animo di chiedere un parere sulle nomine all’Autorità Anticorruzione di Cantone, anche se questa cosa sarebbe intelligente farla prima di nominare, e non dopo. In questo clima si innesta il memoriale della Raineri, di cui si ha parlato Giovanna Vitale su Repubblica:

«Avrò visto Raggi complessivamente un paio d’ore in un mese e solo in occasione delle riunioni di giunta. Per contro lei era sempre chiusa nella sua stanza con Romeo e Marra, sempre informati in tempo reale». «Chiesi un appuntamento a Raggi al ritorno dalle sue vacanze. Il 25 agosto, in occasione di un duro confronto, le riferii che me ne sarei andata se le cose non fossero cambiate». Le pose tre condizioni: allontanare Marra dal Gabinetto e nominare al suo posto un colonnello dei Carabinieri; rivedere la nomina di Romeo; restituire dignità all’ufficio di Gabinetto, limitando le interferenze. «Raggi rimase più che contrariata. Ricordo ancora il suo sguardo pieno d’odio».
Segue il drammatico racconto della notte del 31 agosto in cui, a seguito del parere reso da Anac sulla base di «un finto e strumentale quesito elaborato da Marra», fu convocata in Campidoglio e costretta a fare le valigie. «Un’iniziativa ritorsiva — scrive Raineri — concepita subito dopo il colloquio del 25 agosto, allorché la sindaco apprese la mia indisponibilità ad avallare la delibera di Romeo e trattenere Marra nel Gabinetto, e consumata in riunioni segrete con Marra e Romeo». Severa la richiesta alla Procura: valuti «il comportamento di Raggi, improntato dal preordinato intento di danneggiare la mia immagine e determinare le mie dimissioni».

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Carla Raineri con Virginia Raggi

La magistrata racconta particolari e dettagli inquietanti su quei giorni in Campidoglio: «Mi sono quindi progressivamente trovata collocata (direi letteralmente schiacciata) tra Romeo e Marra. La sindaco, per limitare le mie prerogative, ha immediatamente concepito una Segreteria particolare, che era in realtà il “vero Gabinetto”, a capo del quale ha posto Romeo». A cui ha conferito pure «una specifica delega alle partecipate, di fatto attribuendogli anche il ruolo di “assessore ombra” di Minenna». Da lì «ha pesantemente interferito sulla nomina del dg Ama», secondo la Raineri. Affascinante il ruolo di Marra al fianco della sindaca:

«Nei primi giorni del mio insediamento», conclude Raineri, Marra «mi disse di aver dovuto trasferire la moglie e i suoi 4 figli a Malta, perché minacciati dalla criminalità organizzata, e di avere rinunciato alla scorta personale nonostante anch’egli a rischio di incolumità». La capo di Gabinetto chiese un po’ in giro e alcuni dipendenti le rivelarono invece «che Marra aveva denunciato molte persone, principalmente colleghi, per vendette personali o per protagonismo». Ancora: «Ufficiali della Gdf mi segnalarono l’inopportunità di trattenerlo nel Gabinetto. Minenna mi riferì di aver appreso dai vertici Gdf che fra le situazioni sospette che avevano determinato il suo demansionamento fino alla fuoriscita dal Corpo vi era un corso privato di pilota civile per il quale aveva sostenuto un costo di 90 milioni di cui non aveva documentato la provenienza».
Terribile la reazione «quando apprese che non intendevo confermargli il ruolo di vice: si adirò alzando la voce e minacciando ritorsioni». E la stessa cosa avvenne con l’ex capo del Personale Laura Benente, che gli rifiutò un master a Bruxelles. «Marra la intimidì, la minacciò urlando nei corridoi. Da lì a poche ore Raggi telefonò all’Inps di Torino, dalla quale proveniva la dirigente e chiese che la richiamassero subito in sede». E chi c’è ora al suo posto? L’onnipotente Marra, ovviamente.

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Daniele Frongia, Salvatore Romeo, Raffaele Marra

Memoriali, pareri e memorandum

Intanto Salvatore Romeo rilascia una memorabile intervista al Messaggero nella quale spiega che gli stanno per diminuire lo stipendio e racconta: «È stato commesso un errore su quelle delibere perché eravamo in ritardo, era agosto, faceva caldo, e dovremo provvedere a una modifica della fascia di attribuzione». Il Comune, senza nemmeno arrossire, annuncia che a breve partirà una due diligence per rivedere tutte le delibere di nomina dei componenti dello staff del sindaco al fine di vagliarne la correttezza e revisionare alcuni compensi. Intanto Fratelli d’Italia presenta un esposto in cui contesta le nomine di Raineri, Marra e Romeo. Ma perché la Raggi oggi in Campidoglio si è lamentata del fatto che «tutto sia partito dall’ex capo di gabinetto che fu nominata con una procedura diversa rispetto a quella che io avevo individuato, dunque con una forzatura a cui sono stata indotta»? L’articolo 110 del Testo unico degli enti locali (Tuel), applicato dal Campidoglio per la nomina a capo di gabinetto di Raineri, prevede, tra l’altro, che gli incarichi a contratto siano “conferiti previa selezione pubblica volta ad accertare, in capo ai soggetti interessati, il possesso di comprovata esperienza pluriennale e specifica professionalità nelle materie oggetto dell’incarico”. Una selezione che però non è stata svolta dall’amministrazione e che non è richiesta dall’articolo 90 del Tuel, più indicato, secondo l’Anac, per la nomina del capo di gabinetto. L’art. 110 del Tuel disciplina gli incarichi a contratto e prevede che per “la copertura dei posti di responsabili dei servizi o degli uffici, di qualifiche dirigenziali o di alta specializzazione, possa avvenire mediante contratto a tempo determinato. Per i posti di qualifica dirigenziale, il regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi definisce la quota degli stessi attribuibile mediante contratti a tempo determinato, comunque in misura non superiore al 30 per cento dei posti istituiti nella dotazione organica della medesima qualifica e, comunque, per almeno una unità”. La Raggi sostiene quindi che sia stata la Raineri a farle adottare una procedura diversa rispetto a quella con l’articolo 90 che lei voleva utilizzare.

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Marcello Minenna con Virginia Raggi

Qui però la storia s’ingarbuglia. E s’inserisce il parere chiesto ad agosto dal Campidoglio al professor Aristide Police sulla nomina di Romeo: il professore, uno dei maggiori esperti amministrativi, spiegava che la delibera che il Campidoglio ha varato per il contratto a tempo determinato di Romeo, dipendente comunale in aspettativa, con stipendio triplicato, non era valida. Anche se a settembre la retribuzione era stata tagliata, sempre con delibera, il parere dell’ANAC su Romeo nel frattempo certificava che l’assunzione di un assunto rimaneva lì a far pesare l’errore. Così come avevano certificato l’Avvocatura capitolina e la Raineri, come ha raccontato Anna Maria Greco sul Giornale:

Ad agosto, dunque, La Raggi non volle dar ascolto agli esperti della materia e andò avanti ugualmente per la sua strada, sfidando le regole. A settembre perseverò nell’errore, facendo approvare il 30 la seconda delibera illegittima su Romeo. Illegittima perché ad essere irregolare era lo strano procedimento, rimasto invariato, prima ancora dello stipendio che alla fine è stato ridotto di un terzo. Due stranezze dimostrano che in Campidoglio si è cercato di insabbiare ambedue i documenti, ritenuti troppo scomodi. Soprattutto perché letti insieme proprio non lasciano dubbi sull’anomalia pro Romeo.
Il parere di Police, ordinario di diritto amministrativo alla facoltà di giurisprudenza dell’università di Tor Vergata è datato 19 agosto, è stato regolarmente protocollato in Comune, ma poi ignorato e chiuso in un cassetto, perché nessuno lo conoscesse. Il parere di Cantone, inviato per email il 7 settembre dall’Anac, è stato protocollato solo il 29 settembre (come se fosse discrezionale), quando le opposizioni lo hanno reclamato e dopo settimane di silenzio.

Nella denuncia di FdI si sosteneva che «l’amministrazione capitolina, nella deliberazione 14/2016», sarebbe «incorsa nel vizio di legittimità in violazione» di alcune decreti legislativi e del «Regolamento sull’ordinamento degli Uffici e servizi dell’Ente». Nei pareri, racconta la Greco, le posizioni erano diversificate. In quello di Police si spiegava che l’interpretazione letterale dell’articolo 90 comma 1 TUEL è ostativa ad un’assunzione come quella di Romeo.

 Il secondo parere, quello dell’Anac, risponde ad un quesito che sembra coniato ad hoc per salvare Romeo, sulla base di un regolamento del Comune di Firenze citato come precedente di una procedura analoga. Ma Cantone, pur in termini molto difficili da decifrare e quasi elusivi, afferma la «necessità» di un«regolamento sull’ordinamento degli uffici e dei servizi» per consentire l’applicazione dell’articolo 90 del Tuel all’assunzione di personale già dipendente dal Comune tra i collaboratori dello staff del sindaco. E, visto che Roma Capitale quella norma non ce l’ha, se ne deduce che la nomina di Romeo come fosse un esterno dall’amministrazione è illegittima.

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Le dieci ore che sconvolsero il Campidoglio

L’inchiesta sulle nomine della Giunta Raggi

Nel frattempo la procura si è mossa: ha già ascoltato Alessandro Solidoro, che il primo settembre ha lasciato il suo posto di amministratore unico dell’AMA e Marcello Minenna, superassessore al Bilancio e alle Partecipate, anche lui dimissionario, insieme al direttore generale di Atac Marco Rettighieri e all’amministratore delegato Armando Brandolese. La vicenda è andata naturalmente ad intrecciarsi con quella di Paola Muraro. Sotto la lente ci sono soprattutto i contratti di Salvatore Romeo, caposegreteria, e Salvatore Marra, all’epoca vicecapo gabinetto. Tra la documentazione che ieri è stata acquisita dalla Squadra Mobile in Campidoglio, su delega della Procura di Roma, non figura quella relativa alla nomina di Marra a capo del personale. Mentre all’attenzione della procura c’è anche la nomina di Raineri che ha presentato uno dei due esposti. Si continua però a far sapere dalle parti della Procura che per ora non ci sono indagati né ipotesi di reato, anche se, come detto, si punta all’abuso d’ufficio. Intanto sul blog di Grillo si punta il dito sulla “bufala delle perquisizioni in Campidoglio”, cercando di vincere il Campionato Mondiale di Cambio Del Discorso:

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Il post sul blog di Grillo

Già, bisogna stare attenti con le parole e non usarle a caso: «perquisizione» è molto diverso da «acquisizione di atti». Le parole sono importanti, vero Virginia?
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Il tweet di Virginia Raggi che parla di «perquisizioni»

Leggi sull’argomento: Le perquisizioni in Campidoglio sulle nomine della Giunta