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Il piano B di Varoufakis per la Grexit

Yanis Varoufakis aveva un piano per la Grecia per il dopo referendum. Ma non è stato appoggiato, anzi Alexis Tsipras ha deciso malgrado il ‘No’ ulteriori concessioni e “ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori, lui non li avrebbe sfidati”. Lo afferma l’ex ministro delle Finanze greco a NewsStatesman in un colloquio che è stato effettuato prima della firma del greekment.
 
IL PIANO B DI VAROUFAKIS PER LA GREXIT
Nella lunghissima intervista Varoufakis parla anche di un suo Piano B che avrebbe messo in atto con l’uscita della Grecia dal sistema dell’euro. Ammette che non c’è stata nessuna preparazione per una situazione del genere anche perché il suo staff, composto da quattro o cinque persone, era troppo esiguo per mettere a punto una tecnicalità così complicata. In ogni caso, spiega l’ex ministro, a suo modo di vedere il governo greco avrebbe dovuto prepararsi al fatto che la chiusura della liquidità avrebbe potuto mettere in difficoltà Atene e cominciare a preparare un piano per aggirarla: “Emettere i cosiddetti IOU (promesse di pagamento, l’equivalente di buoni di credito ndr), tagliare il rimborso dei bond detenuti dalla Bce, riprendere controllo della Banca di Grecia sottraendolo a quello della Bce”. Queste, spiega Varoufakis, le tre proposte che la Grecia avrebbe dovuto mettere in atto una volta, tanto più alla luce del no dei cittadini greci. Le ore immediatamente successive al voto, il gabinetto ristretto di Syriza, riunito per decidere le mosse successive, ha però bocciato 4 a 2 il “piano Varoufakis”. Una volta sconfitto in quella sede, l’addio al governo è parso così inevitabile. “Quella notte – rileva l’ex ministro – è stato deciso che il fragoroso No del popolo greco non sarebbe stata la spinta decisiva per il mio piano, ma anzi avrebbe dovuto condurre ulteriori concessioni: l’incontro con gli altri leader politici in cui il nostro primo ministro ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori lui non li avrebbe sfidati. E ciò avrebbe significato cedere, smette di negoziare”. La posizione di Varoufakis, da quello che emerge nell’intervista, però, sembra più essere frutto di un gioco all’interno della trattativa: far capire agli interlocutori di essere pronti alla Grexit, più che averne davvero l’intenzione. Ebbene, quando le carte all’Eurogruppo sono state messe in tavola, si è capito che l’ipotesi di Grexit non sarebbe dispiaciuta affatto alla Germania. Anzi, probabilmente la soluzione sarebbe stata apprezzata anche a Berlino.
 

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Yanis Varoufakis in una foto del 1993 durante un dibattito televisivo in Grecia

LE TRATTATIVE SURREALI
Varoufakis, che si è dimesso domenica 5 luglio, nell’intervista ha accusato i suoi colleghi europei di aver fatto lavorare il suo governo a vuoto, nella speranza di ottenere un accordo, quando nella realtà era già stato deciso di non rinegoziare. “Ci dicevano di volere dati sul percorso fiscale in cui si trovava la Grecia, tutti di dati delle imprese pubbliche. Perciò spendevamo un sacco di tempo per forniglierli e rispondere a questionari e tenere riunioni infinite. Ed era la prima fase. In un secondo momento ci chiedevano che cosa intendevamo fare sull’Iva. Poi respingevano la nostra proposta, ma non ne presentavano una loro. Quindi, prima che potessimo accordarci sull’Iva, passavano a un altro punto, le privatizzazioni. Ci chiedevano cosa avremmo fatto sulle privatizzazioni: proponevamo qualcosa, lo respingevano. E passavano a un altro argomento, pensioni, mercato dei beni, lavoro … un gatto che si morde la cosa”. La sintesi: “siamo stati imbrogliati”. Sulla responsabilità altrettanta chiarezza: la Germania controllo “completamente” l’Eurogruppo. “E’ un’orchestra ben affiatata. E lui (Schaeuble) è il direttore”. “Solo il ministro francese (Michel Sapin) esprimeva qualche differenza dalla linea tedesca, con grande sottigliezza. Si avvertiva che usava un linguaggio molto attento per non mostrare la sua opposizione. E in definitiva quando Schaeuble dettava la linea ufficiale, il ministro francese cedeva”. “Sul piano personale c’erano persone che mostravano simpatia, specialmente dal Fmi” ha detto Varoufakis, confermando che si riferisce al direttore generale Christine Lagarde. “Ma nell’Eurogruppo non c’erano parole gentili: si tornava dietro le transenne dei ruoli ufficiali”. L’ex ministro greco aggiunge che i governi che avrebbero potuto mostrare maggiore simpatia verso Atene nella realtà si sono rivelati i suoi “nemici più energici”. Per i paesi ad alto debito “il peggiore incubo” “sarebbe stato “il nostro successo”. “Se avessimo potuto negoziare un accordo migliore, li avremmo cancellati politicamente: avrebbero dovuto spiegare si loro cittadini perché non sono stati in grado di fare altrettanto”.