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Il gioco delle tre carte di Salvini su Green pass e obbligo vaccinale a cui non crede più nessuno

Matteo Salvini continua a confondere le carte, Draghi lo doma e lui inventa successi che già esistevano: è alla frutta

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“Il nostro obiettivo è garantire salute e lavoro e penso che in queste ore si stia trovando una soluzione soddisfacente sui minorenni, sulle famiglie, sui tamponi gratuiti, sull’allungamento della durata del green pass. Se alzare i toni ci permette di avere dei risultati, allora vuol dire che stiamo facendo il nostro mestiere”. Lo ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini, a margine della sua visita al supersalone, alla Fiera di Rho.

Salvini sono giorni che non viene a capo di quello che gli succede intorno. Il leader della Lega si dice prima rassicurato, poi aperturista su tutti i temi ma allo stesso tempo gioca la partita anche al fianco di Giorgia Meloni.

“Ho parlato con il presidente Draghi, non risulta nessuna estensione di green pass a tutti i lavoratori del pubblico e del privato, a differenza di quello che ho letto su qualche giornale e quindi questo mi conforta”, una rassicurazione quella del leader della Lega che non ha avrebbe avuto bisogno di esistere: nessuno ha mai parlato fino ad ora di green pass per tutti.

Il gioco delle tre carte di Salvini su Green pass e obbligo vaccinale a cui non crede più nessuno

Capitolo indennizzo. La risposta è nella norma, quella troppe volte dimenticata. In caso di danni causati da vaccino, l’Italia riconosce risarcimenti economici da quasi trent’anni. La legge che inquadra questo diritto è la n 210/1992 che prevede proprio l’ “Indennizzo a favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazione di emoderivati”.

Il tema è già stato ampiamente trattato. Infatti oggi il corrispettivo riguarda anche i soggetti che sono stati danneggiati da vaccinazioni raccomandate e non obbligatorie. Il tema dell’ingiustizia dell’indennizzo per le sole vaccinazioni obbligatorie infatti è stato sollevato qualche anno fa davanti alla Consulta.

La sentenza, a beneficio del Senatore Salvini fu chiara. “Nell’orizzonte epistemico della pratica medico-sanitaria la distanza tra raccomandazione e obbligo è assai minore di quella che separa i due concetti nei rapporti giuridici. In ambito medico, raccomandare e prescrivere sono azioni percepite come egualmente doverose in vista di un determinato obiettivo, cioè la tutela della salute (anche) collettiva. In presenza di una effettiva campagna a favore di un determinato trattamento vaccinale, è naturale che si sviluppi negli individui un affidamento nei confronti di quanto consigliato dalle autorità sanitarie: e ciò di per sé rende la scelta individuale di aderire la raccomandazione obiettivamente votata alla salvaguardia anche dell’interesse collettivo, al di là delle particolari motivazioni che muovono i singoli.”

Ecco che la vaccinazione Covid, non obbligatoria, ma fortemente raccomandata, conduce al riconoscimento di un indennizzo in caso di conseguenze negative sulla salute.