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Il congresso blindato con cui Salvini rottama la Lega Nord

neXt quotidiano|

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Sabato 21 alle 8 al centro congressi Leonardo Da Vinci di Milano nascerà la «Lega per Salvini Premier», nella quale confluiranno le sezioni regionali autonome create davanti ai notai nei mesi scorsi senza clamore. Un congresso fantasma. Spiega oggi Repubblica che la nuova Lega di Salvini sarà una federazione di partiti regionali, autonomi da un punto di vista finanziario, che si chiameranno “Lega Lombardia Salvini premier”, “Lega Sicilia Salvini premier” e così via.

Ognuna di queste leghe avrà un proprio statuto e un proprio conto corrente. Un modo, quest’ultimo, per evitare che eventuali “problemi” sul finanziamento al partito arrivino al cuore della Lega, cioè nella stanza del segretario nazionale. Un passaggio molto delicato, quello di sabato, che potrebbe creare non pochi malumori tra i deputati, i senatori e i dirigenti leghisti della prima ora. Non a caso nel riservatissimo regolamento del congresso diffuso ieri solo ai delegati si fa riferimento a regole a dir poco “sovietiche” sul voto del nuovo statuto. Innanzitutto i delegati saranno dotati di «un braccialetto inamovibile da tenere sempre in vista», una sorta di controllo per evitare che non addetti ai lavori possano accedere alle aree riservate.

Ma soprattutto, all’articolo dieci, vengono fissate delle procedure paradossali per proporre modifiche allo statuto scritto in questi mesi da Roberto Calderoli: le proposte di modifica dovranno essere firmate da «almeno 150 delegati» e consegnate alla commissione per il congresso «entro e non oltre giovedì 19». «Ancora non abbiamo nemmeno la bozza del nuovo statuto, figuriamoci se possiamo pensare a modifiche condivise da 150 persone in poche ore», sussurra un deputato di lungo corso che fino a ieri non aveva ricevuto nemmeno la comunicazione ufficiale della convocazione del congresso.

matteo salvini bad company lega 49 milioni - 1
“Presunti errori di dieci anni fa”, così commentava Salvini la sentenza del Riesame

La vecchia Lega non può sparire, non tanto per questioni nostalgiche o perché il partito ormai non è più radicato solo al Nord ma perché deve restituire allo Stato (in comode rate) i famosi 49 milioni. Salvini però non sarà il Segretario di quella Lega per la quale verrà nominato un commissario. Il leader della Lega avrà quindi finalmente  l’alibi politico per non dover rispondere alle domande di chi gli chiede dove siano finiti quei soldi. Anche se parte di quelli sono “scomparsi” ben dopo la fine della gestione di Umberto Bossi, prima con Maroni (quello delle scope padane) e poi proprio con Salvini. Perché la vicenda è sì quella della truffa ai danni dello Stato, sui rimborsi elettorali non dovuti dal 2008 al 2010, ma l’Espresso ha documentato che non si tratta unicamente di “presunti errori” di dieci anni fa perché i soldi in questione sono entrati nelle casse del partito anche tra il 2011 e il 2014, quindi durante la gestione di Roberto Maroni e Matteo Salvini. 

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