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Il complottone di Varoufakis con Soros per la Grexit

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Un complottone di Yanis Varoufakis con George Soros per far uscire la Grecia dall’euro, sventato da Alexis Tsipras che ha deciso di rimanere nella moneta unica? La storia la racconta oggi il Messaggero in un articolo a firma di Marco Ventura, e il Messaggero è lo stesso giornale che dipingeva l’ex ministro delle Finanze durante la campagna elettorale per il referendum in procinto di partire «per fare un sacco di soldi con le conferenze» per gli Stati Uniti dopo il voto. Varoufakis è ancora in Grecia, ma a quanto pare secondo il quotidiano romano non ha smesso di complottare, stavolta con George Soros, e visto che la montagna di conferenze non è andata da Maometto, avrà deciso di portare la Grecia a Washington:

Teatro d’un connubio non d’amore, ma ideologico e forse d’interesse, col gotha degli economisti e finanzieri “liberal” americani. In primis George Soros. È il vice direttoredel Foglio Marco Valerio Lo Prete a osservare in un reportage da Parigi che «la disfida greca si configura, più che come una riedizione del duello Davide vs. Golia, come una sofisticata partita interna al mondo capitalistico», al grido: «Un’altra speculazione è possibile». Tra marzo e aprile, proprio a Parigi la fondazione di Soros, Inet, si riunisce a Parigi nella sede dell’Ocsee raccoglie le punte di diamante di un pensiero fisso: la rottura dell’Euro. Soros non fa mistero di volere la Germania fuori dalla moneta unica. E il 24 marzo, quasi in concomitanza con l’evento parigino, in un’intervista Tv a “Bloomberg” dice che c’è un 50 per cento di probabilità che la Grecia esca dall’Eurozona. Appare ben informato, Soros.

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Davvero ben informato: all’epoca tutti parlavano di rischio Grecia fuori dall’euro senza accordo con l’Europa, come avrà fatto il finanziere a pensare che la Grecia aveva la possibilità di uscire dall’euro senza l’accordo con l’Europa? Da segnalare inoltre che la storia di Varoufakis amico di Soros per la Grexit non è mica inedita. Oltre a crederci Marco Ventura del Messaggero e Marco Valerio Lo Prete sul Foglio, ci ha creduto anche il prestigioso Aurorasito, già famoso per scie chimiche ed altre amenità, riprendendo pari pari un pezzo di Wayne Madsen per la Strategic Culture Foundation del gennaio scorso. Un dettaglio che potrebbe aiutare a inquadrare il frame di riferimento: Madsen nel 2014 ha pubblicato un libro in cui dice che l’11 settembre è un false flag (dov’era Varoufakis l’11 settembre? Ce l’ha un alibi? Eh? Eh? Eh?), mentre nel 2013 la sua attività di reporter investigativo lo ha portato a scoprire che Barack Obama non solo è gay, ma è pure un’invenzione della CIA.
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Nella continuazione del credibilissimo articolo pubblicato dal Messaggero si scopre poi che addirittura Varoufakis ha ingaggiato un superconsulente nella trattativa con Bruxelles, ovvero l’amministratore delegato di una banca d’affari. Un vero colpo di scena: a cosa serve un esperto di finanza e obbligazioni se devi soltanto chiedere la ristrutturazione di un debito-monstre? Non sarebbe stato più adatto il macellaio dietro l’angolo, che di bond ne sa a pacchi perché una volta la madre ha investito in Argentina?

Inet mette uno accanto all’altro lui,  Varoufakis,il Nobel Joseph Stiglitz, l’economista francese Thomas Piketty (finanziato da Soros) e il presidente di Inet, Adair Turner, già presidente della «Uk Financial Services authority» che insieme alla Banca d’Inghilterra ha curato all’indomani del crollo di Lehman Brothers la ristrutturazione del sistema bancario britannico. Dalla stessa parte della scacchiera c’è l’opinionista euroscettico del “Financial Times”, Wolfgang Munchau, che adotta l’idea sostenuta anche da Varoufakis di introdurre in Grecia una moneta parallela, la Iou (“I owe you”, “ti devo” da riscuotere nel tempo). Il quadro si completa con Matthieu Pigasse, amministratore delegato della Banca d’affari Lazard in Francia, ingaggiato come super-consulente di Atene nella trattativa con Bruxelles (per quanto lo fosse già con Samaras e Papandreou).In questo arcipelago tecnocratico naviga bene Yanis Varoufakis, non Tsipras. Che alla fine deve aver aperto gli occhi e finalmente esercitato le prerogative di politico a tutto tondo. Un risveglio al quale può aver contribuito qualche tempestivo dossier sui tanti ganci di Varoufakis nell’Olimpo della finanza, pericolosamente su un terreno che ha riflessi immediati sui mercati.

E insomma, mentre Varoufakis complottava con Soros, evidentemente prontissimo a metterci del suo per investire dopo la Grexit, Alexis Tsipras faceva però sapere di essere andato in Cina, Russia e Usa e di non aver mai ricevuto alcun incoraggiamento (leggi: sostegno economico) per una eventuale Grexit. Magari, quando è finito il sabba demo-pluto-giudaico-massonico bisognerebbe riflettere sul fatto che per la Grecia sarebbe stato un disastro l’uscita solitaria senza partner, e nessun partner è stato trovato. Come tra l’altro hanno ripetuto tutti gli economisti del mondo. Probabilmente perché li paga Soros.