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Il codice di Beppe al di là del Bene e del Male

Beppe Grillo povertà parise villa bibbona

Siccome il M5S è un MoVimento democratico, Beppe Grillo ha appena diramato sul suo blog un codice di comportamento per gli eletti del MoVimento 5 Stelle che gli iscritti alla piattaforma saranno chiamati a ratificare (e non approvare) nei prossimi giorni. Il codice prima spiega i principi ispiratori e poi detta una serie di regole in caso di coinvolgimento in vicende giudiziarie, descrivendo anche una serie di comportamenti come l’autosospensione che era stata “consigliata” agli indagati per le firme false di Palermo, i quali però alla fine sono stati sospesi dal Collegio dei Probiviri dopo aver declinato l’invito.

Il codice di Beppe al di là del Bene e del Male

Il codice di Beppe prevede in primo luogo che “ogni portavoce tiene comportamenti eticamente ineccepibili, anche a prescindere dalla rilevanza penale degli stessi. Ai sensi del Regolamento del MoVimento 5 Stelle, i portavoce si astengono da comportamenti suscettibili di pregiudicare l’immagine o l’azione politica del MoVimento 5 Stelle”. Questo preambolo sta a significare che deve essere l’etica e non la questione penale il faro della correttezza del comportamento di un eletto del M5S. Questo significa che i garanti potranno intervenire anche senza magistratura per sospendere chi si sia macchiato di colpe gravi anche soltanto dal punto di vista etico. Il punto 2 prevede che la segnalazione di un comportamento “scorretto” possa venire anche dal Garante del M5S, che è sempre Beppe Grillo anche se nessuno lo ha eletto: è curioso che si trovi in questo ruolo (quello di Garante) di solito è super partes e nei codici che lo presuppongono dipingono di solito una personalità che non si trova in prima linea nelle decisioni del partito. Nel caso del M5S invece il Capo Politico è anche il Garante, come insegna del resto l’ABC della democrazia diretta.
codice di comportamento m5s
La terza regola riguarda l’autospensione e si fornisce allo strumento un vantaggio visto che chi si autosospende può avere un’attenuazione della responsabilità disciplinare: «In qualsiasi fase del procedimento penale, il portavoce può decidere, a tutela dell’immagine del MoVimento 5 Stelle, di auto-sospendersi dal MoVimento 5 Stelle senza che ciò implichi di per sé alcuna ammissione di colpa o di responsabilità. L’autosospensione non vincola né condiziona né preclude il potere del Garante, del Collegio dei Probiviri e del Comitato d’appello di adottare eventuali sanzioni disciplinari. Tuttavia, l’autosospensione può essere valutata quale comportamento suscettibile di attenuare la responsabilità disciplinare». Ed è difficile qui non tornare con la mente ancora al caso delle firme false a Palermo, quando la portavoce in Regione Claudia La Rocca si autosospese, mentre Riccardo Nuti, Giulia Di Vita e Claudia Mannino hanno preferito attendere la sanzione del Collegio.

L’avviso di garanzia a 5 Stelle

E cosa succede in caso di avviso di garanzia? «La ricezione, da parte del portavoce, di “informazioni di garanzia” o di un “avviso di conclusione delle indagini” non comporta alcuna automatica valutazione di gravità dei comportamenti potenzialmente tenuti dal portavoce stesso», sancisce il blog smentendo così definitivamente il Luigi Di Maio che chiedeva le dimissioni dei ministri per gli avvisi di garanzia ma ricordando che vige sempre l’obbligo di comunicazione al “gestore del sito” di qualsiasi comunicazione giudiziaria arrivata agli eletti: questo significa che l’errore di Pizzarotti sull’abuso d’ufficio è ancora considerato tale. Per quanto riguarda invece i reati d’opinione, come può essere ad esempio una denuncia per diffamazione a carico di un eletto, la valutazione della gravità dei fatti sarà rimessa alla «discrezionalità del Garante e del Collegio dei Probiviri o del Comitato d’appello (e non comporta alcuna automatica presunzione in tal senso)». La regola più importante è però la numero 4, che sancisce in che modo si comporteranno i vertici una volta ricevuta la segnalazione:
codice di comportamento m5s

Il Garante del MoVimento 5 Stelle, il Collegio dei Probiviri o il Comitato d’Appello, in virtù e nell’ambito delle funzioni attribuite dal Regolamento del MoVimento 5 Stelle, valutano la gravità dei comportamenti tenuti dai portavoce, a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale.
E’ considerata grave ed incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva quale portavoce del MoVimento 5 Stelle la condanna, anche solo in primo grado, per qualsiasi reato commesso con dolo, eccettuate le ipotesi indicate all’ultimo comma. A tal fine, sono equiparate alla sentenza di condanna la sentenza di patteggiamento, il decreto penale di condanna divenuto irrevocabile e l’estinzione del reato per prescrizione intervenuta dopo il rinvio a giudizio. E’ invece rimessa all’apprezzamento discrezionale del Garante, del Collegio dei Probiviri con possibile ricorso del sanzionato al Comitato d’appello la valutazione di gravità ai fini disciplinari di pronunzie di dichiarazione di estinzione del reato per esito positivo della messa alla prova, di sentenze di proscioglimento per speciale tenuità del fatto, di dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione.

Come si vede, la liceità o l’illiceità del comportamento verranno valutati in maniera discrezionale e ancora una volta con l’istituto del Garante che non era previsto in questo ruolo nel regolamento votato appena un paio di mesi fa. Le autorità valuteranno a prescindere dall’esistenza di un procedimento penale. In ogni caso se arriva una condanna anche in primo grado, questa è incompatibile con il mantenimento di una carica elettiva: il portavoce si deve quindi dimettere. Lo stesso discorso vale per il patteggiamento, il decreto penale di condanna e – attenzione – per la prescrizione: se quindi qualcuno finisce sotto processo per un reato che si prescrive deve dimettersi a prescindere, oppure – si immagina – rinunciare alla prescrizione per farsi processare e risultare innocente. Gli eletti poi hanno dovere d’informazione nei confronti del gestore del sito e gli assessori di giunte a 5 Stelle dovranno rispettarlo anche se non sono iscritti. Da segnalare, in ultimo, che con queste regole Paola Muraro sarebbe ancora assessora a Roma. Eppure la sindaca l’ha allontanata lo stesso. Insomma, già è curioso che si voglia applicare questo regolamento a persone già elette (con diversi codici), ma oltre a questo c’è da segnalare il diverso trattamento della prescrizione (grave se dichiarata dopo il rinvio a giudizio, valutabile negli altri casi) e l’ampia discrezionalità di garante e collegi per la vita e la morte (politica) dell’iscritto. Fantasiosa anche la pretesa che i sindaci garantiscano l’applicazione dei codici nei confronti di assessori non iscritti. Per il resto è sempre la stessa storia: il M5S è un partito talmente democratico che comanda solo uno.