La macchina del funky

Il gruppo segreto del MoVimento 5 Stelle Piemonte

gruppo segreto m5s piemonte

«Non riconoscendo a questo gruppo segreto, nel quale sono stato inserito, alcuna legittimità a esistere, stasera non parteciperò alla riunione segreta e al vostro processo contro le persone che hanno ancora il coraggio di dissentire»: Fabio Fochi, un attivista del MoVimento 5 Stelle piemontese che era anche stato scelto come assessore in caso di vittoria dei grillini alle elezioni regionali, ha scritto un post per lamentarsi dei metodi che a suo parere usano i grillini il 10 novembre scorso nel gruppo “Attivisti e Attiviste” del Movimento 5 Stelle Torino, “Gruppo segreto – 285 membri”, che non compare nella ricerca Facebook. È stato cacciato e ora racconta la sua storia a Repubblica Torino:

Fochi era un iscritto al gruppo segreto, fondatore dei “gruppi di lavoro” tematici: pari opportunità, lavoro, sanità. Ora non compare più da nessuna parte. Cancellato. Resta iscritto ma non saprà più dove vengono convocate le riunioni, quali decisioni saranno assunte dal “direttorio” del movimento torinese. «I dissidenti vengono silenziati – denuncia ora a Repubblica – Vittime di un cyberbullismo che è diventato la prima arma utilizzata, con post che sono spesso collage di dichiarazioni prese da attivisti che osano avere un pensiero critico».
Dopo l’uscita con polemiche dal gruppo regionale del 5Stelle di Stefania Batzella (subito cancellata dalla foto di gruppo), Fochi racconta le perplessità crescenti per il metodo, la delusione per un progetto sacrificato alla costruzione di un «sistema di potere». Parla di «cordate occulte» e di «sondaggi su alcuni attivisti», «liste di proscrizione, black list dei soci che non accettano di essere controllati, educati e allineati». Ci sono “untori a 5Stelle” che operano sul web, «persone che ripubblicano quello che hai scritto esponendoti a condanne e attacchi che seguono la pubblicazione».

m5s stefania batzella
Se davvero all’origine di tutto c’è la vicenda di Stefania Batzella, Fochi non deve avere certo i riflessi pronti visto che si è accorto il 10 novembre di un’abitudine piuttosto consolidata nel M5S, che soffre di scarsa democrazia interna.

Fochi in quel post spiega le ragioni per cui ritiene che le riunioni segrete, aperte solo ad alcuni soci o eletti del M5s, non rispettino i principi di trasparenza, correttezza e democrazia del Movimento. «Non potete fare processi, non potete espellere i soci che non vi aggradano, ma avete il dovere, anzi l’obbligo, di rispettare le regole… Voi signori avete il divieto di creare cordate, così come partecipare ad associazioni, forse “occulte”, finalizzate a scalare l’Associazione M5s, a concentrare poteri e poltrone nelle mani di pochi, a controllare la libertà di pensiero».
Gli iscritti al gruppo segreto sono circa 280. Anche se, da quanto racconta Fochi, alle riunioni arriva in genere un centinaio di persone: «Ci sono alcuni parlamentari, consiglieri regionali e comunali, ma non tutti, attivisti a cui sono state riconosciute le caratteristiche per essere inseriti nel gruppo ristretto».

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