Politica

Governo M5S-PD, il ribaltone probabile con il voto su Rousseau

I contrari all’accordo per il governo M5S-PD stanno lavorando per farlo saltare, puntando sul voto su Rousseau che non nasce sotto i migliori auspici:

ribaltone rousseau

Giovanna Vitale su Repubblica oggi descrive come i contrari all’accordo per il governo M5S-PD stanno lavorando per farlo saltare, puntando sul voto su Rousseau che non nasce sotto i migliori auspici:

Una manovra a tenaglia, giocata di sponda con Alessandro Di Battista e gli esponenti 5stelle più vicini alla Lega, da Paragone a Buffagni, per alzare la tensione e caricare a pallettoni la pistola tenuta sin dal principio sul tavolo della trattativa coi dem. Obiettivo: orientare gli iscritti se non a bocciare, quanto meno per evitare che il referendum sulla nuova alleanza si trasformi in un plebiscito a favore dell’avvocato pugliese. Cioè nel certificato di morte politica del ministro di Pomigliano.

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Secondo il racconto la strategia, inaugurata con l’aut aut di venerdì sera («O si fa come diciamo noi, o meglio votare»), è stata proseguita sui social dalle quinte colonne lumbàrd dentro il Movimento: vedasi i post martellanti di Paragone, con tanto di sondaggio su Fb che ha visto prevalere i no all’accordo. E anche Di Battista ha fatto la sua parte: «Bravo Luigi, il Pd scambia per ultimatum idee sacrosante per il benessere collettivo», ha eccitato gli animi sabato pomeriggio.

È allora che Grillo ha mangiato la foglia: dal tinello di casa ha acceso la telecamera, sconfessato Di Maio e bagnato la miccia. Gettando nello sconforto il quartier generale dimaiano. Perché se Paragone e i suoi “fratelli” troveranno rifugio fra le braccia di Salvini, che giusto ieri si è detto pronto ad accoglierli, più incerto appare il destino di “Dibba”. Lavoratore precario e senza seggio, per di più frustato nelle sue ambizioni editoriali: il libro su Bibbiano in chiave anti-Pd, che doveva uscire a giorni, è stato congelato. Un offuscamento che sembra condividere con i fedelissimi del capo politico, in caduta libera nel gradimento sia degli eletti, sia della base.

La guerra ormai è aperta:

Carla Ruocco ha denunciato «la de-meritocrazia» imposta da Di Maio con la nomina di ministri e sottosegretari per nulla all’altezza. Federico D’Incà ha usato una metafora molto applaudita per perorare le nozze demostellate: «La scatoletta che volevamo aprire è quella in cui ora siamo dentro, noi siamo il tonno, varietà pinna gialla», ha scherzato il questore della Camera.

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