La storia di Giuseppe Conte “professore di legge” preso in giro al Consiglio Europeo

di Giovanni Drogo

Pubblicato il 2018-06-29

La divertente storia di un pompiere e di un saldatore che spiegano al presidente del Consiglio italiano come funzionano le trattative durante un vertice europeo dimostra l’estrema competenza e concentrazione che pervade il governo del cambiamento

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Ci sono un francese, un italiano, un bulgaro e uno svedese che vanno al Consiglio Europeo. Ad un certo punto l’italiano, che si chiama Giuseppe Conte e incidentalmente è il presidente del Consiglio, si impunta e cerca di stravolgere l’ordine dei lavori. Interviene il francese, il presidente Emmanuel Macron che riprende il premier italiano: «Non sai come funziona un Consiglio europeo! Ci sono delle regole, non ci si comporta in questo modo».

«Io sono un professore di legge!» ha detto Conte dimenticando che era una trattativa politica

Conte non ci sta, lui è l’avvocato del popolo italiano dal multiforme curriculum venuto in Europa per far capire che l’Italia non è mica un paese di «bari, gente che andava a chiedere favori senza mettere sul tavolo nulla di concreto» (come ha scritto su Facebook il sottosegretario agli Esteri Manlio Di Stefano). La musica nel Bel Paese è cambiata, non tanto per il pugno di ferro sulle Ong, per la chiusura dei porti (per scherzo) ma per la competenza.

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La sede del Consiglio Europeo, via Twitter.com

Ed è per questo che Conte non la prende bene: «Io sono professore di legge e so che se un documento ha un numero di protocollo quel documento si discute e si approva tutto, non a pezzi», risponde a Macron.

In questi due giorni toccheremo con mano se la solidarietà europea esiste o meno, se dalle parole si vuole passare ai fatti, se davvero l’Europa vuole gestire in maniera solidale il fenomeno migratorio. Questo Consiglio europeo potrà essere uno spartiacque tra un prima e un dopo nell’approccio al fenomeno migratorio. Compromessi al ribasso non li accetteremo. L’Italia la sua buona volontà l’ha sempre ampiamente dimostrata. Se questa volta non dovessimo trovare disponibilità da parte degli altri Paesi europei, potremmo chiudere questo Consiglio senza approvare conclusioni condivise.

Un post condiviso da Giuseppe Conte (@giuseppeconte_ufficiale) in data:

Il problema, non secondario, è che il documento in discussione è un documento politico e non ha valore di legge. Del resto al Consiglio Europeo si stava conducendo una trattativa politica e non una battaglia legale. Questo fatto, di per sé autoevidente dovrebbe essere noto anche al preparatissimo e competetentissimo premier italiano. A quel punto il primo ministro bulgaro Boyko Borissov prende la parola e ricorda le sue pregresse esperienze lavorative: «Bene, io ero un vigile del fuoco e non è così che si fa un negoziato». Anche il primo ministro svedese Stefan Löfven non si trattiene «lei è un professore di diritto, e io ero un saldatore in una cittadina del Nord della Svezia, ma so che lei non si sta comportando in modo appropriato». Non c’è che dire una bella lezione di politica per il professor Conte, avvocato del popolo, messo al suo posto da un pompiere e un saldatore.

Leggi sull’argomento: Lo strepitoso successo di Giuseppe Conte al Consiglio Europeo sull’immigrazione

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