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Gianluigi Paragone alla fine si astiene e non vota la sfiducia al governo Conte

gianluigi paragone

“Dalle parole guerriere siamo passati al linguaggio mite. Si parlava contro il fiscal compact, contro le lobby: non mi dite che cambierete l’Europa perché l’Europa vi ha già corrotti con i suoi inganni”: alla fine Gianluigi Paragone non annuncia la sfiducia al governo Conte e nemmeno le dimissioni da senatore, anche se così viene automaticamente espulso dal gruppo e dal MoVimento 5 Stelle.

Gianluigi Paragone alla fine si astiene e non vota la sfiducia al governo Conte

“Dal governo del cambiamento siamo al governo dell’assurdo di Ionesco, lei è il Rinoceronte del commediografo. Da sovranisti siamo euristi, lei si è accontentato di flessibilità ma bisogna riformare la politica monetario”. Poi, l’uscita a sorpresa: “La mia tentazione di votare no è forte. Mi asterrò solo per rispetto di chi, in una ipnosi in buona fede, pensa nella rivoluzione della pochette. Io resto nella trincea delle parole guerriere contro il fanatismo neoliberista incistato in questa Unione Europea”. L’astensione non è un voto di fiducia e questo lo mette al di fuori del MoVimento 5 Stelle, dal quale, secondo le regole, a questo punto sarà espulso.

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Con la mossa dell’astensione Paragone si rimangia per l’ennesima volta la parola in questi giorni: aveva promesso prima la sfiducia e le dimissioni da senatore, rimangiandosi parzialmente le dimissioni subito dopo. In seguito al voto su Rousseau aveva annunciato un ripensamento. Poi ha confermato la sfiducia. Oggi alla fine si è astenuto anche se si rincorrevano voci che lo volevano pronto a uscire dall’aula al momento del voto. Paragone dovrebbe adesso essere espulso dal MoVimento 5 Stelle e dimettersi dalla carica. Vediamo se tra i grillini qualcuno è più uguale degli altri. Intanto nei commenti sulla sua pagina lo stanno già massacrando grillini e leghisti furiosi, visto che è riuscito nel miracolo di scontentare entrambi:

 

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