Fact checking

Lo spettacolo di Gianluigi Paragone che si arrampica sugli specchi sul Reddito di Cittadinanza

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Ieri a Piazza Pulita è stato mandato in onda un servizio che mostra il funzionamento del meccanismo del Reddito di Cittadinanza. Che non è solo quello dell’ammontare dell’assegno ma anche il processo che dovrebbe portare i beneficiari del sussidio a trovare un lavoro dignitoso e uscire così dalla situazione di indigenza in cui versano a causa della disoccupazione o di un lavoro sottopagato. Il programma di Formigli ha scelto di affrontare l’argomento raccontando l’odissea di Mimma.

La realtà del Reddito di Cittadinanza e le promesse del M5S

Mimma ha 58 anni, non ha una macchina, non ha una casa di proprietà e da due anni non ha nessun reddito. Per questo motivo a fine marzo – come tanti altri cittadini italiani – ha chiesto il Reddito di Cittadinanza. Quando però è andata a ritirare il primo mese del sussidio ha scoperto di avere diritto ad appena 276 euro al mese di RdC. Si tratta di una cifra decisamente inferiore a quanto promesso dal M5S che in campagna elettorale aveva detto che avrebbe portato il reddito delle persone che vivono al di sotto della soglia di povertà relativa a 780 euro al mese. Ma le sorprese non finiscono qui, perché quando Mimma è andata al Centro per l’impiego ad iscriversi per trovare un posto di lavoro ha scoperto che la piattaforma non è pronta e che mancano ancora i Navigator che dovrebbero aiutare i percettori del RdC a inserirsi nel modo del lavoro e a trovare un’impiego dignitoso.

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«Mi sento strumento di una campagna elettorale» dice con una certa amarezza Mimma dopo aver scoperto i meccanismi del Reddito di Cittadinanza. E non c’è nessuna truffa, nessun inganno. Perché all’Inps le hanno spiegato che siccome non paga l’affitto non ha diritto ai 280 euro di contributo per l’affitto e che siccome nel 2017 ha preso la bellezza di 200 euro al mese dai 500 euro rimanenti le vengono scalati anche quelli. I numeri non mentono. I politici a volte sì.

Le non risposte di Gianluigi Paragone sul Reddito di Cittadinanza

Come mai non si è messa in moto la macchina del lavoro e i soldi sono meno di quelli che si aspettavano i beneficiari  chiede Formigli al senatore M5S Gianluigi Paragone che è in collegamento.  Paragone tentenna, cambia argomento e parla del concetto di “dignità delle persone e di povertà” accusa il deputato PD Luigi Marattin di aver parlato di “stock di poveri” ma non risponde alla domanda. Non ha sentito? Marattin incalza, chiede di rispondere ma Paragone chiede di sistemare l’audio perché c’ha un fastidioso ritorno in cuffia. Strano però, perché all’inizio del suo intervento non ha dato segno di aver avuto alcun problema di comprensione.

Si va alla pubblicità con la speranza che una volta tornati in studio Paragone riesca finalmente a rispondere. Ma la risposta non arriva: Paragone si limita a dire che l’ufficio dell’Inps ha detto cose corrette. Ma nessuno ha messo in dubbio che l’Inps abbia fatto i conti giusti. Il problema sono le promesse, o meglio, la distanza tra le promesse e i conti dell’Inps sul Reddito di Cittadinanza per la signora Mimma. Paragone svicola sulla questione, si lamenta dei governi precedenti che hanno distrutto il ceto medio, dice che in un anno non si poteva certo risolvere il problema. Strano: Luigi Di Maio aveva detto che la povertà era stata abolita.

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Nessuno mette in dubbio che le regole siano quelle ma sotto accusa c’è il fatto che quelli onesti, quelli nuovi, quelli che dicono le cose come stanno abbiano fatto una promessa che sapevano di non poter mantenere. «Non c’è un patto di lavoro nel reddito di cittadinanza. Non c’è la piattaforma. E ci hanno detto a chiare lettere che non se ne parla prima di dicembre. Io volevo solo un lavoro!» dice Mimma in studio. Nove milioni di italiani avranno diritto al reddito di cittadinanza, prometteva.

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780 euro al mese per sottrarre il cittadino al ricatto e all’umiliazione della povertà, si leggeva in un altro volantino del M5S che parlava degli 80 euro di Renzi come “un’elemosina che non ha risolto alcun problema sociale”. Ma se le persone che oggi prendono il RdC non potranno essere aiutate a cercare a lavoro alla fine anche la misura del MoVimento, che siano 500 o 270 euro, non risolve il problema principale: che queste persone vogliono trovare un lavoro dignitoso, non campare con il sussidio.

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